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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Milan: Dejan Savicevic, il Genio che umiliò il grande Barcellona
Dejan Savicevic

di Lorenzo Zacchetti

Quando il sorteggio della Champions League ha abbinato la Juventus di Allegri al terribile Barcellona di Messi, Suarez e Neymar, è venuto automatico ripensare a lui e a quell'epico scontro del 1994. Se oggi il Barça fa tremare le gambe dopo lo storico 6-1 rifilato al PSG, quello di 23 anni fa era altrettanto favorito. O, almeno, si sentiva tale.

Alla vigilia della finale di Atene, Johan Cruyff (allora tecnico azulgrana) era così sicuro di vincere che accettò di farsi fotografare insieme alla coppa dalle grandi orecchie. Un fatto insolito, in un mondo scaramantico come quello del calcio. D'altronde, il Barcellona di Romario, Stoitchkov, Koeman e Guardiola poteva contare su un vantaggio non da poco: sia Baresi che Costacurta, la coppia centrale della difesa rossonera, erano squalificati. Ma la storia andò ben diversamente.

Capello rimediò schierando Maldini centrale accanto a Filippo Galli, con Tassotti e Panucci sulle fasce, affidandosi in attacco alla coppia Savicevic-Massaro. Finì con un epico 4-0, con doppietta di Massaro e reti di Desally e Savicevic. In particolare, la prodezza del montenegrino è rimasta negli annali: con il suo incredibile pallonetto, il “Genio” ha beffato il grande Zubizarreta, portando il punteggio sul 3-0 a inizio ripresa e quindi stroncando definitivamente le ambizioni catalane.

Dei 34 gol realizzati in sei anni col Milan, quello di Atene merita certamente un posto speciale nel cuore dei tifosi. L'ultimo, per farsi ulteriormente amare dai fan rossoneri, lo ha siglato nel derby di Coppa Italia con l'Inter del gennaio 1998, finito con un pesantissimo 5-0.

Oltre alla Champions vinta ad Atene, il suo palmarès italiano comprende tre Scudetti, tre Supercoppe italiane e una Supercoppa europea. Nel Milan degli “Invincibili”, che faceva della solidità difensiva la sua forza, Savicevic rappresentava l'estro, l'imprevedibilità, il “Genio” (come da suo soprannome) e anche l'indolenza. Straordinariamente pigro, Dejan non amava per nulla allenarsi e nemmeno sacrificarsi in marcatura, cosa che spesso gli veniva richiesta dalle logiche del 4-4-2 imperante. Ma quando aveva la palla tra i piedi, era pura poesia.

Nemmeno Roberto Baggio, arrivato al Milan nel 1995, ebbe il coraggio di contendergli la maglia numero 10: la casacca destinata agli artisti del pallone rimase saldamente sulle spalle del montenegrino e il “Divin Codino” dovette ripiegare sul 18, graficamente simile.

Savicevic era arrivato a Milano tre anni prima, acquistato dalla Stella Rossa per 10 miliardi di lire.
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