Il dilemma dell'usura

Lunedì, 26 luglio 2010 - 12:52:00


Di Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

Premessa: il pm milanese Ilda Boccassini  ha fatto arrestare una vittima di usura che per paura di ritorsioni si è rifiutata di accusare i suoi persecutori anche dopo che questi erano finiti in galera. Per l’imprenditore l’accusa è di favoreggiamento della malavita  ma pensiamo che ben difficilmente essa reggerà, una volta che sia presentata ad altro giudice e che si accerti la serietà (soggettiva) delle minacce. Interessante è tuttavia vedere in che modo il problema si potrebbe risolvere a monte.

Tempo fa i giornali hanno riportato questa notizia: una signora aveva una gamba in gangrena e i medici, naturalmente, le dissero che bisognava amputarla, se voleva sopravvivere: ma lei rifiutò. Preferiva morire tutt’intera. La malattia fece il suo corso e la donna morì. In certi casi si aborre talmente il rimedio da tenersi il male. Il prestito ad interesse nasce dall’incontro di un soggetto che ha bisogno di denaro con un altro soggetto che ne ha disponibilità. L’operazione non è né un reato né un peccato, salvo per gli islamici (1). Molti inorridiscono alla sola idea dell’usura ma bisogna ammettere che il suo schema è identico a quello del mutuo bancario: in ambedue i casi si ha la stipula di un contratto e la differenza dipende dal quantum degli interessi.
Il tasso usurario non è legato ad un dato per così dire “naturale” ed “etico”, come sarebbe per esempio il 10%; esso è legato ad una determinazione legale: “La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (art.644 C.p.). La cosa si comprende: quando in Italia l’inflazione superava il 20% annuo, era ovvio che i prestiti andassero parecchio più lontano del 20%. Un tasso che oggi sarebbe usurario mentre non lo era allora.
L’usura ha origini evidenti. Ipotizziamo un imprenditore che rischi di chiudere ma è convinto che, con una certa operazione, riprenderà quota e si salverà. La banca, informata della precarietà della sua situazione, non gli presterà il denaro e l’imprenditore si rivolgerà allo strozzino. Il tasso sarà alto, ma diversamente la rovina è certa. E questo rende l’usura eterna e ineliminabile, come la prostituzione.

Come mai l’usuraio si fida dell’imprenditore e la banca no? È semplice: se l’imprenditore fallisce, la banca perde tutto, mentre, se il debitore non paga, l’usuraio dispone di altri mezzi: può fargli devastare l’impresa, può farlo bastonare, può farlo uccidere. La differenza sostanziale tra prestito bancario ed usura sta nella sanzione in caso di inadempimento.
Il problema non esisterebbe se la banca disponesse di mezzi coercitivi simili a quelli dell’usuraio; non certo le lesioni personali o la minaccia di morte, ma la soluzione di un tempo: la prigione per debiti. Nessun cittadino contrarrebbe un debito alla leggera, se rischiasse il carcere. E se dopo tutto lì dovesse finire, come ai tempi di Dickens, sarebbe sempre meglio che essere aggrediti, malmenati e forse uccisi dai delinquenti. Meglio mandare in galera il debitore o abbandonarlo alla punizione dell’usuraio?  Inoltre, per le persone bisognose i tassi delle banche sarebbero superiori a quelli praticati ai migliori clienti, ma di gran lunga inferiori a quelli degli usurai.
La realtà è amara. Chi ha abolito la prigione per debiti aveva le migliori intenzioni ma ha fatto nascere gli strozzini: il reato di usura nasce dall’impunità per i debiti non pagati.
Naturalmente moltissimi diranno che, di questo passo, si proporrà di tornare alla tortura negli interrogatori di polizia. Che nessuno si preoccupi. Nessuno reintrodurrà la prigione per debiti. Meglio morire per la gangrena alla gamba.

(1) L’Islàm rifiuta il prestito a interesse e lo definisce un peccato perché trova immorale che si ricavi denaro dal denaro. Questo, quando gli arabi cominciarono ad avere petrodollari da depositare, fece felici le banche. Pensate! Ricevere soldi gratis e prestarli ad interesse. Ma non durò. Gli arabi si dissero che ricavare un interesse era vietato ma partecipare alle imprese no. Dunque proponevano: voi vi impegnate a guadagnare soldi con i nostri soldi e poi ci date una parte di ciò che avete guadagnato. Basterà che non si parli d’interesse e il Profeta sarà soddisfatto.

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