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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Quando “Il Barone” Franco Causio faceva sognare l'Inter
Franco Causio

di Lorenzo Zacchetti

Dopo l'insospettabile fatica per battere il Pordenone, sabato 16 dicembre l'Inter ospita un'altra squadra friulana: l'Udinese. La sfida della 17° giornata di Serie A rappresenta un vero e proprio amarcord per “il Barone” Franco Causio.

Sebbene tutti ne ricordino la lunga militanza bianconera, sia nell'Udinese che nella Juventus, c'è stato infatti anche un Causio interista, anche se soltanto per una stagione.

E' successo nel 1984/85, quando l'allora 35enne lasciò il Friuli e venne ingaggiato da Ernesto Pellegrini insieme al tedesco Karl-Heinz Rummenigge e a un altro ex juventino: l'irlandese Liam Brady.

Era chiara l'intenzione dell'allora presidente interista di costruire una squadra capace di rimpinguare la bacheca nerazzurra, ma la compagine guidata da Ilario Castagner riuscì solamente ad avvicinarsi ai traguardi desiderati.
 
Terza in campionato dietro il miracoloso Verona di Osvaldo Bagnoli e il Torino, in Coppa Italia uscì in semifinale nel derby col Milan. Per quanto sembri impossibile, ancora più beffarda fu l'eliminazione dalla Coppa Uefa, sempre in semifinale: dopo aver vinto 2-0 a San Siro contro il Real Madrid, l'Inter fu rimontata con un 3-0 al Bernabeu, sul quale pesò moltissimo l'uscita di scena di Beppe Bergomi, ferito alla testa da una biglia metallica lanciata dagli spalti.

Nonostante il reclamo curato dall'Avvocato Prisco, che già aveva consentito la ripetizione della partita di Coppa Campioni 1971/72 contro il Borussia Mönchengladbach per un fatto analogo, il risultato venne omologato e il Real finì col vincere il trofeo.

Fu un peccato per l'Inter nel suo complesso e anche a livello individuale per Causio, che (pur essendo rimasto a quota zero gol in campionato) in quella Coppa Uefa era andato a segno sia contro i Rangers Glasgow che, risultando decisivo, contro il Colonia. Senza il tocco di un grande campione, sarebbe stato impossibile battere l'estremo difensore tedesco: una vecchia conoscenza quale Harald “Toni” Schumacher, il numero 1 della Germania Ovest a Spagna '82.

Al termine di quella stagione dall'esito sfortunato, Causio tornò a Lecce, la squadra che lo aveva lanciato, per poi chiudere la carriera nel 1988 dopo un'ultima stagione alla Triestina.

Grazie al suo indiscutibile carisma, ha lavorato come dirigente per diverse squadre e in particolare per l'Udinese, dove oggi fa il commentatore tecnico per il canale tematico del club, oltre che per diverse tv private. Vive a Udine, dove ha anche aperto un negozio di articoli sportivi, ma la sua autobiografia mette al centro (fin dal titolo) il bianconero della Juventus.

Vincere è l'unica cosa che conta (bianconero da una vita)”, questo il titolo del libro scritto con Italo Cucci, ripercorre una storia che avrebbe potuto svolgersi... in maglia granata!

Era stato infatti il Torino a sottoporre per primo il giovane talento leccese a un provino, ma Nereo Rocco, allora tecnico granata, lo considerava troppo gracile. Chissà cosa ne pensava Enzo Bearzot, a quell'epoca assistente del “Paròn” e che anni dopo sarebbe diventato il più grande estimatore dell'ala destra...

Alla Juve va il merito di aver creduto nel talento di un ragazzo destinato a diventare uno dei più grandi campioni della sua epoca e anche una vera e propria icona pop. Pur venendo soprannominato “Brazil” dalla sapiente penna di Vladimiro Caminiti per il suo tocco felpato, Causio è diventato famoso come “il Barone”, nomignolo derivante dalla sua eleganza dentro e fuori dal campo.

La leggenda di Causio ci ha consegnato immagini indimenticabili, a partire ovviamente dalla mitica partita a carte con Pertini, Zoff e Bearzot sull'aereo che riportava in Italia la nazionale azzurra campione del mondo 1982. Ma il celebre baffo del centrocampista leccese, friuliano d'adozione, è stato immortalato anche nel film “Bianco, Rosso e Verdone”, grazie all'impareggiabile estro di Carlo Verdone e al suo esilarante Pasquale Ametrano, italiano emigrato in Germania.

Nel 1978, anno del mondiale in Argentina, Causio era stato citato da Rino Gaetano nel testo della sua canzone più famosa: “Nun te reggae più”.

Per leggere tutta l'incredibile storia del “Barone” Franco Causio, clicca QUI

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