#Milanottimisti

di Giacomo Biraghi

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#Milanottimisti
Il decalogo delle virtù urbane di #milanottimisti. Quarta puntata: velocità.
Milano

Negli ultimi decenni è avvenuta una trasformazione radicale delle nostre vite: siamo  passati dal valore egemone della “stanzialità” a quello della “mobilità”. Con la globalizzazione e la conseguente progressiva riduzione, anche nel nostro paese, dell’economia fondata sulla “fabbrica”, le nostre giornate si sono sempre più “messe in movimento”. Possiamo ben dire che oggi non ci spostiamo più per andare al lavoro, ma “lavoriamo spostandoci”. Tutto questo ha un impatto dirompente sulle condizioni della mobilità urbana: è sotto gli occhi di tutti come la velocità media di ciò che chiamiamo “traffico” sia ormai vicina alla paralisi.

Attualmente, il rafforzamento dei mezzi pubblici e l’adeguamento delle infrastrutture sono gli obiettivi dell’agenda delle Amministrazioni locali, abbinati a un’attenzione crescente verso i temi ambientali. Si tratta di ottime intenzioni che, tuttavia, hanno finora dimostrato una certa inefficacia sulla congestione. Quello che emerge con chiarezza è la mancanza di una strategia che tenti di coniugare il diritto alla mobilità con la fluidità del traffico stesso. Affrontare la sfida della lotta al traffico con divieti che ledono i diritti di mobilità o con interminabili e costose opere infrastrutturali, non altera significativamente la densità del “traffico”. Occorrerebbe, invece, concentrarsi su soluzioni che puntino a incrementare la “produttività” delle automobili, in termini di persone trasportate per tratta.

1- IL VALORE DELLA MOBILITA’
Spesso nelle analisi del tema e delle possibili soluzioni si perde di vista il fondamentale punto di partenza: la mobilità è un valore. Oltre a essere una libertà irrinunciabile che migliora la qualità della vita, infatti, bisogna sottolineare che un territorio sul quale ci si può muovere facilmente e velocemente, è un territorio più ricco. All'aumentare della distanza percorribile in un'unità di tempo aumenta più che proporzionalmente il territorio (area di mercato) che i cittadini e le imprese possono sfruttare per comprare/vendere beni e servizi: tutto questo va a vantaggio della concorrenza e a detrimento dei monopoli locali. Studi hanno rilevato che negli ultimi 30 anni a fronte di un incremento dello spostamento medio per passeggero del 46%, l'area di mercato è aumentata del 116%, con effetti diretti sul PIL e sulla distribuzione della ricchezza. L’obiettivo di una Amministrazione dovrebbe quindi essere quello di diffondere (e non restringere) il diritto di ogni individuo a muoversi con più libertà, in uno spazio sempre maggiore e in un tempo sempre minore.

2- LE SOLUZIONI “CLASSICHE”
Le soluzioni proposte negli ultimi decenni stanno sempre più rivelandosi impraticabili e non in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini. Qui di seguito analizziamo le due principali strade percorse finora: ampliamento delle infrastrutture e rafforzamento della rete dei trasporti pubblici.

2A- SOLUZIONE INFRASTRUTTURALE
Innanzitutto, costruire nuove strade e nuove opere architettoniche ha un costo elevato che grava sulla fiscalità generale, ma quello economico non è l’unico costo. Infatti, questa soluzione determina per anni un vero e proprio “intasamento” causato dai cantieri aperti e dalla conseguente restrizione delle superfici percorribili. Quello che, inoltre, è fondamentale capire è che anni di  congestione urbana hanno “congelato” traffico potenziale che si riverserebbe sulle nuove strade, annullando di fatto i benefici di nuove e più grandi infrastrutture. E’ il caso di chi ha scelto di spostarsi con altri mezzi (treno, bus, moto) o in altri orari o percorrendo strade secondarie proprio per i rallentamenti causati dal traffico: una maggiore fluidità del traffico dovuta a nuove infrastrutture richiamerebbe immediatamente un numero tale di utenti da ricreare in breve tempo il problema di partenza.

2B- SOLUZIONE TRASPORTI PUBBLICI
Sebbene necessari e fondamentali, i mezzi pubblici hanno però dei limiti che non possono essere superati e che non li rendono adatti a risolvere pienamente il problema legato alla mobilità. Per prima cosa non rispondono alla necessità dell’individuo di spostarsi in piena libertà e autonomia: i percorsi e gli orari dei mezzi sono sempre determinati – per ragioni logistiche ed economiche – dalla richiesta di spostamenti “collettivi”. Pertanto, anche un forte potenziamento dei mezzi pubblici non sarebbe in grado di raccogliere che una esigua minoranza degli spostamenti totali generati nell’area metropolitana milanese, a causa dello sprawling insediativo e della parcellizzazione degli spostamenti nei luoghi e nei tempi. In secondo luogo sono fortemente diseconomici: sono infatti strutturalmente in perdita in tutto il mondo per almeno il 30% dei costi di gestioni annuali, senza considerare l’ammortamento degli investimenti che non gravano direttamente sul bilancio delle aziende di trasporti. Se all’utente fosse chiaro che il biglietto dei mezzi pubblici andrebbe moltiplicato per cinque per garantire un recupero complessivo dell’investimento, si svilupperebbe con più efficacia il dibattito sulle soluzioni “alternative”!

Occorre, quindi, trovare una soluzione che permetta di preservare la libertà di movimento garantita dall’uso delle autovetture all’interno, però, di un territorio con una fluidità del traffico che permetta spostamenti in tempi rapidi. E’ necessario, quindi, tornare ad investire sull’automobile, non solo dal punto di vista economico (questo si fa da sempre e si continua a fare: la spesa per infrastrutture stradali è la prima voce di spesa pubblica in tutti gli stati del mondo), ma soprattutto dal punto di vista dell’elaborazione di nuove modalità d’uso dell’auto privata (oltre il classico car sharing). Il futuro della mobilità nelle città è ancora una volta legato al più efficace ed efficiente modo: l’automobile che ognuno di noi possiede e deve poter usare e parcheggiare al meglio.

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