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Milano
La sfida dell’autonomia non è di Conte. Ma di Salvini e di Casaleggio

di Fabio Massa
La questione dell’Autonomia è una sfida vera. Ma non per Conte. Anche, per carità, ma non soprattutto. E neppure per i governatori, che oggi bacchettano sulle mani il premier con una contro lettera assai dura. È una sfida prima di tutto per Matteo Salvini e in secondo luogo per il Movimento 5 Stelle lombardo. Per loro è una questione difficile da dirimere, per la quale servono solo due cose: coraggio e coerenza.

Per Matteo Salvini è una sfida ardua. Perché se non porta a casa l’autonomia sarà un disastro per il suo consenso tra i leghisti di Lombardia e Veneto. Perché se non porta a casa l’autonomia allora la Lega non avrà avuto una evoluzione, da Miglio a Bossi a Salvini, ma una sostituzione di dna. E queste sono cose che si pagano. Se la porta a casa, però, con una brutta propaganda da parte dei 5 stelle, pronti all’attacco, subirà il fio di un consenso calante a sud, vera e propria terra di conquista per il Carroccio in cabina elettorale. Se passa l’idea che tolgono là e riportano laddove le risorse arrivano (ovvero di qui, nel Nord) il sud si ribellerà. Nodo gordiano, dunque, che si può tagliare solo con coraggio e coerenza: ovvero facendo l’autonomia così come promesso, e poi in culo alla balena e a chi pensa male.

E’ una sfida poi per il Movimento 5 Stelle di Buffagni e Casaleggio, per quei penta stellati non dogmatici insomma, quelli che davvero si sono rimboccati le maniche e - magari smoccolando verso i loro impresentabili (e ce ne sono) - hanno gestito una parte del potere così come era prescritto dal loro ruolo. Per loro, è una sfida perché l’autonomia l’hanno chiesta loro. Pare preistoria, ma proprio loro hanno proposto in aula nel consiglio regionale lombardo il referendum  per l’autonomia. Loro. Loro se ne devono prendere la responsabilità. E rifuggire la tentazione di levare qualche voto a Salvini nel sud con la macchina di propaganda che già è in moto e attende solo che l’acceleratore venga premuto.

In effetti c’è una sfida comune per la Lega e il M5s del Nord: non cercare di essere la Dc, il loro nemico di un tempo. La Dc che teneva il Nord a produrre anche per il Sud, e il Sud come pollaio da voti. Una Dc della quale non hanno le qualità più buone. Ma della quale dovrebbero aspirare a non avere neppure i difetti, almeno.

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