Milano/ Casa Morigi, dove nacque il movimento italiano gay

Lunedì, 9 febbraio 2009 - 10:25:00

Gli altri sono fotografi, tecnici del suono, costumisti, attori, produttori musicali, creativi del web. Diverse sono anche le associazioni che vi hanno sede come Survivor international, l’ente internazionale per la difesa delle popolazioni tribali, il Movimento consumatori, il Servizio civile internazionale, Terra del fuoco che propone corsi di tamburo, fisarmonica, restauro, e collettivi di teatro e di flamenco. Immagino che abbiate degli spazi comuni? Si, sono i luoghi dove ci confrontiamo e dove facciamo cultura, una cultura quotidiana fatta di piccole cose. Allestiamo mostre, diamo vita a momenti teatrali, ragioniamo sul diritto alla casa e sulla qualità dell’abitare, che è un tema a noi molto caro. Ma non avete mai provato ad avere un contatto concreto con le autorità, soprattutto per uscire dallo stato di abusivismo? Eccome, abbiamo cercato tante volte un confronto con il comune. Volevamo uscire dall’irregolarità ma sono troppi gli interessi che circondano una dimora che si potrebbe tranquillamente vendere a 15 mila euro a metro quadro.

I vari assessori più volte ci hanno illuso dicendoci che avrebbero regolarizzato la situazione, che era una cosa lodevole l’autocostruzione e la responsabilità diretta del cittadino sulla cosa pubblica. Ma non è successo niente per svariati anni fino a quando nel 1999 il Demanio ci ha imposto una soluzione apparentemente semplice: il pagamento di un' indennità di occupazione per gli ultimi cinque anni e l'avvio di un progetto di ristrutturazione che comportava l'allontanamento di tutti gli abitanti e delle associazioni. Proponeva, a chi ne aveva i requisiti, di iscriversi nelle liste per l'assegnazione di case popolari e prevedeva, dopo la ristrutturazione, il rientro in affitto per quei pochi che avrebbero potuto pagare prezzi di mercato. Decidemmo di pagare una prima quota di indennità per dimostrare la nostra volontà nel trovare un accordo, ma vincolammo il pagamento di una seconda quota ad un ulteriore incontro ed alla firma di un protocollo d'intesa fra l'Amministrazione comunale e gli abitanti della casa.

L'Amministrazione ritenne non ci fosse altro da dire e nel novembre del 2005 ricevemmo la comunicazione dell'avvio di un procedimento volto al rilascio forzoso dei locali in quanto occupati senza titolo. E cosa è cambiato da allora? Quando c’è stato il cambio di poltrona a Palazzo Marino, dopo tanti anni di buchi economici, l’amministrazione ha deciso di vendere 75 stabili per rimpinguare le casse comunali. Attualmente è in corso la cessione dell'intero edificio ad un Fondo di gestione immobiliare gestito da BNL che rivenderà lo stabile. Per quanto ci riguarda, nel 2008, abbiamo costituito l’“Associazione Casa Morigi” e continueremo la nostra battaglia promuovendo l’autocostruzione e il diritto alla casa soprattutto in una città come Milano dove la qualità dell’abitare deve misurarsi quotidianamente con la capacità di saper accogliere le diversità.

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