La Velina

Di Paola Bacchiddu

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La Velina
Lista Parisi, caos post Passera. E Sala arruola l’uomo di Obama

“Libero e indipendente dai partiti”. Così si era presentato, il golden man delle banche, ed ex Ministro del Governo Monti, Corrado Passera, nella corsa alla guida di Milano. Ma cosa è successo davvero, nella repentina mutazione genetica che lo ha trasformato da candidato civico libero dalle logiche dei partiti, a primo sostenitore del candidato di centrodestra Stefano Parisi?

Le solite veline che tutto sanno e nulla capiscono, riferiscono ad Affaritaliani.it Milano che la sterzata di Passera è stata davvero improvvisa. Poche manciate di ore. Una chiamata tra Parisi e Berlusconi. Un sms tra Corrado Passera e il suo staff. La promessa, forse, della candidatura come capolista, al collegio Milano 1, nelle prossime politiche del 2018 (ma molti pensano si vada a votare già nel 2017, date le crepe sempre più profonde che stanno incrinando il governo Renzi).

Passera, inoltre - che raccontano aver speso già oltre 2 milioni di euro per la sua campagna elettorale – avrebbe assicurato di contribuire ancora alla campagna di Stefano Parisi. Dal comitato elettorale, qualche avvvisaglia della clamorosa decisione era già stata rilevata nei giorni precedenti al ritiro, ma la svolta è stata ampiamente imprevista, prima della convocazione di una conferenza stampa con Parisi, i cui contenuti sarebbero stati pressochè sconosciuti al suo stesso staff.

Staff in panico, anche per la consueta valanga collaterale di commenti di protesta sui social. Molti utenti hanno screenshottato i tweet in cui l’ex banchiere si scagliava con una certa violenza sui partiti, e su Salvini e Parisi nello specifico. Tanto che al principio, tra i suoi collaboratori, sarebbe balenata l’idea di cancellarli prima della tempesta: troppo tardi. Ora, parte del comitato e dello staff si sposterebbe a lavorare per la nuova lista civica a sostegno del candidato di centro-destra.

Nel frattempo, quel Salvini che urlava su ogni piattaforma “mai con quello delle banche e del governo Monti” che fa? Rumors interni lo danno piuttosto supino alle decisioni del duo Parisi-Berlusconi. Dopo aver creato una frattura sul candidato Bertolaso a Roma, sembrerebbe non potersi permettersi un’altra frattura qui a Milano. Nonostante la base, all’idea di accogliere Passera nella coalizione, minaccerebbe vistose defezioni. Probabilmente rientreranno anche i mal di pancia, ma per adesso il “dolore” resta.

Anche perché bisogna considerare che il risiko delle liste è già iniziato. Per fare spazio ai candidati in quota Passera, sarebbe stati fatti fuori nomi già dati per certi: come quello di Fausto Montrone, ex An e ora civico, che una lettera a firma di Albertini (capolista nel cartello civico a sostegno di Parisi) invitava a far parte della squadra, con tanto di ringraziamenti. La sua impegnata attività sui territori, in questi mesi, ha dovuto abdicare alle più forti logiche di partito (qualcuno a lui vicino lo darebbe molto, molto arrabbiato perché gli è stato preferito Manfredi Palmeri, fino a ieri nella lista di Passera). Anche la Capotosti, vicina a Salvini, sarebbe stata allontanata da Parisi che non gradirebbe la sua vicinanza alle istanze dell’estrema destra e a Casa Pound (vicinanza che a Matteo non ha mai dato fastidio, anzi). Dentro invece Susanna Creperio, al contrario di  Alessandro Rimassa, che ha lasciato in polemica, con tanto di lettera aperta in cui chiede a Passera «Abbiamo superato l’anti-berlusconismo per far nascere l’anti-renzisimo?»

E a sinistra, nel frattempo, cosa succede? Un certo sconcerto, la decisione di Passera, lo ha creato. Dopo la recentissima ipotesi di aprire a una quinta lista di moderati e cattolici, per recuperare il gap al centro, pare che al comitato elettorale sia approdato un nuovo consulente sulla campagna elettorale, molto vicino allo stratega di Obama: quel Jim Messina scelto da Renzi per la consulenza sul referendum sulle riforme costituzionali: importantissimo banco di prova per una leadership ultimamente parecchio provata.

Il collaboratore di Messina, inviato da Roma, avrebbe fatto già una prima riunione col comitato di Sala: la scelta non sarebbe però particolarmente gradita dagli altri collaboratori dell’ex ad Expo, che ritengono che le soluzioni proposte in un primo focus di confronto, siano troppo ritagliate sul territorio americano, e molto lontane da quello milanese. In ogni caso, ora più che mai, la campagna elettorale è aperta.

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