di Fabio Massa
Li hanno già definiti i "figli dell'Ulivo". Si ritrovano per una tre giorni dedicata ai giovani democratici nella splendida cornice di Piombino. Ivan Scalfarotto, Matteo Renzi, Paola Concia, Giuseppe Civati. Proprio Civati, uno dei leader dei giovani democratici, sceglie Affaritaliani.it per un'intervista a tutto campo. "L'obiettivo? Un congresso subito, da iniziare a preparare già l'8 giugno. E poi: ricambio generazionale, tematiche nuove". Cofferati? "Franceschini e Martina ci spiegheranno questo pasticciaccio brutto". Le europee? "Voterò Scalfarotto, Toia e Panzeri". Piombino? "E' solo l'inizio di un percorso, un'occasione per conoscerci".
Giuseppe Civati, uno dei figli dell'Ulivo. Ma cosa vuol dire?
Vuol dire che qualcuno ci ha chiesto, in questi mesi: dove sono i giovani del Pd? E noi rispondiamo: eccoci. Chiariamo: non vogliamo nessun posto al sole, però vogliamo partecipare a un dibattito di idee, di proposte e di cultura politica. Un dibattito che ci sembra molto importante per il Pd. E' un po' come i falsi magri...
Falsi magri?
Sì, il Pd fa i falsi dibattiti. Noi vogliamo invece un vero dibattito. E poi è un po' l'occasione di conoscerci tra di noi: Renzi, ad esempio, non l'ho mai visto. Ci conosciamo a Piombino.
Ma voi siete figli dell'Ulivo o figli del Pd?
La definizione sta a significare che c'è una generazione politica che non ha conosciuto le stagioni precedenti, le fenomenologie della Dc e del Pci.
L'obiettivo qual è? L'elaborazione di un manifesto per una candidatura autonoma alla segreteria del Pd?
No, no. Non anticipiamo i tempi. La necessità e l'urgenza che sentivamo un po' tutti era questa: dare rappresentanza a questa generazione, fare in modo che diversi soggetti che - in un modo o nell'altro - conosciamo solo attraverso i media, si conoscano davvero di persona. La nostra urgenza è chiarire le priorità e le cose più importanti da discutere. Ovviamente cercando di dare un taglio molto contemporaneo...
Entriamo nel merito. Mi dica le prime cinque priorità di Civati.
Il problema più urgente, in Italia, è la riforma della politica, come viene vissuta, come viene percepita, come viene sviluppata dal Partito Democratico. La seconda priorità vale doppio. Dobbiamo dare risposte su due temi molto qualificanti per la politica italiana. Che sono immigrazione e ambientalismo. Sull'immigrazione dovremmo lavorare parecchio: non c'è una lettura di sinistra nè dell'integrazione nè della sicurezza. Abbiamo lasciato il campo alla destra. Poi c'è la sfida ambientale, un tema che è stato sdoganato da Obama. Prima era una questione di nicchia, l'ambientalismo, e ora invece è diventato patrimonio di tutta la politica. Sia l'immigrazione che l'ambientalismo sono questioni nate molto recentemente in questo Paese: le grandi tradizioni storiche non hanno avuto modo di discuterne. Dobbiamo farlo noi.
Il quarto punto?
C'è da parte mia una vera e propria ossessione per la mobilità sociale: questo Paese è bloccato, ingessato. Chiudo con il quinto punto, che è la matrice culturale da cui ha origine tutto. Ci deve essere un ricambio generazionale che non riguardi solo la politica.
A proposito di giovani e rinnovamento. Che mi dice di Cofferati?
Non lo voterò. Per coerenza con quello che ci stiamo dicendo da sempre, visto che non mi pare utile a nessuno che le candidature provengano dall'esterno. Cofferati disse: "Se mi candidassi per le europee potrete dire di me che sono un cialtrone". Ecco, io non lo dico.
Non lo dice, Civati.
... ma ecco, in fondo se lo dice da solo.
Rosati argomenta: la figura di Cofferati serve a recuperare il rapporto con i lavoratori dipendenti che Penati ha voluto interrompere.
Non penso che Cofferati abbia l'esclusiva del rapporto con i lavoratori, giusto? E poi posso dire che la questione della candidatura di Cofferati andava gestita meglio. A partire dalla sua rinuncia a fare il sindaco a Bologna. Doveva semplicemente dire: sono interessato ad andare in Europa e a costruire un percorso. Ha detto invece cose molto approssimative e sbagliate. Io voterò Ivan Scalfarotto perché penso che farà per cinque anni l'europarlamentare.
A chi darà le altre due preferenze?
Penso di confermare gli uscenti che hanno lavorato per la Lombardia. Penso a Panzeri e alla Toia. Ma c'è una cosa da precisare.
Cosa?
Volevo precisare che in Europa bisogna andarci motivati, come Scalfarotto. Invece Cofferati ha detto: fare il sindaco è un lavoro a tempo pieno, fare l'europarlamentare invece mi consente di stare a casa con mio figlio. Fermiamoci un attimo a riflettere. Cofferati prenda lezioni da Bettini: ha rinunciato con un gesto di grande generosità e serietà politica. Però a Bettini dico che i malumori dovrebbero essere esplicitati...
A proposito di malumori per la candidatura di Cofferati. Nella segreteria di Franceschini c'è anche Maurizio Martina, che è un lombardo doc...
Ripeto il concetto: le responsabilità noi ce le assumiamo. Anche se risultiamo antipatici. Cofferati è una figura importantissima per il panorama politico italiano, nessuno lo nega. Ritenevo fosse utilissimo un suo lavoro nel partito, come quello di tanti amici e compagni. La questione politica è che in Europa ci si va con serietà. Altrimenti le persone si disaffezionano. Rosati dirà che serve a recuperare il rapporto con il mondo del lavoro. Si perde però quell'elettorato che queste cose non le accetta. In questo senso Maurizio Martina e Dario Franceschini dovranno spiegarci perché è stata fatta questa scelta. Non è uno scandalo, intendiamoci. Più che altro è un pasticcio. Hanno fatto un pasticciaccio... Quel pasticciaccio brutto di Sergio Cofferati.
Torniamo a Piombino. Qui si parte, dove si arriva?
Si arriva al congresso. C'è già chi dice che uno più uno fa 2010, in politica. Assolutamente no: vorrei che il congresso si facesse a ottobre. E che si facesse con il coinvolgimento di centinaia di migliaia di persone ormai scazzate. Si può dire scazzate?
Si dice.
Allora diciamolo: centinaia di migliaia di persone davvero scazzate.