La Velina

Di Paola Bacchiddu

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Ema a Milano, Renzi c'è? I dubbi sull'appoggio dell'ex premier

Finalmente sembra fatta. I numerosi appelli rivolti al governo dal sindaco Sala sembrano essere stati accolti. La campagna nazionale per spostare la sede dell'Ema, l'agenzia del farmaco, da Londra a Milano, dopo la Brexit, sembra partita. Era da tempo che l'ex ad Expo chiedeva a gran voce un impegno formale forte, da parte del governo, per perorare nelle sedi internazionali la candidatura di Milano a sede ideale per accogliere l'Ema. Chi non ricorda i continui appelli di Sala, soprattutto in campagna elettorale per le scorse amministrative, quando l'allora premier Matteo Renzi sembrava più interessato al Referendum sulle riforme costituzionali? Appelli per lo più inascoltati, fino all'impegno formale di oggi dell'attuale presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che ha presentato un primo dossier cui seguirà, a fine mese, un secondo documento da consegnare alla Commissione europea. “Questa è una partita che l'Italia fa bene a giocarsi in questa fase in cui vediamo sintomi di ripresa a livello nazionale. E Milano è simbolo di questa capacità di risollevarsi", ha detto stamane ai microfoni il presidente del consiglio.

Del resto per questa battaglia, con cui Milano si aggiudicherebbe un'altra mostrina sul petto degli eventi internazionali, dopo Expo, si erano spesi quasi tutti, in maniera bipartisan. Perfino il presidente della regione Lombardia Roberto Maroni aveva seguito Sala in questa nuova sfida, in tutte le delegazioni ufficiali delle scorse settimane e arrivando a dichiarare di essere perfino disposto a cedere la sede del suo Pirellone per accogliere gli uffici di Ema.

Eppure le solite veline che tutto sanno e poco capiscono raccontano una storia diversa, dietro la facciata formale del sostegno governativo di oggi. L'affare Ema sarebbe infatti dovuto partire molti mesi prima per cercare di concorrere per tempo e con l'adeguata preparazione contro le altre candidature: Bratislava e Vienna in testa (oltre a Barcellona e Amsterdam, tra le 21 città in gara). Ma qualcosa sembra essersi arenato a causa del progressivo raffreddamento dei rapporti tra l'attuale sindaco di Milano e il segretario del pd. A Matteo Renzi, infatti, non sarebbero piaciute le continue dichiarazioni di Sala sui giornali zeppe di critiche e dissociazioni da quello che un tempo è stato il suo primo sponsor. Al punto che né lui né il suo strettissimo giglio magico – il sottosegretario Maria Elena Boschi in primis – sembra aver fatto molto per aiutare la candidatura di Milano, se non addirittura incrociato volontariamente le braccia. Alcuni riferiscono che addirittura, oltre ai dissapori personali, ci siano stati anche taciti patti con la Merkel per non infastidire troppo la leadership tedesca in Commissione europea, in cambio di una grossa mano sulla bollente questione dell'immigrazione, sempre più esplosiva, in vista della vicina campagna elettorale per le prossime politiche.

Quel che è certo è che bisognerà fare presto. Le valutazioni della Commissione sul rispetto dei criteri da parte delle città candidate saranno rese pubbliche entro fine settembre, mentre a ottobre si discuterà politicamente la questione tra i ministri degli Affari europei, che procederanno nella decisione finale a novembre con un massimo di tre votazioni, a scrutinio segreto. Ci vuole infatti una maggioranza di 14 voti degli stati membri, per passare al primo turno, oppure si procederà coi ballottaggi tra le più votate. Il segretario del partito democratico darà una mano a Milano ?

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