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Il Talebano - Provocazioni da destra
La cultura di sinistra? Mummificata. La provocazione del Talebano
Corteo No Expo: guerriglia in centro a Milano

Il Comune si è “scordato” di costituirsi parte civile nel processo contro i No Expo. Strana dimenticanza o favore di comodo a quei “delinquenti e idioti” - come Pisapia subito li stigmatizzò - in vista delle elezioni? Quella galassia antagonista è la stessa che ieri ha contestato Sala in Giambellino. I No Triv, No Tav, No Tem, No Expo è la “meglio gioventù” lontana anni luce dal partito diretto da Renzi; eppure è anche l’unica gioventù che ancora si professa di Sinistra. Una Sinistra violenta che vive di negazione perché non ha nessun argomento da proporre; eppure da salvare perché in fondo è l’unica che gli sia rimasta. Condannarli senza se e senza ma accrescerebbe lo scollamento, già così profondo, che separa il PD dai giovani.   

Il fatto è che la Sinistra non sa più come attirare i giovani. Vecchi e logori sono gli slogan che recita; ridicoli come la maglietta del Che sventolata dal Sala, l’ex city manager. Sono ancora aggrappati ai modelli del secolo scorso, al mito dell’antifascismo. La sinistra, in tutte le sue forme, ha perso ogni contatto con la realtà.

Vuoti i circoli e le sezioni, trasformati in “aziende” per fare soldi i centri sociali. Milano non è più la loro città, non è più il terreno in cui Leoncavallo, Vittoria, Garibaldi e compagnia bella radunavano qualche migliaia di giovani. Ora, forse, se tutto va bene qualche decina. 

La sinistra non sa più aggregare se non attraverso l’odio, dice il “talebano” della Lega Nord Vincenzo Sofo. Ormai anche durante il 25 aprile l’unica nota che emerge sono gli scontri tra fazioni di anacronistici manifestanti antifascisti. La sinistra è diventata talmente incapace di aggregare che sta facendo di Milano una città dove ormai ci sono mille eventi ma è diventato sempre più difficile conoscere persone. Si concentra sui salotti dimenticandosi che l’identità vera è quella che nasce in strada. Promuove eventi stupidissimi come le “silent disco” che sono la negazione della socialità e neanche prende in considerazione politiche che con intelligenza facciano diventare i locali e i quartieri luoghi di conoscenza.

Servono azioni per incentivare la musica dal vivo, il teatro, i caffè letterari, i circoli, le residenze artistiche, i piccoli eventi di quartiere. E il fiorire dei locali sotto casa. Servono spazi e occasioni in cui la gente possa incontrarsi, conoscerti, parlarsi, confrontarsi, stimolarsi, sprigionare e condividere le sue idee e la sua creatività. Serve tornare allo spirito del villaggio attualizzato in chiave metropolitana.

Per ricreare uno spirito del genere ci siamo dovuti inventare autonomamente un modo, dando vita a “Il Club dei Simpatici” nel seminterrato di un locale sui Navigli, dice Sofo. Ma se una semplice simbolica provocazione come questa, sta attirando a ogni appuntamento decine e decine di ragazzi e giornalisti e musicisti di strada e scrittori fino addirittura a un intellettuale fresco di Ambrogio d’Oro come Massimo Fini, vuol dire che stiamo sollevando un problema reale. E che la sinistra con il torcicollo del duo Sala/Pisapia deve farsi qualche domanda.

Musica, giovani e simposi tematici di tutti i tipi: dal sesso alle canzoni della mala milanese, passando per Jannacci Vallanzasca e la politica locale. Sembra roba di sinistra, ma non lo è più da un pezzo. A Milano la sinistra è rimasta mummificata con il pugno alzato.

Alvise Pozzi

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