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Milano
Il grande rodeo delle Europee: tonnara nel Pd e "imbarazzo" Lega

di Fabio Massa

C'è che dice che Silvia Sardone sia andata solo in avanscoperta. La pasionaria, ormai ex di Forza Italia, partito nel quale ha militato fin da ragazzina, è confluita nel gruppo misto dopo mesi e mesi di mal di pancia. Non è l'unica che sta meditando l'addio. Altri, stanno per fare il grande passo.

Le Europee si avvicinano a grandi passi. E c'è chi sta sudando freddo. Il Partito Democratico, ovviamente, ma anche Forza Italia. Ma andiamo per ordine. Nel 2014 si è votato nelle cinque circoscrizioni plurinominali. La Lombardia è nell'azzonamento Italia Nord Occidentale, che comprende anche Valle d'Aosta, Piemonte e Liguria. Al livello nazionale il partito più votato era stato il Pd: 31 seggi su 75. Poi il Movimento 5 Stelle, con 17 seggi, Forza Italia con 13, la Lega Nord con 5 e i centristi di Ncd con 3. In Italia Nord Occidentale venivano messi "in palio" 20 seggi. Finì così: 9 al Partito Democratico, 4 al Movimento 5 Stelle, 3 a Forza Italia, 2 alla Lega Nord, 1 al Nuovo centrodestra, 1 all'Altra Europa con Tsipras.

E adesso, come finirebbe? Ovviamente il conto si fa sui voti e sulle preferenze, e dunque le previsioni sono difficili. Ma nelle segrete stanze è tutto un abbondare di pallottolieri e affini. Iniziamo dal Partito Democratico. Come si diceva, ne ha portati 9: Mosca, Cofferati, Bresso, Toia, Panzeri, Briano, Morgano, Benifei, Viotti. Sergio Cofferati e Antonio Panzeri non si ricandideranno con il Partito Democratico, ovviamente, avendo preso nel frattempo altre strade (a sinistra). Patrizia Toia ha di fronte a sè più che lo scoglio elettorale, quello delle deroghe: ha infatti abbondantemente raggiunto il limite dei mandati. Alessia Mosca, che la volta scorsa fu la più votata con oltre 180mila preferenze, pare - secondo rumors di Affari - che stia riflettendo sul suo futuro e che non sia così sicura di rimettersi in gioco. Esattamente come Renata Briano, pare più orientata per il no che per il sì. Mercedes Bresso, Brando Benifei e Daniele Viotti invece sono convinti di correre: alcuni di loro sono già in campagna elettorale. Anche il cattolico Luigi Morgano sarà probabilmente della partita. Dopodiché, c'è da passare dalle force caudine delle urne. Impossibile che il Pd, con le percentuali dei sondaggi, ne possa prendere 9. Più probabilmente i posti saranno massimo 3, ad essere ottimisti. Senza considerare che già solo gli uscenti che ci provano sono quattro. E qualcuno dal Consiglio comunale di Milano e dai territori potrebbe volersi cimentare nell'impresa.

Per Forza Italia, se possibile, le notizie sono ancora peggiori. Attualmente gli europarlamentari del Nord Ovest sono tre: Lara Comi con 83mila preferenze, Alberto Cirio con 35mila e fanalino di coda Stefano Maullu con 34. Gli azzurri presero quasi il 17 per cento, nel 2014. Secondo i sondaggi odierni, gli azzurri faranno fatica ad eleggere un eurodeputato. E se fosse, dovrebbe spuntarla Lara Comi. Alberto Cirio, persona di grande intelligenza, l'ha capito per tempo e pare che voglia correre per le regionali nel suo Piemonte. Maullu ci crede, invece, e partecipa a tutte le iniziative su Milano e non solo, appoggiandosi su Mariastella Gelmini, la coordinatrice regionale nonché capogruppo alla Camera. Il problema di Maullu si chiama però Silvio Berlusconi. Il presidente ha infatti ottenuto la possibilità di ricandidarsi. E probabilmente lo farà a casa sua, nel "suo" Nord Ovest. Se così fosse, quella dell'ex assessore regionale di origini sarde sarebbe una mission impossible completa.

In più, a complicare la vicenda, potrebbe mettercisi Giovanni Toti. Il piano del governatore ligure, per adesso, è solo abbozzato. Da tempo Toti ha un gruppo di "malpancisti" di Forza italia che rispondono al suo progetto di rinnovamento. Da qualche mese c'è una forte pressione esterna e interna su Toti affinché l'intero gruppo abbandoni la barca che affonda e crei un gruppo autonomo, che - magari federandosi con esperienze come quella di Viviana Beccalossi a Brescia - possa fungere da approdo sicuro per i fuoriusciti, trattando così una alleanza con la Lega. Toti pare che abbia detto ai suoi che questo potrebbe avvenire solo qualora si raggiunga il 4 per cento a livello nazionale. Un obiettivo non impossibile.

E la Lega? E il Movimento 5 Stelle? Secondo i sondaggi, se venissero confermate le percentuali anche nelle urne (cosa del tutto non scontata), i pentastellati dovrebbero incrementare di due unità i seggi nel Nord Ovest. Per la Lega, invece, si tratta di capire se gli eletti saranno 8 o 9. Tantissimi, al punto che non si capisce chi potrebbe correre, visto che tra governo, parlamento e regioni di poltrone libere ce ne è molte: sicuri Angelo Ciocca e Danilo Lancini. Ma gli altri 7? Le candidature sono aperte, con una incognita: a Milano chi potrebbe rappresentare il Carroccio, considerato che praticamente tutti i dirigenti hanno un ruolo?

fabio.massa@affaritaliani.it

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