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Milan-Atalanta: dal record di gol alla crisi rossonera

di Lorenzo Zacchetti

Qual è la partita col maggior numero di gol nella storia della Serie A? Milan-Atalanta 9-3, ma stiamo parlando di un record risalente a 45 anni fa.

Oggi i tempi sono davvero cambiati, soprattutto per i rossoneri in difficoltà. Il pareggio-shock a Benevento, il k.o. con il Verona, il ritiro punitivo e ora anche i consigli di Silvio Berlusconi, che gli suggerisce di cambiare modulo…

Non è certo stato un inizio facile quello di Ivan Gennaro Gattuso alla guida del Milan. E ora, in attesa del derby di Coppa Italia del 27, il Diavolo incrocia la strada dei nerazzurri. Non i cugini dell’Inter, ma i bergamaschi dell’Atalanta, in una sfida che richiama alla memoria momenti decisamente più felici della storia rossonera.

Quel celeberrimo Milan-Atalanta 9-3 risale al campionato 1972/73 e, se fate i conti, per segnare 12 gol in 90 minuti bisogna bucare la rete ogni sette minuti e mezzo, cosa non certo frequente!

Non lo era nemmeno negli anni ’70, quando pure la differenza di valori tra le grandi squadre e quelle che lottavano per non retrocedere favoriva risultati tennistici. Ma un 9-3 era davvero impossibile da prevedere, anche perché l’Atalanta era arrivata a quella terza giornata di campionato dopo due 0-0 rispettivamente sul campo del Cagliari e in casa contro il Napoli.

Contando anche la stagione precedente, il portiere bergamasco Pianta manteneva la rete inviolata da sette partite di fila… E allora come mai quel 15 ottobre del 1972 ne prese sette in un colpo solo, prima che il tecnico Corsini decidesse pietosamente di sostituirlo al 56° con il dodicesimo Grassi?

Certo, quello era il Milan che puntava a vincere il decimo Scudetto, quello della stella, ma soprattutto quella del 15 ottobre ‘72 fu per gli orobici la classica giornata nera nella quale tutto gira per il verso sbagliato, a cominciare dal goffo tentativo di ingabbiare il temutissimo Gianni Rivera con una doppia marcatura.

Di fatto, quella mossa del tecnico Corsini lasciò più spazio ai suoi compagni d’attacco, innescati proprio dagli assist del “Golden Boy”. Prati al 16° e Bigon al 30° indirizzarono la sfida sul binario più favorevole al Milan, ma l’Atalanta era ancora viva, come dimostrato dal 2-1 firmato da Divina al 33°. Neanche il tempo di tirare il fiato, che Rivera aveva già siglato il 3-1, incuneandosi nell’area avversaria per battere Pianta con uno dei suoi tocchi felpati.

Il primo tempo si chiuse sul 4-1, firmato dal gol segnato da Romeo Benetti dopo un assist di tacco da parte di Chiarugi. Interessante quanto dichiarato dallo stesso mediano rossonero a fine partita a “L’Unità” su un tema ancora oggi foriero di discussioni: quando c’è un divario così evidente in campo, la squadra che vince deve rallentare per fair-play o invece è più rispettoso dell’avversario dare il massimo fino in fondo? Chiarissima la tesi del centrocampista veneto: “Credo che non si abbia dato la sensazione di prenderli in giro. Abbiamo segnato i gol ogni volta che si presentava l’occasione. Era il miglior modo di onorare l’avversario. Continuare cioè a temerlo”.

Infatti, anche nella ripresa il Milan viaggiò senza mai toccare il freno: due gol di Chiarugi, la parentesi del secondo gol atalantino con Ghio e poi il 7-2 firmato da Prati, abile ad incornare in rete una punizione di Rivera. Curioso, a proposito del numero 10, il report di Giorgio Gandolfi su “La Stampa”: “Ad un certo punto anche il tabellone luminoso di San Siro fece ‘tilt’: troppi gol, troppi marcatori per cui l’operatore continuò a segnare il nome di Rivera per tre, quattro volte come se in campo ci fosse soltanto lui”.

Ma ad andare in tilt fu soprattutto la difesa nerazzurra e nemmeno il cambio del portiere servì a granchè. La storia continua QUI

 

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