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Il Talebano - Provocazioni da destra
Gli ultra-leghisti: “Parisi? Un mostro. Zero valore aggiunto e una sconfitta"

Milano ha creato un mostro che si chiama Parisi. Il candidato sindaco che ha fatto perdere il centrodestra alle elezioni milanesi è uscito oggi su La Stampa con un’intervista surreale nella quale si autoproclama messìa tanto atteso per la resurrezione del centrodestra nazionale, desideroso di non disperdere l’esperienza fatta a Milano.

Un'esperienza che, uscendo dal magico mondo del manager romano e entrando nel mondo reale, per il centrodestra è stata un flop: Parisi è riuscito a perdere contro Sala, il quale è riuscito a vincere prendendo qualcosa come centomila voti meno di Pisapia, il quale già a sua volta era riuscito a vincere contro la Moratti prendendo meno voti di Ferrante, che cinque anni prima aveva perso sempre contro la Moratti.

In sintesi, il centrosinistra è riuscito a tenersi Milano senza prendere voti perché il centrodestra è riuscito nell’incredibile impresa di prenderne ancora meno. E il centrodestra è riuscito in questa impresa perché ha presentato come candidato anti-Sala uno che altro non ha fatto se non cercare di essere la copia di Sala.

Parisi è inoltre convinto di essere l’artefice di questo invisibile trionfo: peccato che, dati alla mano, il valore aggiunto di Parisi sia stato pari a zero. Prova ne è il fatto che i voti presi da lui personalmente in aggiunta a quelli presi dalle liste che lo sostenevano siano stati irrisori e che, al secondo turno dove le liste non erano più in gioco, l’elettorato di centrodestra sia rimasto talmente tanto colpito da Parisi che se ne è rimasto in vacanza.

Per contro, Parisi è in effetti stato artefice di un altro risultato, stavolta reale: quello di riuscire a far scappare con le sue esternazioni da una parte i cattolici e dall’altra la gente di destra. Ossia la spina dorsale del centrodestra. Il voto dei leghisti è riuscito a prenderselo per il rotto della cuffia e solo per devozione di questi nei confronti del movimento. D’altronde, con una campagna elettorale fatta per gran parte prendendo le distanze da questi ambienti, non poteva essere altrimenti. Ci si chiede dunque come possa il prode Parisi ergersi a leader del centrodestra, quando almeno la metà di questo contenitore lo rifiuta e l’altra metà ancora non si è capito quanto lo considera.

Bene ha detto la Santanchè commentando le fantasie di Parisi con un laconico “il tempo delle autoproclamazioni è finito”. Si è solo dimenticata di dire che è finito proprio il centrodestra, a partire dalle facce che lo hanno contraddistinto.

Parisi è stato lo strumento del vecchio centrodestra per fare lo sgambetto a Salvini e alla costruzione di un progetto nuovo. Motivo per cui, per costruire una vera proposta alternativa alla sinistra, non si può che iniziare superando Parisi e il vecchio centrodestra. E prendendo coscienza del fatto che una nuova coalizione che scalzi il 5 Stelle in quanto ad alternativa credibile può funzionare solo e soltanto se, invece che partire dal centro, si decide a partire da destra.

Vincenzo Sofo

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