La Velina

Di Paola Bacchiddu

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La Velina
Gelmini e la partita della vita. Tra mal di pancia e malumori. Velina

Parecchi mal di pancia e malumori agitano da settimane la coalizione di centro destra. Malgrado la narrazione del “tutti compatti su Milano”, e lo spirito di coesione che viene comunicato a taccuini aperti e telecamere accese (un po’ per contrapporre le ferite ancora aperte su Roma), anche a Milano la notte dei lunghi coltelli sembra essere iniziata.

L’iperpresenzialismo della coordinatrice regionale Gelmini ha fatto storcere più di un naso, a essere eufemistici. Non solo la sua è ormai una presenza fissa accanto al candidato sindaco Parisi, ma non c’è manifesto elettorale, in città, dove non spunti il suo volto, tanto da indurre qualcuno a chiedersi, scherzosamente, se ci siano altri candidati in coalizione. Del resto, lei si gioca tanto, ne è consapevole, e quindi si sta impegnando allo spasimo. Non ha aiutato a pacificare gli animi neppure la composizione dei santini per i ticket elettorali, dove campeggia il suo volto accanto a ciascuno degli altri candidati di Forza Italia.

A proposito di mal di pancia, l’ultimo grande evento di domenica scorsa, al Teatro Manzoni, con un rinato Berlusconi che parlava ai suoi, ha indispettito molti: tutti i big seduti in prima fila – dalla Bergamini, a Romani, a Laura Comi – e i veri portatori d’acqua della campagna sul territorio, relegati in fondo alla sala.

Le solite veline che tutto sanno e poco capiscono riferiscono ad Affaritaliani.it Milano che molti hanno notato l’assenza della Gelmini all’ultimo ufficio di presidenza di Forza Italia a Palazzo Grazioli, convocato per sciogliere il nodo gordiano delle candidature a Roma: un modo, secondo taluni, di sfilarsi da guai che avrebbero potuto comprometterne il futuro politico e agitare le acque su Milano. Tradotto: nessun endorsement per la Meloni, risolvetevi la cosa giù a Roma.

Sempre a proposito di malignità, si dice che perfino una sua protetta – la “rottamatrice” Silvia Sardone, volto noto alle tv nazionali - sia stata posizionata in fondo alla lista di Forza Italia, e non tra le prime posizioni, ricercando motivi che potrebbero significare l’incrinamento di un rapporto di fiducia di anni.

Se in Forza Italia ci sono acque agitate, anche tra azzurri e leghisti (Lega salviniana), pare non corra buon sangue. Che tra Maroni e la Gelmini ci sia un feeling particolare è cosa nota, e che tra Maroni e Salvini non ci sia feeling è cosa altrettanto nota. L’equazione si risolve in modo semplice. A complicare le cose c’è il fatto che nella Lega Salvini non è il solo ad augurarsi che Forza Italia si schianti a Milano. Molti sarebbero felici di vedere una sconfitta di Parisi, per poi attribuire la responsabilità proprio al deus ex machina dell’operazione: Berlusconi.

Perfino il presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo (Ncd), insieme a Maroni (candidato come capolista a Varese), sembrerebbero molto più impegnati a Varese che a Milano. Il candidato della coalizione di centrodestra Paolo Orrigoni (Lega) sembra infatti essere dato come favorito sul candidato della coalizione di centrosinistra, Davide Galimberti (Pd). Come a dire: se a Milano perde Parisi, è colpa di Forza Italia; noi, il nostro candidato, lo abbiamo fatto vincere.
Certo è che il partito, su Milano, non deve scendere sotto una certa soglia - almeno il 15 per cento - per evitare di rischiare di bruciarsi agli occhi dell’elettorato meneghino. E anche la sua più visibile interprete, Mariastella Gelmini, appunto, deve portarsi a casa almeno un bacino di 3-4mila preferenze: compito non facile, a questa tornata elettorale, molto, molto competitiva e con la previsione di un tasso di astensionismo davvero record.

 
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