La Velina

Di Paola Bacchiddu

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Elezioni 2018: Lazio e Lombardia, destini incrociati. Gori dg in Rai?

Elezioni 2018: Lazio e Lombardia uniti, per una volta, da un comune destino. Mentre non si fa altro che decantare l’amministrazione virtuosa di Milano, in contrapposizione con quella disastrata di Roma, per una volta Lazio e Lombardia sembrano essere irrimediabilmente intrecciate nella comune partita delle regionali. La questione è legata all’election day, cioè l’ipotesi di riunire in una sola data – probabilmente il 4 marzo – le elezioni politiche nazionali e quelle regionali.

Sullo scacchiere regionale incidono, infatti, le più pesanti strategie nazionali, politicamente parlando.

In che senso? Nel senso che il neopartito di sinistra "Liberi e uguali" avrebbe promesso sostegno e pieno appoggio alla corsa dell’attuale presidente piddino del Lazio Nicola Zingaretti, che ha annunciato già in autunno la sua ricandidatura. Il governatore, infatti, si tiene cautamente lontano dai destini nazionali sempre più instabili, cercando di accrescere il suo potere nel perimetro più sicuro della regione, in attesa di tempi migliori – e di sicuro meno confusi – all’interno del partito democratico. Proprio per questo il timore è un risultato nazionale più che soddisfacente (diciamo attorno all’8 per cento) dei fuoriusciti del pd confluiti nel nuovo cartello elettorale guidato da Grasso. In questo caso la promessa di sostegno politico al pd, nelle regionali in Lazio, potrebbe sfumare. Ecco perché Zingaretti preme per anticipare le urne locali, rispetto alle politiche.

Tutt’altra sorte in Lombardia, invece. Nello scacchiere nordico, infatti, "Liberi e uguali" ha già annunciato che non sosterrà in alcun modo la corsa del candidato del pd Giorgio Gori: la partita lombarda – che vorrebbe il voto lo stesso giorno delle politiche – incrocia ben altre questioni. Prima fra tutte l’asse tra Maroni-Berlusconi. Il cavaliere, che proprio non riesce a digerire il leader della Lega Matteo Salvini, conterebbe sull’appoggio di Maroni per spaccare il partito di via Bellerio e depotenziare il segretario nazionale. In questo l’attuale governatore gli sarebbe utilissimo a Roma, in un ruolo centrale. Maroni sembra però determinato a ricandidarsi in Regione: ha di recente smentito un suo ruolo politico a livello nazionale. Non solo. L’attuale premier Gentiloni parrebbe non nascondere di preferire lo stesso Maroni, alla guida della Lombardia. Perché? Gli accordi tra governo e regione, dopo il referendum sull’autonomia fiscale dello scorso ottobre, sembrano avviati in maniera più che collaborativa. E a Gentiloni farebbe comodo spaccare l’asse del nord, con Zaia e l’intransigenza veneta contro il governo da una parte, e un rapporto più dialogico con il Pirellone dall’altra. Una difficoltà in più per il candidato del partito democratico e sindaco di Bergamo. Il quale – riferiscono in molti a lui vicini – starebbe però già guardando un orizzonte più ambizioso di quello regionale: con la caduta del Giglio magico qualcuno pensa a lui come un leader del partito a livello nazionale, mentre altri fanno il suo nome nel risiko delle nomine del prossimo direttore generale della Rai, dopo le elezioni. I buoni rapporti tra l’ex manager Mediaset e Berlusconi, infatti, non si sarebbero mai interrotti…

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