La Velina

Di Paola Bacchiddu

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La Velina
Parisi fa campagna per il no. Ma alcuni dei suoi vanno alla Leopolda...

Ora che si naviga sospesi in questo limbo che è l'attesa sull'esito del referendum costituzionale, gli steccati politici e le nuove aggregazioni hanno contorni sempre più confusi. La sinistra, in attesa del congresso di febbraio che scioglierà Sel per confluire in Sinistra Italiana, gioca le sue molteplici partite con schieramenti interni spesso in conflitto tra loro. All'interno del Pd, nelle ultime settimane di campagna elettorale referendaria, si affinano le strategie, da declinarsi in base al risultato del voto di dicembre (uno di questi piani prevede una vera e propria scissione all'interno del partito, da cui potrebbero nascere nuove formazioni autonome).

E nel centro-destra? L'alleanza tra il governatore della Liguria Giovanni Toti, di Forza Italia, e il segretario nazionale della Lega Matteo Salvini sembra sempre più salda. Un'intesa che ogni giorno di più chiarisce che, in questa partita, l'ospite non gradito è Stefano Parisi.  Dopo un'iniziale investitura di Berlusconi a leader prescelto per accogliere l'eredità del centro-destra, il manager si è trovato a schivare colpi su ogni fronte: da Matteo Salvini, ritenuto da Parisi un interlocutore troppo grezzo ed estremista; da Forza Italia, i cui colonnelli non hanno amato che qualcuno saltasse la fila per prendere il potere dopo Berlusconi, e sul fronte economico, data l'enorme quantità di denaro che occorre per nutrire la macchina politica.

Anche nella manifestazione del 12 novembre prossimo a Firenze, in Santa Croce, per ribadire il No alla Riforma costituzionale, Salvini ha invitato Toti, Giorgia Meloni, molti non leghisti, e perfino D'Alema e l'ideologo del Movimento 5 Stelle Paolo Becchi.

Ma su Stefano Parisi non una parola, neppure nelle dichiarazioni che continua a rilasciare anche fuori da Palazzo Marino, dove è consigliere comunale. Tutto prevedibile: ma i sostenitori dell'ex manager Chili che fine hanno fatto?

Le solite veline, che tutto sanno e poco capiscono, riferiscono ad Affaritaliani.it Milano di aver visto molti dei volti presenti alla grande convention del MegaWatt di Milano dello scorso settembre aggirarsi tra i tavoli della Leopolda, in cerca di asilo politico.

Uno degli ospiti intervenuti sul palco parisiano, addirittura - la brillante giornalista Annalisa Chirico - ha moderato uno dei tavoli renziani: quello su giustizia e riforme, coordinato dal deputato del Pd Gennaro Migliore. Si era esposta al MegaWatt.

Ma non era l'unica transfuga.  Anche il deputato di Ncd Paolo Alli, il ciellino Marco Sala e il segratese Federico Figini, già candidato nella lista civica di Parisi alle scorse amministrative di Milano, sono stati avvistati tra i tavoli leopoldini, dopo aver mostrato un iniziale interessamento al progetto politico di Parisi.

La giustificazione ufficiale ha fatto appello alla curiosità e alla voglia di interloquire anche con un'area politica diversa. Ma qualche renziano che non vuole essere menzionato si chiedeva se, in questi chiari di luna, non fossero tutti, al contrario, in cerca di un nuovo posizionamento politico. Ammesso che il referendum si concluda con una vittoria per il SI', naturalmente. Perché in caso contrario cambia tutto.

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