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Mondiali, medaglia di Bronzo? Per Totò Schillaci valeva Oro!

di Lorenzo Zacchetti

Diciamo la verità: la finale per il terzo/quarto posto rappresenta quasi sempre uno dei momenti di più scarso interesse dei campionati del mondo e quella in programma sabato tra Belgio e Inghilterra non fa certo eccezione. Il motivo è semplice: per le due squadre uscite sconfitte dalle semifinali la delusione di aver sfiorato il sogno iridato è prevalente rispetto al desiderio di conquistare la pur prestigiosa medaglia di bronzo. Non a caso, la cosiddetta “finalina” non è prevista nelle coppe europee per club; negli Europei per nazionali è stata abolita fin dal 1980; mentre nella Coppa America continua a resistere, ma ogni tanto viene cancellata dal programma. Ai mondiali la si gioca regolarmente, ma è quasi sempre un mesto rendez vous tra deluse, nel quale prevale chi sta meglio fisicamente o chi ha meglio assorbito la sconfitta sul piano psicologico.

IL PAESE ORGANIZZATORE Le cose cambiano quando l’orgoglio dei padroni di casa rappresenta una motivazione in più, spingendo la squadra a dare il massimo per rispetto del pubblico. È successo, ad esempio, a Germania 2006, quando i tedeschi reagirono alla sconfitta contro l’Italia di Lippi e superarono il Portogallo, aggiudicandosi il bronzo. Anche la Corea del Sud ha dato il 100% nella sfida del 2002 contro la Turchia, ma in quel caso la maggiore caratura della squadra del Bosforo ebbe la meglio sui volonterosi uomini di Hiddink, arrivati nelle prime quattro solo grazie a diversi aiuti arbitrali. Quattro anni fa, in Brasile, la Seleçao era invece ancora sotto shock per lo storico 1-7 subito nella semifinale contro la Germania e finì col soccombere nettamente anche al cospetto dell’Olanda (0-3).

 

ITALIA ’90 E LE SCELTE DI AZEGLIO VICINI Non era meno depresso l’umore della nazionale di Vicini, dopo aver perso ai rigori contro l’Argentina di Maradona. Le “notti magiche” si erano trasformate di colpo in una specie di sortilegio, ma gli azzurri seppero reagire nel migliore dei modi, per rispetto dei tifosi che li avevano sostenuti. A Bari l’avversario era l’Inghilterra di Gascoigne e Lineker, anch’essa sconfitta ai rigori in semifinale (dalla Germania). Giorgio Tosatti lanciò l’idea di concedere la passerella a quei giocatori che fino ad allora erano stati confinati nel ruolo di riserve, ma Azeglio Vicini preferì applicare solo un leggero turnover: con Ciro Ferrara unica novità, i vari Mancini e Marocchi restarono in panchina. Non troppo di buon grado.  

CON BAGGIO, SCHILLACI E’ CAPOCANNONIERE Indiscutibile, invece, la presenza in campo della coppia che aveva acceso la fantasia dei tifosi: Roby Baggio e Totò Schillaci. Determinati a chiudere in bellezza un mondiale comunque indimenticabile, i due attaccanti sbloccarono il risultato a venti minuti dalla fine con un sopraffino dialogo in un fazzoletto e un tocco vellutato di Baggio a infilare in rete, dopo aver messo a sedere Parker con una finta. Dopo il pareggio di testa di Platt, a cinque minuti dai supplementari Baggio lanciò Schillaci in area, dove un fallo di Parker determinò un rigore per gli azzurri. Da vero amico, Baggio si fece indietro e lasciò al compagno l’occasione di segnare il sesto gol del torneo dagli undici metri. Obiettivo centrato, pur avendo davanti un monumento vivente come Shilton. Schillaci capocannoniere di Italia ’90 con 6 gol, come Paolo Rossi nel 1982, ma Italia “solamente” terza, mentre la Germania si apprestava a vincere il titolo battendo l’Argentina.

TOTO’: DAL MESSINA AL MONDIALE Un exploit comunque incredibile per l’attaccante siciliano, che dopo aver vinto il titolo di capocannoniere della Serie B con il Messina aveva alle spalle una sola stagione di Serie A con la Juventus allenata da Zoff, impreziosita dalla “doppietta” Coppa Italia-Coppa Uefa. Vicini lo aveva convocato come riserva della coppia titolare Vialli-Carnevale, ma già dalla prima partita contro l’Austria Totò entrò in campo e sbloccò il risultato, per poi ripetersi contro Cecoslovacchia, Uruguay, Eire, Argentina e, appunto, Inghilterra. A differenza di Rossi, non sollevò al cielo la coppa più ambita, quindi nella classifica del Pallone d’Oro dovette accontentarsi del secondo posto, dietro il tedesco Lothar Matthäus.

IL FLOP CON LA JUVE DI MAIFREDI Gli straordinari duetti con Baggio facevano sognare i tifosi della Juventus, visto che i bianconeri avevano appena acquistato il numero 10 dalla Fiorentina, grazie ad un’operazione che aveva scatenato la furibonda ira dei tifosi viola. Invece, le due stagioni successive furono tutt’altro che esaltanti. Passata sotto la guida di Gigi Maifredi, Madama finì solamente settima in campionato, fallendo l’accesso alle coppe europee per la prima volta nella sua storia. Il tecnico bolognese venne cacciato e rimpiazzato dal ritorno di Trapattoni, con cui la Juve arrivò seconda in Serie A, dietro al Milan, e anche in Coppa Italia, perdendo la finale col Parma. Schillaci, autore di sole sei reti in tutta la stagione, l’estate seguente venne sostituito con l’acquisto di Vialli, destinato a diventare un’icona bianconera.

SCHILLACI E I DUE ANNI NELL’INTER Totò invece si accasò all’Inter, che lo acquistò per 8,5 miliardi di lire. A un buon inizio (gol all’esordio contro la Reggiana in Coppa Italia) seguirono difficoltà legate soprattutto alle sue condizioni fisiche non impeccabili. In due stagioni nerazzurre mise insieme appena 30 presenze e 11 gol, contribuendo (non in maniera fondamentale) alla vittoria della Coppa Uefa nella finale contro il Salisburgo. La coppia titolare nell’attacco interista era ormai quella formata da Bergkamp e Ruben Sosa, con Schillaci che era preceduto anche dal “bidone” Pancev nelle gerarchie del tecnico Marini, subentrato a Bagnoli a stagione in corso.

IL GIAPPONE E IL DIVORZIO Nel 1994, a 29 anni, Schillaci decise quindi di trasferirsi in Giappone, dove capitalizzò la sua fama firmando un ricco contratto con lo Jubilo Iwata. I tre anni in Oriente misero fine a una carriera dallo score complessivo di 120 partite e 37 gol in Serie A e 105 presenze e 39 reti in Serie B. Nel contempo, finì anche il suo matrimonio con Rita Bonaccorso, dalla quale ha avuto due figli: Jessica e Mattia. Il rapporto tra i due aveva iniziato a logorarsi in occasione del famoso incidente d’auto nel quale Gigi Lentini rischiò la vita nel 1993. A quanto si disse allora, il centrocampista del Milan stava andando a Torino proprio per incontrare Rita, con la quale aveva una relazione. Solo diversi anni dopo, nella sua autobiografia Schillaci ammise di aver tradito a sua volta la moglie (anche quando era incinta), che ha poi attraversato difficoltà personali notevoli, compreso lo sfratto.

CINEMA, TV E POLITICA La vita post-calcio è stata invece ricca di diverse esperienze per l’ex eroe di Italia ’90, che dal 2000 gestisce un centro sportivo a Palermo. Qui è cresciuto anche suo nipote Francesco Di Mariano, figlio di sua sorella, che attualmente gioca nel Novara. Totò non si è negato nemmeno un’incursione in politica: nel 2001 è stato eletto consigliere comunale a Palermo, nella lista di Forza Italia, ma dopo due anni si è dimesso, non trovandosi a suo agio nel ruolo. Decisamente più appaganti sembrano essere le sue numerose esperienze televisive. Nel 2004 ha partecipato a “L’Isola dei Famosi”, arrivando terzo, per poi apparire nei panni di se stesso nel divertente film “Amore, bugie e calcetto” con Claudio Bisio, interpretare un boss mafioso nella terza stagione della serie “Squadra antimafia – Palermo oggi” e fare un cameo in “Benvenuti a tavola – Nord vs Sud”. Impossibile non notare anche un suo netto cambiamento di look: i suoi capelli sono molto più folti oggi, a 53 anni, che quando sfrecciava sui campi di Serie A. D’altronde, certi vezzi narcisistici non sono certo rari nel mondo dello spettacolo… e e nemmeno negli ambienti dello sport e della politica!

QUELLI CHE… ASPETTANO CUTRONE Da ormai dieci anni, seppure a fasi alterne, partecipa a “Quelli che il calcio”, programma nel quale ha fatto parte del “Maifredi Team”, ma anche della formazione dilettantistica dell’Altamura, con cui ha giocato una partita nel campionato pugliese di Eccellenza. Nel 2017 ha vestito anche la maglia del Crocetta, squadra della Terza Categoria piemontese. Le sue ultime apparizioni sono state dei divertenti duetti prima con Mia Ceran e poi con Mimmo Magistroni, l’improbabile personaggio interpretato dal Digei Angelo. Oggi dice di rivedersi nel milanista Cutrone, che sicuramente metterebbe la firma per vivere un’estate di notti magiche come quella di Totò. E tutti gli appassionati italiani, dopo un mondiale passato ad assistere a gioie e dolori delle altre tifoserie, controfirmerebbero.

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