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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Oliver Bierhoff: l'ariete del Milan continua a fare gol... come manager

di Lorenzo Zacchetti

Nel 1986, quando il diciottenne Oliver Bierhoff firmò il suo primo contratto professionistico con il Bayer Uerdingen, nessuno avrebbe mai immaginato che a distanza di oltre trent’anni avremmo ancora parlato di lui come un vincente. Prima da calciatore e poi da dirigente, il tedesco si è tolto soddisfazioni che parevano irraggiungibili per quel ragazzo dai piedi un po’ ruvidi, ma decisamente forte di testa.

Dopo aver giocato anche con Amburgo e Borussia Mönchengladbach, il suo trasferimento al Salisburgo, nel modesto campionato austriaco, pareva già una bocciatura. Invece, nel 1991 lo acquistò l’Inter di Pellegrini, che lo girò in prestito all’Ascoli di Rozzi. L’esordio in Italia, a posteriori, fu una sorta di segnale del destino: marchigiani battuti 1-0 dal Milan, con gol di Van Basten. Allora un paragone tra i due centravanti sarebbe stato una bestemmia calcistica, visti gli oggettivi limiti tecnici che facevano disperare il tecnico De Sisti.

Nel suo primo anno italiano segnò appena due gol (il secondo proprio all’Inter), senza poter impedire la retrocessione dell’Ascoli. In cadetteria, però, trovò la sua dimensione, laureandosi capocanonniere nel 1992/93 e vice in quella seguente. Tuttavia, la terza coincise con un’ulteriore retrocessione dell’Ascoli. Il proverbiale intuito di Pozzo gli valse un contratto con l’Udinese, neopromossa in Serie A.

Il passaggio dal bianconero marchigiano a quello friulano gli fece benissimo: con Zaccheroni in panchina, Bierhoff segnò 17 gol nella massima serie e, nel febbraio 1996, debuttò nella nazionale tedesca. L’estate successiva divenne il grande protagonista del trionfo agli Europei inglesi: entrato negli ultimi 25 minuti della finale contro la Repubblica Ceca, segnò prima il pareggio e poi il Golden Goal.

Nella stagione successiva, trascinò l’Udinese al quinto posto (con ingresso in Coppa Uefa) e nel 1997/98 la squadra di Zac arrivò addirittura terza, dietro Juve e Inter, con Bierhoff capocannoniere a quota 27 gol. Nessuno aveva mai segnato tanto dalla stagione 1960/61, quando a sfondare le reti era Sergio Brighenti con la maglia della Sampdoria.

Lo storico terzo posto dell’Udinese fu il frutto del 3-4-3 varato l’anno prima quasi per caso, quando sul campo della Juve venne espulso Bertotto e Zaccheroni decise di non inserire un difensore dalla panchina. Il tridente di quella memorabile stagione vedeva Bierhoff affiancato da Marcio Amoroso e Paolo Poggi: la loro intesa fruttò 64 i punti conquistati in 34 gare, frutto di 19 vittorie, 7 pareggi e 8 sconfitte, a -10 punti dalla Juve campione d’Italia e a -5 dall’Inter seconda. Dei 62 gol segnati dalla squadra, 42 vennero firmati dal tridente: più del 60%.

Scrollatosi di dosso l’antica etichetta del “brutto anatroccolo”, nel 1998 Bierhoff venne acquistato dal Milan, che nel frattempo era passato tra le mani di Zaccheroni. Con Weah e Ganz compagni di reparto, più Leonardo ad ispirarli, il tedesco firmò la bellezza di 19 gol, dei quali 15 di testa: oltre a diventare capocannoniere dei rossoneri, contribuì in maniera decisiva alla conquista di uno Scudetto veramente inatteso, in rimonta sulla Lazio.

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