I Hate Milanessa

di Mrs. Milano

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I Hate Milanessa
Come sopravvivere a un capo (cattivo) in un ufficio milanese
Come sopravvivere a un capo (cattivo) in un ufficio milanese

È iniziato l’autunno, mancano ancora tre mesi alle prossime ferie: rassegnatevi, per i prossimi 90 giorni avrete a che fare con quella creatura mitologica chiamata “Capo”, essere metà uomo (o donna) e metà Ego. Se guardiamo la teoria, da classico manuale di economia ci sono tre stili di leadership e, successivamente, di capi: autoritario, partecipativo, delegativo.

Nella realtà milanese, purtroppo, molti capi hanno male interpretato, estremizzato o sviluppato gli aspetti più negativi del loro ruolo. Sfido chiunque a non averne incontrato uno o, ahimè, tutti…

1) Il Feudatario

Nella teoria, un capo autoritario dovrebbe assume la responsabilità di tutte le decisioni del team o dell’azienda, a seconda delle dimensioni di quest’ultima, in virtù del suo ruolo e autorevolezza. Nella realtà, il capo autoritario a Milano (e in Italia) spesso non possiede nemmeno il carisma necessario a radunare i piccioni al parco durante la pausa pranzo ed allora si circonda di uno stuolo di vassalli e valvassori a Lui sottomessi, che a Lui devono tutto, trasformandosi nel Feudatario.

Più frequentemente (e pericolosamente) si trova nelle piccole imprese, di cui è anche imprenditore e proprietario: qui il Feudatario si trasforma in Imperator, ha potere di vita e di morte, può promuovere o licenziare da un giorno all’altro e a seconda degli umori – ad esempio a seconda che gli sia andato di traverso o meno il caffè al ginseng a colazione.

Non solo accentra tutte le decisioni, ma ogni suo capriccio deve essere accontentato e i suoi capricci non sono cosa semplice: all’improvviso può desiderare di aprire una filiale in Uzbekistan perché in palestra alla Virgin ha sentito che “nel 2017 senza l’Uzbekistan non vai da nessuna parte”, o di affittare una nave da crociera perché “la location prima di tutto”, o di aprire uno studio televisivo in ufficio perché bisogna “investire sulla comunicazione”. Il tutto, ovviamente, da farsi “senza budget” ed “entro fine settimana”.

È sempre presente in azienda, telefono e BlackBerry in mano, che non funziona più, non li fanno più, ma lui non lo ha ancora capito perché le tecnologie non sono il suo forte; come non lo sono le lingue straniere, infatti chiede sempre ai sottomessi di inviare o tradurre le sue email.  Sembra non dormire, avere due soli abiti (gessati marroni) che alterna, non nutrirsi - salvo rare eccezioni in cui, in preda alla fame e di nascosto, chiama Deliveroo e simili per pranzare o cenare in ufficio. Del resto non ha una vita al di fuori della sua azienda e per lui non conta altro che fatturare o - meglio - salvare la sua creatura dal fallimento, la cui ombra è una minaccia costante dal 2008.

Come sopravvivere:
Attenzione: ha accesso e legge di nascosto le vostre email e ve lo ritroverete alle spalle senza accorgervi della sua ombra severa che spia dall’alto il vostro monitor: quindi niente social in ufficio. Per il resto, l’unica cosa da fare è spegnere il cervello e risvegliarlo al prossimo stipendio, senza porre dubbi e domande, tanto lui non ascolta.

Ricordate che i sogni son desideri e sarà sempre colpa vostra se non si realizzeranno!
Preparatevi ad essere sempre reperibili, disponibili e sorridenti, anche se dentro siete come Ally McBeal e gli state urlando contro, mentre Barry White canta e vi ricorda che volete aprire un chiringuito ai Caraibi.

2) Il Pensionato o l’Insicuro Cronico

In teoria, il capo partecipativo rappresenta l’esatto contrario del precedente, essendo colui che si consulta con ogni membro del team prima di ogni decisione. In realtà, non lo fa per bontà o intelligenza, ma per due ragioni, legate alle due varianti con cui si manifesta a Milano.

Il Pensionato, inamovibile per il vecchio indeterminato e grazie ai privilegi acquisiti, riscalda la poltrona da anni in attesa della pensione e a lavoro fa praticamente nulla. Del resto l’azienda, attiva da decenni, non ha grossi obiettivi economici da raggiungere: come una nave crociera si accontenta di veleggiare pigramente nei mari piatti del capitalismo italiano di relazione, facendo solo attenzione ad evitare gli iceberg. Nessuno della proprietà si aspetta da lui nulla di più dell’ordinario, e il vero problema del Pensionato è riempire le sue giornate. Così organizza infinite riunioni per discutere di tutto, anche della tonalità di azzurro da usare nel grafico della presentazione a un cliente e della dimensione in cm del logo nella divisa aziendale, tutto pur di non restare da solo in ufficio a rigirarsi i pollici ed esser costretto a rispondere al telefono alla moglie.

In alternativa, ecco L’Insicuro Cronico, così insicuro che persino per scegliere la cravatta al mattino ha bisogno dell'aiuto del pubblico - alias della moglie o, nei casi più gravi, della madre. Figurarsi per prendere una decisione e assumersi - per una volta nella vita - una responsabilità commisurata al suo ruolo e stipendio, che del resto lui ha acquisito grazie agli anni di atteggiamenti democristiani adottati a suo tempo con i vari capi di turno e alla sua straordinaria capacità di non prendere mai una posizione netta e dunque non disturbare nessuno.

Al contrario del Feudatario, il capo Pensionato o Insicuro Cronico - se non è in riunione - è raramente in azienda. Arriva spesso in ritardo al mattino con le scuse più disparate, tipo “è scoppiata una mela nella valigetta del pc”, “la donna delle pulizie ha allagato la casa”, “è stata male mia zia” (quella defunta la settimana prima); fa lunghissime pause pranzo in posti carissimi che poi tanto mette in nota spese, trasferte immaginarie e si ammala molto frequentemente.

Come sopravvivere:
Quando avete bisogno, lui non c’è, mai. Quindi: non mancate a nessuna udienza o riunione che vi concede, ponete tutte le domande possibili, prendete appunti, registrate se necessario - così poi non potrà dire che non lo aveva chiesto o detto lui. Confrontatevi e concordate le attività e le interpretazioni con il vostro gruppo di lavoro. Attenzione e collaborazione con i colleghi sono le parole chiave: di fronte a un capo tanto insicuro e voltabandiera è fondamentale essere tutti dalla stessa barricata.

3) Lo Share Manager

Infine, il capo delegativo nella teoria divide i compiti tra i membri del suo team, dà supporto per rendere il gruppo sicuro nel prendere le decisioni, conosce i suoi collaboratori, le loro skills e i talenti noti ed emergenti.
In pratica, non chiamatelo capo perché si offende: lui non è solo un capo, è uno Share Manager, il mentore, il coach che muove i suoi teamworkers verso la soluzione dei problemi, ponendo dubbi e sfide.

Il problema è che una volta distribuite task, coordinati carrots and sticks ed evaluation process con l’Human Resource... non ha voglia di fare più niente e preferisce impiegare il suo tempo in ufficio in modo più divertente e godersi il meritato successo, mentre i suoi teamworkers si sbattono a lavorare anche per lui, tanto “poi i risultati saranno di tutti”.

Tra le attività preferite per passare il tempo in ufficio: se single, scegliendo su qualche sito d’incontri la modella con cui uscire la sera; se pronto ad accasarsi, organizzando il matrimonio (operazione che ormai richiede minimo 3 anni, di cui 1 speso solo a trovare il wedding planner più cool); o ancora leggendo la Gazzetta (o Vanity Fair se è donna); sempre ricordandosi di aggiornare i social network con foto corredate di hashtags come #teamwork e #Ilovemyjob.

Come sopravvivere:
Bisogna essere strategici, un mix tra bravi e paraculi. Da un lato, occorre lavorare duro perché si deve compensare la fatica che il manager spesso non fa, ma che pretende dagli altri, e evitare i tanto odiati sbattimenti.

Nei limiti del possibile e soprattutto della vostra dignità, cercate di assecondarlo: fate finta di condividere i suoi interessi, degradatevi all’uso saltuario di inglesismi e milanesismi, mettete like alle sue foto mentre tornate a casa la sera in metro, finalmente padroni del vostro tempo.

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