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Mondiali Russia 2018: quando l’Inter sognava con Shalimov

di Lorenzo Zacchetti

Che fine ha fatto Igor Shalimov? In questo mondiale di Russia 2018 vissuto da spettatori, è inevitabile tornare con la memoria a momenti più felici per il calcio italiano. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 la nostra Serie A era l’Eldorado nel quale tutti i migliori giocatori del mondo sognavano di approdare. Anche quelli sovietici, che però furono costretti a rimanere in patria fino al crollo del regime. Particolarmente indicativa è proprio la vicenda di Igor Shalimov: l’unico russo che abbia mai giocato nell’Inter (il Milan non ne ha avuto nessuno) ha attraversato la storia del calcio passando attraverso alcune tappe fondamentali, anche dal punto di vista sociale e politico.

ITALIA ’90 E LA MANO DI MARADONA

Affermatosi nello Spartak Mosca, a Italia '90 Igor Shalimov fece il suo debutto in nazionale in una partita epocale: a Napoli, contro l'Argentina di Maradona. Già sconfitta all'esordio con il Camerun, l'Unione Sovietica cedette per 2-0 anche per via di un solare fallo di mano del mitico Diego nell'area argentina. Una furberia che non è passata alla storia come quella di quattro anni prima contro l’Inghilterra, ma altrettanto truffaldina. L’arbitro svedese Fredriksson non si accorse di nulla e per punizione Blatter lo rimandò a casa. Ma finì anche la corsa della squadra del Colonnello Lobanovski, che dopo aver sfiorato la vittoria degli Europei di due anni prima (battuta in finale dall'Olanda di Van Basten) si stava avvicinando alla fine del suo ciclo.

IL CROLLO DELLA MITICA NAZIONALE SOVIETICA

Già da un anno l'Unione Sovietica scricchiolava, dopo la caduta del Muro di Berlino e la salita al potere di Gorbaciov. La scomparsa della mitica scritta “CCCP” dalle maglie usate a Italia '90 era già un segnale inequivocabile. I cambiamenti politici si rispecchiavano nel calcio: le squadre principali del Paese erano state slegate dal controllo degli organismi statali dai quali dipendevano e per la prima volta affidate alla gestione privata. Ai migliori giocatori del Paese fu finalmente concessa la possibilità di andare a giocare all'estero. Per portare Zavarov alla Juve, che poi avrebbe preso anche Aleinikov, ci volle tutto il peso politico della Fiat, ma prima di lui erano già espatriati il portiere Dasaev, preso dal Siviglia, e il difensore Kidhiatullin, ingaggiato dal Tolosa.

 

LA FAVOLA DEL FOGGIA DI ZEMAN

Il centrocampista Igor Shalimov arrivò in Italia nel 1991 insieme al connazionale Igor Kolyvanov, centravanti, per giocare nel Foggia di Zeman. Un'operazione complessiva da circa 5 miliardi di lire (2,5 milioni di euro)... più un camion di grano. Quello che il vulcanico Pasquale Casillo, presidente del Foggia dei miracoli, inviò a Mosca per zittire le richieste aggiuntive dei dirigenti dello Spartak.

Il passaggio oltre cortina non fu indolore: se da un lato lo stile di vita occidentale era particolarmente gradito a Shalimov, che non disdegnava serate mondane anche con puntate a Milano e Roma, l'impatto con i durissimi metodi di allenamento di Zeman fu particolarmente pesante. Ciò nonostante, Shailimov giocò 33 partite e firmò 9 gol nel suo primo anno italiano, diventando una colonna di “Zemanlandia”, accanto ai vari Signori, Rambaudi e Baiano.

 

SHALIMOV ACQUISTATO DALL’INTER

Conquistata dalle sue prestazioni, l'Inter nell'estate del 1992 lo acquistò per 17 miliardi di lire (8,5 milioni di euro) per farne l'erede di Lothar Matthaeus. In realtà, sulla collocazione tattica del moscovita ci sono sempre stati pareri discordanti: anche per via della sua duttilità, in carriera è stato impiegato prevalentemente come esterno o centrale di centrocampo, ma poi anche da trequartista (come a Foggia), da terzino sinistro (nell'Inter di Giampiero Marini) e persino da attaccante puro (nel Bologna). Pur girovagando per il campo, da subito si dimostrò un giocatore decisivo anche in nerazzurro e segnò 9 gol, dei quali una doppietta al Foggia del Zeman e due reti alla Juve, tra andata e ritorno.

 

EURO ’92: LA METEORA-CSI

Nel frattempo, l'Unione Sovietica si era dissolta, sia sul piano politico che su quello sportivo. Agli Europei del 1992, in Svezia, Igor Shalimov giocò nella nazionale della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), nata solo nel gennaio precedente. La neonata squadra durò davvero poco, sia per le successive evoluzioni geopolitiche, sia nel senso che venne eliminata al primo turno, dopo i pareggi con Germania e Olanda e la sconfitta con la Scozia, terza dietro le due big. Il secondo anno interista fu decisamente più difficile, anche per la contestazione dei tifosi, al punto che venne girato in prestito al Duisburg. Nel contempo, Igor Shalimov aveva perso anche il posto in nazionale, di cui era capitano. Insieme a 13 compagni, aveva firmato una lettera in cui si chiedeva alla federcalcio russa di far fuori il c.t. Sandryn e richiamare in panchina Bishovets, oltre che di alzare i premi in vista del mondiale '94. Alla fine, Sandryn rimase alla guida della squadra e fu lui a far fuori dal mondiale americano Shalimov e altri ammutinati.

 

INTER-LUGANO: LA VENDETTA DI SHALIMOV

Finito il prestito in Germania, l'Inter cercò di girare Igor Shalimov all'Udinese nell'ambito dell'operazione che portò Francesco Dell'Anno in nerazzurro, ma il russo rifiutò il trasferimento in Friuli e quindi venne prestato al Lugano. Una scelta che, a posteriori, si rivelò decisamente beffarda per la Beneamata: nella Coppa Uefa 1995/96 furono proprio gli svizzeri a infliggere all'Inter una clamorosa eliminazione, con l’ex nerazzurro in campo sia all'andata (1-1) che al ritorno (1-0 per il Lugano a San Siro). Quella che è passata alla storia come una delle sconfitte più deludenti nella storia dell’Inter di Moratti è stata una vendetta davvero succosa dal punto di vista del centrocampista, che qualche settimana dopo sarebbe tornato in Italia, acquistato proprio dall'Udinese.

 

 

EURO ’96 E IL RITORNO IN ITALIA

Prima della sua seconda esperienza italiana, a Euro '96 Igor Shalimov incrociò la strada proprio della nazionale azzurra, guidata da Arrigo Sacchi. Nella sua terza “incarnazione” (URSS, poi CSI e ora Russia), la nobile decaduta finì ultima nel girone dietro Germania, Repubblica Ceca e Italia, che la sconfisse per 2-1 ma che non riuscì nemmeno lei a passare il turno: a condannare Maldini e compagni fu il rigore sbagliato da Zola contro i tedeschi. Dopo 20 presenze (e zero gol) con l'Udinese, Shalimov giocò anche nel Bologna, dove ritrovò due vecchi amici e compagni come Fontolan (ex Inter) e Kolyvanov (ex Foggia). In rossoblu il russo si tolse la soddisfazione di firmare gol dell'ex sia contro l’Udinese che contro l'Inter, ma nel corso della partita con il Milan un brutto intervento da parte di Jesper Blomqvist gli costò un grave infortunio al ginocchio, che già scricchiolava per l'usura.

 

IL NAPOLI E LA SQUALIFICA PER DOPING

Nell'estate del 1998, dopo aver annunciato di essere alla ricerca di una squadra tramite un video su calciomercato.com, firmò un contratto annuale con il Napoli, con opzione per il successivo. Nonostante una classe ancora integra, la sua condizione fisica iniziò a farsi sempre più precaria, ma il colpo decisivo alla sua carriera venne inflitto dal controllo antidoping relativo alla partita Napoli-Lecce del maggio '99: risultato positivo al nandrolone, venne squalificato per due anni. Il giocatore si difese sostenendo di averla assunta involontariamente, in quanto in seguito a una emorragia interna gli era stato consigliato di mangiare molta carne, anche cruda, che doveva essere stata trattata con la sostanza in questione. Alla conferma della squalifica, pur avendo solo trent'anni, decise di appendere le scarpe al chiodo.

 

IGOR SHALIMOV OGGI: CHE FINE HA FATTO?

Lo Shalimov del terzo millennio fa l'allenatore, a partire dall'esperienza sulla panchina dell'Uralan. In seguito, ha lavorato per la federcalcio russa, prima come c.t. della nazionale femminile, poi come coordinatore delle giovanili ed infine come assistente di Nikolaj Pisarev nell'Under 21. Assunto dal Krasnodar, ha cominciato dalla squadra riserve per poi diventare vice di Oieg Kononov in prima squadra. Nel settembre 2016 gli è subentrato, prima ad interim e poi con un contratto triennale: la scelta si è rivelata vincente, perché nel suo primo anno Shalimov è arrivato quarto in campionato, qualificandosi all'Europa League, ed è arrivato agli ottavi di finale sia in Coppa di Russia che della stessa Europa League. Lo scorso aprile, il Krasnodar lo ha esonerato con una decisione piuttosto sorprendente, visto che la squadra era in piena corsa per partecipare di nuovo all'Europa League, dietro allo Zenit allora ancora guidato da Roberto Mancini. Il ciclo di Igor Shalimov sulla panchina del club russo si è chiuso con 66 partite, di cui 30 vinte, 19 pareggiate e 17 perse. Oggi viaggia verso i 50 anni, che compirà il prossimo febbraio, ed è in cerca di una nuova squadra da allenatore. Come tutti i suoi connazionali, sta seguendo con partecipazione le vicende della nazionale allenata dal suo collega Cherchesov, che peraltro è stato suo compagno di squadra sia nello Spartak Mosca che in tutte e tre le nazionali del loro strano percorso (URSS, CSI e Russia). L’entusiasmo per una coppa del mondo giocata nel proprio Paese è sempre altissimo, anche da parte di chi sta in tribuna o davanti alla tv… e chi ricorda Italia ’90 lo sa bene! Ci vorrà davvero uno slancio particolare per affrontare negli ottavi di finale un avversario durissimo come la Spagn

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