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Ivan Olita porta Facebook sui muri di Milano

Sabato 16.01.2010 14:06


Di Luca De Vito

Dai social network alla realtà. L'idea di Ivan Olita, modello e volto televisivo prestato alla street art, è semplice: rappresentare per le strade di Milano - ovvero nella vita reale - il nostro stato d'animo, ovvero lo status che scriviamo su Facebook o su Twitter. Il progetto "Identità Sociale" ideato e portato avanti dal giovane Olita, dal 28 gennaio arriverà sui muri, sui tram e nelle metro migliaia di cartelloni con ritratti fotografici e una frase. Con tutta una serie di set fotografici organizzati nei mesi scorsi in discoteche e luoghi di incontro della città, Ivan ha raccolto migliaia e migliaia di volti e status che adesso saranno visibili a tutti i cittadini milanesi.


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"Attraverso questa rappresentazione - spiega Ivan - mostrerò alle persone come sarà il mondo di domani. Un mondo in cui i nostri desideri, le nostre preferenze e i nostri pensieri saranno mostrati, proprio come ora facciamo sul web, anche nella vita reale attraverso supporti digitali avanzatissimi". Ivan sogna un mondo alla Philip K. Dick, in cui "ognuno di noi si muoverà con indosso un dispositivo e, tac, chiunque ci passerà accanto potrà vedere chi siamo, che interessi abbiamo, cosa ci piace".

In modo da rendere più efficiente l'incontro fra domanda e offerta, in tutti i settori: dalla pubblicità all'amore. Personaggio che sta costruendo la sua immagine attraverso partecipazioni in programmi tv come Community (su All Music) e Sanremo, Ivan non è pazzo né visionario. Anzi. Il suo progetto - sponsorizzato da marchi come Igp Decaux e Nurun, con il patrocinio del Comune di Milano - ha basi solide e una struttura definita. Secondo Ivan "anche in epoche passate, dove i media non esistevano, il rapporto fra persone era ugualmente mediato dai segni di riconoscimento di una cultura, ma era tutto portato su un piano fisico, dove la fisicità era garanzia di comprensione e di connessione tra più individui". "Il mio scopo - conclude Ivan - non è giudicare i social network. Non mi interessa dire se Twitter piuttosto che Facebook sono grandi invenzioni. Il mio obbiettivo è quello di mostrare a tutti quale potrà essere il futuro fra 20 anni, per mezzo di una provocazione. Un futuro in cui, sono certo, questa forma di comunicazione arriverà anche nelle nostre strade".



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