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Mondiali: bocciati in Italia, fenomeni in Russia

di Lorenzo Zacchetti

Il colpo di calciomercato che ha visto la Juve assicurarsi le prestazioni di Cristiano Ronaldo potrebbe rappresentare anche una svolta per il nostro campionato. Con la presenza del Pallone d’Oro in carica, per alcuni il miglior giocatore di tutti i tempi, la Serie A spera di recuperare terreno nei confronti dei tornei nazionali di Inghilterra, Spagna e Germania, che a partire dagli anni ’90 ci hanno surclassato. A far crollare l’appeal del calcio italiano è stato in primo luogo il gap economico nei confronti dei nostri competitor, ma anche una serie di errori di valutazione davvero clamorosi.

QUANDO LA JUVE BOCCIO’ DESCHAMPS Partiamo da Didier Deschamps: vincendo la finale contro la Croazia, l’ex juventino diventerebbe il terzo protagonista della storia del calcio a conquistare il mondiale prima da giocatore e poi da allenatore. Solo Zagallo e Beckenbauer ci sono riusciti, finora. Ma se da calciatore tutti ammiravano le doti di “Dedè”, da allenatore fu clamorosamente bocciato proprio dalla Juve. Nel 2006/07 Deschamps infatti guidò i bianconeri in Serie B, dove erano finiti a causa di “Calciopoli”, ottenendo la matematica certezza della promozione con tre giornate di anticipo. Subito dopo, però, si dimise per dissidi con la società e nelle ultime due gare fu rimpiazzato dal suo vice, Corradini. La Juve aveva già scelto di affidarsi a Claudio Ranieri, più esperto del francese. Chissà che qualcuno non se ne sia poi pentito.

RAMI': DAL MILAN A PAMELA ANDERSON Restando alla Francia, nella rosa dei “Bleus” troviamo quell’Adil Ramì che nel Milan non ha lasciato troppi rimpianti: dopo un anno e mezzo in rossonero fu ceduto al Siviglia e oggi lo ritroviamo in finale dei mondiali, da giocatore del Marsiglia. Per i tifosi rossoneri è una sorta di deja-vu, visto lo scarso successo che ebbe a San Siro il brasiliano Roque Junior, il quale però giocò da titolare il mondiale vinto nel 2002 dalla Seleçao di Scolari. In più, però, Ramì può vantarsi di essere considerato il portafortuna dei “Bleus”: toccare i suoi baffi è diventato un rito propiziatorio come vent'anni fa lo era il bacio di Blanc sulla pelata di Barthez. E il nuovo look dell'ex rossonero pare piacere molto alla sua famosa compagna: Pamela Anderson. L'ex star di “Baywatch” è sempre presente negli stadi russi quando gioca la Francia e si dice che le nozze col difensore siano imminenti. Anzi, qualcuno sostiene che siano già state celebrate, con insolita riservatezza.

KOVACIC E REBIC, RIMPIANTI ITALIANI Nella Croazia ci sono diverse vecchie conoscenze del nostro calcio. Se per il Sassuolo sarebbe stato impossibile trattenere Vrsaljko di fronte all’offerta di 18 milioni da parte dell’Atletico Madrid, quando i cugini del Real hanno acquistato Kovacic dall’Inter molti pensarono che l’affare lo stessero facendo i nerazzurri… ma oggi diremmo la stessa cosa? La maglia a scacchi ha esaltato le doti di Ante Rebic, che nelle sue esperienze italiane con Fiorentina e Verona non era riuscito a lasciare segni propriamente indelebili. Ha detto addio a Firenze anche Milan Badelj, diventato capitano viola dopo la morte di Astori. Tutti pensano che non abbia rinnovato il contratto per andare in un club più ambizioso, ma, ad oggi, è ancora un giocatore svincolato.

CR7 SFRATTA I CROATI? Marko Pjaca ha fatto molta fatica a trovare spazio nella Juve di Allegri, che lo ha girato in prestito allo Schalke. Il suo cartellino è ancora dei bianconeri, ma con l’ingaggio di CR7 non è affatto detto che le occasioni per mettersi in mostra aumenteranno. Anzi… Lo stesso vale per Mario Mandzukic, autore dello storico gol che ha portato la Croazia in finale. Amatissimo dagli juventini per la grinta o lo spirito di abnegazione che ha sempre dimostrato, per giocare titolare ha dovuto trasformarsi da attaccante puro in esterno sinistro. Anche per lui l’arrivo di Cristiano Ronaldo rischia di diventare un ostacolo insormontabile.

L’EXPLOIT DI BENTACUR E LAXALT Rimanendo in casa-Juve, non si può che sottolineare la strana situazione di Bentacur, che in bianconero ha messo insieme solo 27 presenze (spesso solo per scampoli di gara). Eppure, in Russia si è dimostrato molto meno acerbo di quanto lo considerino a Torino, finendo addirittura nel Top 11 del torneo stilato dal periodico calcistico più autorevole del mondo: il britannico “Four Four Two”. Nello stesso undici ideale si trova anche il connazionale Laxalt, cosa che probabilmente sorprende per primi i suoi tifosi del Genoa. Un altro uruguagio, Caceres, ha fatto fatica a farsi rinnovare il contratto con la Lazio, dopo le esperienze con Juve e Verona. Parlando della “Celeste”, va sicuramente citato il c.t. Tabarez, un autentico maestro di calcio che però nel Milan durò solo 11 partite, prima del ritorno di Sacchi.

INTER: TI RICORDI DI COUTINHO? Nonostante la precoce eliminazione del Brasile, che assurdamente lo schierava a centrocampo, Coutinho rappresenta uno dei più grandi rimorsi dell’Inter. Nel 2013 lo hanno venduto al Liverpool per 10 milioni, per poi vedere balzare il suo valore a 160 milioni in occasione del trasferimento al Barcellona, che ne ha fatto il terzo giocatore più caro della storia, fino a quel momento. Simile il tragitto del portoghese Quaresma, meteora interista che in Russia non ha fatto sfracelli ma che è pur sempre campione d’Europa in carica.

HENRY E VIEIRA: DA METEORE A FENOMENI In Russia abbiamo ritrovato anche Thierry Henry, arruolato dal Belgio come assistente di Martinez. Campione del mondo e d’Europa con la Francia, nonché leggenda dell’Arsenal, l’ex attaccante era stato clamorosamente bocciato dalla Juventus nel 1999, dopo uno scampolo di stagione nel quale Ancelotti lo faceva incredibilmente giocare come esterno di centrocampo. Anche i migliori sbagliano. Suo compagno di squadra nella Francia del ciclo d’oro a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila era Patrick Vieira, che il Milan aveva scartato nel 1996 e che poi era tornato in Italia da protagonista assoluto, con le maglie di Juve e Inter. Anche nel suo caso, l’esperienza con l’Arsenal di Wenger è risultata catartica.

MONDIALI ’94: BATTUTI DAI NOSTRI SCARTI La finale di USA ’94, persa ai rigori contro il Brasile, fu particolarmente beffarda per il calcio italiano. In quella Seleçao c’erano infatti diversi giocatori dei quali la nostra Serie A si era liberata con troppa fretta. Ad esempio Claudio Branco, che aveva militato nel Genoa fino al ’93, l’ex Lecce e Fiorentina Mazinho, e anche Dunga, che dopo aver giocato con Pisa e Fiorentina retrocesse con il Pescara e non trovò altri estimatori nella massima serie.

LA PORTA CHIUSA IN FACCIA A TAFFAREL Ma la vicenda più incredibile fu quella del portiere Claudio Taffarel, che a Pasadena fu decisivo parando il rigore di Massaro: l’ex Parma e Reggiana rimase senza contratto proprio in quella estate del ’94 e, prima di tornare a giocare in Brasile, per qualche mese si adattò a giocare… all’oratorio! Essendo molto religioso, nonché membro degli Atleti di Cristo, nel tempo libero frequentava una parrocchia della periferia reggiana il cui sacerdote, Don Felice, lo convinse a dare una mano alla sua squadretta, il Preziosissimo Sangue. E fu così che il campione del mondo Taffarel tornò in campo, ma sui campetti spelacchiati di provincia e col numero 10 sulle spalle: fare il portiere non gli sembrava il caso e, da buon brasiliano, seppe distinguersi anche in attacco!

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