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San Siro Vintage
Milan-Olympiakos: Rivaldo, Bigon e la scaramanzia della maglia bianca

di Lorenzo Zacchetti

Per la seconda giornata della fase a gironi di Europa League, il Milan ospita i greci dell’Olympiakos. C’è un solo precedente tra le due squadre, che si sono affrontate nella Coppa dei Campioni 1959/60: l’esito è stato favorevole ai rossoneri, che hanno vinto 3-1 a San Siro e pareggiato 2-2 al Pireo. È positivo anche il bilancio del Milan contro le squadre elleniche in generale: su 10 gare ufficiali, il Diavolo ha vinto 4 volte, pareggiando 5 incontri e perdendo in una sola occasione.

Ricordi positivi vengono rievocati anche dalla lettura dell’elenco dei doppi ex, dove si ritrovano due vecchie conoscenze dei tifosi rossoneri come Alberto Bigon e Rivaldo Vítor Borba Ferreira, personaggi molto diversi tra loro, ma entrambi legati a importanti successi del Milan in epoche differenti. E, come vedremo, con qualcosa in comune.

“Albertino” Bigon è cresciuto nelle giovanili della squadra della sua città, il Padova, e ha poi giocato con Napoli, SPAL e Foggia, ma è stata senza dubbio la militanza rossonera a segnare l’apice della sua carriera. In nove stagioni, ha totalizzato 218 presenze e 56 gol, contribuendo alla vittoria dello Scudetto della Stella, stagione 1978/79, di tre Coppe Italia e di una Coppa delle Coppe.

Nel corso della sua carriera di allenatore, ha poi firmato la vittoria del secondo Scudetto del Napoli, nel 1990, al termine di un appassionante testa a testa proprio con il “suo” Milan. Decisamente meno fortunata è stata la sua esperienza sulla panchina dell’Olympiakos, che lo ha assunto nel novembre del 1999 per poi esonerarlo a sorpresa nell’aprile successivo, nonostante il primo posto in campionato.

Nel 1999 Rivaldo vinceva il Pallone d’Oro ma, al contrario di Bigon, per lui il periodo rossonero non è stato il più felice della carriera. Il Milan lo ha acquistato nell’estate del 2002, a trent’anni compiuti, perché l’occasione di ingaggiare a parametro zero il brasiliano che aveva appena partecipato al trionfo della Seleçao al mondiale, dopo aver incantato con la maglia del Barcellona, non si poteva perdere.

L’enfasi legata all’arrivo di uno dei più grandi giocatori del mondo a San Siro si è presto trasformata in delusione per via di un rendimento altalenante e di una certa diffidenza da parte di Ancelotti, che gli preferiva Kakà, Rui Costa e Seedorf. Quel Milan così ricco di talento ha vinto la Champions League nella finale-derby contro la Juventus, ma Rivaldo è rimasto a guardare i compagni dalla panchina. Poco meglio gli è andata nella successiva Supercoppa Europea, vinta contro il Porto: il brasiliano ha giocato solo gli ultimi 14 minuti entrando al posto di Shevchenko, autore dell’unico gol della sfida. Nel gennaio successivo si è consumato l’inevitabile divorzio, con il fantasista che ha preferito tornare in patria per giocare nel Cruzeiro e i tifosi rossoneri decisamente poco turbati dalla prospettiva di perderlo.

Nell’estate del 2004 Rivaldo ha firmato per l’Olympiakos, col quale in tre stagioni ha vinto tre campionati e due coppe di Grecia. Nel 2007, a causa di un litigio con la società sul rinnovo del contratto, si è trasferito ai rivali storici dell’AEK Atene. Dopo le ultime tappe tra Uzbekistan, Angola e Brasile, ha chiuso la carriera nel Mogi Mirim, del quale è stato anche Presidente e in cui ha giocato fianco a fianco con suo figlio Rivaldinho.

Anche in questo c’è una similitudine con Alberto Bigon: suo fratello Luciano ha giocato nel Padova, suo figlio Davide ha militato in diverse formazioni venete e l’altro figlio Riccardo, dopo aver giocato anch’egli nel Padova, è diventato uno dei più apprezzati dirigenti del calcio italiano e attualmente è d.s. del Bologna.

Ma, soprattutto, Bigon e Rivaldo hanno in comune le vittorie con il Milan, che hanno contribuito ad alimentare la scaramanzia legata alla maglia bianca. L’idea che la casacca di riserva portasse fortuna è nata nel 1963, quando la squadra capitanata da Cesare Maldini ha vinto la sua prima Coppa dei Campioni sconfiggendo il Benfica a Wembley. Cinque anni prima il Milan aveva disputato la sua prima finale con la classica maglia rossonera, ma era stato sconfitto dal Real Madrid di Di Stefano.

In occasione del secondo successo europeo, nel 1969 contro l’Ajax, era stata riportata in auge la divisa tradizionale, ma il doppio confronto con l’Estudiantes nella successiva Coppa Intercontinentale ha dato nuova linfa al ruolo della maglia bianca come talismano, visto il soffertissimo successo in quella che si è rivelata una vera e propria battaglia contro i rissosi avversari argentini.

Adidas, primo sponsor tecnico nella storia del Milan, aveva realizzato una seconda maglia bianca anche per la stagione 1978/79. Con le classiche tre righe dell’azienda tedesca su maniche e pantaloncini, Bigon e compagni hanno vinto il decimo Scudetto della storia del club, meritandosi quindi la stella sulla maglia.

La divisa bianca è tornata di grande moda durante l’era-Berlusconi, per esplicito volere di Galliani. Nel 1989 la squadra allenata da Sacchi è tornata a disputare una finale europea, 15 anni dopo quella di Coppa delle Coppe persa contro il Magdeburgo usando gli storici colori sociali rossoneri.

Vestiti di bianco, invece, Van Basten e Gullit hanno distrutto lo Steaua con un indimenticabile 4-0, sollevando la Coppa dei Campioni dopo vent’anni di digiuno. L’anno successivo il Milan ha concesso il bis contro il Benfica, battuto 1-0 e sempre vestendosi di bianco. Nel 1994 è stato il turno del Barcellona allenato da Cruyff, che è stato travolto con un altro 4-0 da un Milan ancora una volta in total white.

E il rituale ha funzionato anche per il doppio successo europeo del 2003, con Rivaldo in panchina: sia nella finale di Champions contro la Juve che nella Supercoppa contro il Porto il club meneghino ha utilizzato la divisa “di riserva”.

Un vero e proprio talismano, ma non infallibile: nel 2005, a Instanbul, il Milan ha perso la più incredibile finale di Champions di tutti i tempi, con il Liverpool capace dallo 0-3 del primo tempo al successo finale ai rigori. Due anni dopo, però, è arrivata la vendetta: stessa competizione, stesso avversario, ma quella volta la doppietta di Inzaghi è stata decisiva. E non senza una buona dose di fortuna. Se non vi ricordate come è arrivato il primo gol di Superpippo, guardate il filmato qui sotto: è abbastanza eloquente.

Alla fine del 2007 è arrivato l’ultimo trofeo internazionale vinto dal Milan, almeno fino ad oggi: la Coppa del Mondo per Club, contro il Boca Juniors, e ancora una volta con Paolo Maldini e compagni vestiti impeccabilmente di bianco!

È giusto credere nella scaramanzia? Nel calcio è veramente molto diffusa e in questo caso specifico è anche corroborata dai numeri: delle 37 finali internazionali disputate dal Milan nella sua storia, 22 sono state disputate in maglia rossonera, con 11 vittorie, e 14 in maglia bianca, con 9 vittorie. Le percentuali di successo sono quindi imparagonabili.

C’è anche, non vi sarà sfuggito, una terza opzione: la maglia gialla, utilizzata unicamente in occasione nel ritorno della Supercoppa Europea 1995 contro l’Arsenal e che ha coinciso con una vittoria.

Champions League 2006/07 – Finale Atene (Grecia) – 23/5/07

Milan-Liverpool 2-1 Gol: 45° e 82° Inzaghi (M), 89° Kuyt (L)

Milan: Dida, Oddo, Nesta, Maldini, Jankulovski (79° Kaladze), Ambrosini, Pirlo, Gattuso, Kakà, Seedorf (90° Favalli), Inzaghi (88° Gilardino). All. Ancelotti

Liverpool: Reina, Finnan (88° Arbeloa), Carragher, Agger, Riise, Pennant, Mascherano (78° Crouch), Gerrard, Xabi Alonso, Zenden (59° Kewell), Kuyt. All. BenitezArbitro: Fandel (Germania)

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