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"Maledetto il giorno che t’ho swippato": l'amore ai tempi di Tinder
Maledetto il giorno che t'ho swippato

"Maledetto il giorno che t’ho swippato": l'amore ai tempi di Tinder

Con oltre 5 milioni di views in poco più di due mesi, “Maledetto il giorno che t’ho swippato” degli Estremi Rimedi è la web series del momento. Ambientata a Milano, la racconta in esclusiva ad Affari il suo creatore, Francesco Francio Mazza, già noto alle cronache cittadine come I Hate Milano e finalista nel 2016 ai Nastri d’Argento con il cortometraggio “Frankie”.

Per prima la domanda più ovvia: cosa vuol dire “swippato”?
Deriva dal verbo inglese “to swipe”, che ha molti significati, alcuni non molto eleganti, ma che in questo caso significa “strusciare”. Quando vai su Tinder (una dating app, ovvero una applicazione per cellulare in cui ci si conosce per poi incontrarsi nel mondo reale n.d.r.) e vedi una persona che ti interessa, strusci il dito sul display verso destra per segnalarglielo. Se anche lei fa la stessa cosa, potete iniziare a parlare. La serie è, di fatto, una satira di costume sulle persone che si conoscono su Tinder.

Che rapporto hai con Tinder?
Ho vissuto a New York nel 2013-2014, ovvero la Golden Age di Tinder, quando era una novità e tutti erano interessati a provarla. Si trattò di un vero mutamento di costume: i new yorkesi sono molto disinvolti e conoscere persone nuove è sempre stato facile, ma con Tinder il tutto raggiungeva un nuovo livello. Ricordo un amico del mio coinquilino che la domenica sera faceva il planning settimanale delle uscite: mai meno di dodici appuntamenti a settimana, cosa che tra l’altro era costosissima infatti in breve rimase single e senza un dollaro. Certo all’epoca pensavo che in Italia non si sarebbe mai diffusa come invece è successo.

Quindi online si incontrano solo persone strane?
Diciamo che app come Tinder, e come molte altre che in Italia si sono diffuse meno, si basano su un assunto di base completamente folle, ovvero che bastino due foto in costume e qualche messaggio superficiale per stabilire se una persona sia o meno interessante. Lasciamo perdere le avventure di una notte, che sono un’altra storia: prima del dating online, se uscivi con qualcuno doveva esserci prima stato un contatto personale, nel mondo reale, in cui già si capivano molte cose. Oggi quella fase iniziale avviene online, ma non è lo stesso: così ci si trova a passare serate con gente che magari, dopo cinque minuti, si scopre di detestare. Le implicazioni di tutto questo sono molto interessanti.

Cioè?
Andiamo verso un mondo che sembra non vedere l’ora di essere governato dagli algoritmi. Il numero di appuntamenti catastrofici che si verificano come conseguenza del dating online dimostra che il fattore umano, l’istinto, è ancora fondamentale, e non potrà mai essere sostituito.

Oltre alla comicità nella serie c’è anche qualcosa di più sottile?
La comicità nasce dalla tragedia del reale. La sua essenza sta nell’analizzare i fenomeni contemporanei e mostrarne i paradossi, le contraddizioni, i lati grotteschi. Era quello che facevano i maestri della commedia all’italiana, che portarono il nostro cinema ai vertici internazionali, o che Woody Allen ha espresso perfettamente nel film “Melinda e Melinda” dove la stessa storia viene mostrata sia sotto forma di dramma che di commedia. Purtroppo oggi la commedia italiana non si confronta con la realtà, ma con una serie di stereotipi che esistono solo nella testa di alcuni dinosauri che vivono nel Jurassic Park del quartiere Prati di Roma. Poi ci sono le eccezioni, come “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese, che è un film moderno, contemporaneo, e che non a caso ha avuto un successo pazzesco nel mondo.

Con Gli Estremi Rimedi avete l’ambizione di andare al cinema o in TV?
Più che l’ambizione, si tratta di un progetto cui mi dedico da anni con la disciplina di un monaco Shaolin e la resilienza di un Flagellante medievale. I problemi sono essenzialmente due: la nostra totale estraneità al Jurassic Park di cui sopra e l’indisponibilità a fare compromessi. Per dire: tre anni fa mi proposero di dirigere una serie TV. Era un progetto importante, che avevo sviluppato dall’inizio e a cui tenevo molto: ma mi venne detto chiaramente, sin dalla prima riunione, che io non avrei potuto in alcun modo scegliere gli attori né avere voce in capitolo sulle sceneggiature. Ho quindi rifiutato, perché non ho interesse a fare “un film” per poi vantarmi al ristorante giapponese mentre mangio nigiri, anche se poi detto film si rivela un flop pazzesco. Io voglio fare il mio film, e rischiare su una cosa in cui credo. Altrimenti continuo a fare quello che faccio, tantopiù che ultimamente mi dà molta soddisfazione

Con quali attori e attrici vorresti lavorare in futuro?
Con quelli con cui lavoro già. Daniele Balestrino, Orsetta Borghero, Angelica Cacciapaglia, Lavinia Origoni sono molto più bravi di buona parte di attoroni e attricione del cinema di casa nostra, gente che quando recita parla con la stessa inflessione di un notaio romano di cinquant’anni, e che quando la guardi fa venire male all’anima. Ci si lamenta che i “giovani non vanno al cinema”: per forza non ci vanno, c’è più brio nelle tavolette cuneiformi della letteratura sumera che nel 90% delle sceneggiature italiane.

Il web quindi potrebbe rivoluzionare il cinema?
Se chi viene dal web è lasciato libero di fare quello che vuole, si. Il problema è che quando dal Jurassic Park capitolino escono in gita oltre il Grande Raccordo Anulare per ingaggiare qualche straniero, lo modificano, gli inoculano la loro mentalita’ alla vaccinara obbligandolo a fare come vogliono loro. Ed ecco spiegato perché gente che sul web ha fatto e fa cose fortissime, al cinema ha fatto dei flop. Di nuovo: o sarò libero di lavorare con i miei, sulle storie che facciamo noi, o continueremo ad andare sul web, con grande gioia. Tanto, come dimostra l’archeologia, i dinosauri sono grandi e grossi ma prima o poi si estinguono.

fabio.massa@affaritaliani.it

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