Milano/ Patrizia Toia (europarlamentare Pd): "Mattioli sbaglia a parlare di disagio dei cattolici. Finiamola con le liti. Cofferati? Non criminalizziamolo"

Venerdì, 17 aprile 2009 - 17:29:00

Alberto Mattioli

Milano/ Alberto Mattioli (vicepresidente Provincia Milano) ad Affaritaliani.it: "Non esco dal Pd e sostegno Penati. Fino alle elezioni"

INSIGHT

Qualcuno scherza: "Il Pd? Perché, esiste ancora?". Scherzi amari da parte di dirigenti di partito che assistono alla spaccatura dei cattolici. Rumors raccolti da Affari parlano di quel collegio rifiutato da Mattioli, l'11, in zona Politecnico. Una notizia che il diretto interessato non smentisce. Un rifiuto legato all'importanza della "zona"? Macché. "Non c'è neanche un collegio sicuro". Questo volta non è uno scherzo ma una considerazione amara. E c'è di più. C'è chi vocifera che il gruppo romano, Franceschini in testa, starebbe pensando che perdere le elezioni non è poi un gran danno. Anzi. Può essere un'opportunità per mandare a casa tutte le vecchie cariatidi. Una sconfitta per ricominciare. Anche a costo di ridefinire gli equilibri interni e non. Perché la fuoriuscita dei cattolici, questo è certo, non sarà indolore.


FILIPPO PENATI
"Sono certo che non succederà. Non ho alcun segnale e non credo sia nelle sue intenzioni". Così il presidente della provincia, Filippo Penati, commenta l'intervista rilasciata dal vicepresidente della provincia, Alberto Mattioli, critico della rappresentavità dei cattolici nel partito democratico. Secondo Penati "le cose che Mattioli ha detto non sono da sottovalutare. Il Pd deve essere un partito pluralista che valorizzi tutte le culture. Pone un dibattito e un confronto politico", ha detto.
di Fabio Massa

Replica senza mezzi termini, Patrizia Toia. Europarlamentare del Pd, da sempre rappresentante dei cattolici milanesi, sceglie Affaritaliani.it per replicare ad Alberto Mattioli, che in un'intervista ha parlato del Pd in termini di "disagio", dicendo che i cattolici si sentono "ospiti". E, soprattutto, affermando che non esce dal Pd fino alle elezioni. Ma che per il futuro non si può sapere. "Smettiamola di parlare di disagio, di ospitalità - spiega Patrizia Toia - I convegni a due mesi dalle elezioni mi sembrano fuori luogo. L'Udc? Che dicano una volta per tutte se vogliono un'alleanza con il Pd. Cofferati? Smettiamola di farci del male, essere sindacalisti non è mica un peccato. I giovani di Piombino? Sono disponibile a parlare con loro, se non mi chiamano 'vecchia guardia'".

Onorevole Toia, è riesplosa la questione dei cattolici. Che, secondo Mattioli, si sentono a disagio.
Io penso che la continua ripetizione della parola "disagio" non dia un'esatta fotografia di come ci sentiamo noi cattolici del Pd. Sapevamo di fare una cosa difficile, che è anche una bella sfida. La sfida di mettere insieme idee, proposte. Insieme a quelle dei socialisti, degli ambientalisti, dei liberal-democratici. E abbiamo volutamente scelto questa strada. Mi stupisce che alle prime difficoltà ci sia qualcuno che vuole gettare la spugna. O che continua a ripetere, con una insistenza del tutto inopportuna e anche inutile, questa cosa del "disagio". E poi non voglio sentire più la frase: "Siamo ospiti". Vorrei sostituirla con il concetto: "Siamo tutti padroni di casa".

MARCO GRANELLI

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Certi convegni, quindi, sono fuori luogo.
Certo che i convegni per interrogarsi a due mesi dalle elezioni... Sì, il confronto è sempre interessante. Ma mi sembrano fuori tempo. Certo è che ripetere la parola "disagio" significa ingenerare un disagio che magari non c'è. Ma cosa si aspettavano? Che andassimo a comandare in partito plurale? Io non voglio subire nè l'egemonia nè volerla esercitare. Aggiungo che anche l'Udc, tanto ricercata, deve chiarire una cosa: ma vogliono fare l'alleanza con il Pd? Se bisogna sposarsi bisogna essere in due. Che ci rispondano. Trovo sia un'insistenza assurda ribadire la possibilità di un accordo che non arriva.

Cosa pensa lei da cattolica del Pd?
Penso che prima di gettare la spugna, qualche difficoltà la affronto. Mi hanno insegnato anche la costanza e il lavoro quotidiano. Vorrei che la gente lavorasse, oltre che rilasciare interviste. E poi, vorrei dire che esistono i temi eticamente sensibili. E questi sono spinosi. Ma esistono tanti altri temi che invece vedono la convergenza tra pensiero cattolico e laico: sull'ambiente, sull'accoglienza, sul lavoro...

A proposito di lavoro. Milano è in subbuglio per la candidatura di Cofferati...
Io sono stata abituata, in un partito, a non farmi del male. E allora dico di smetterla con la vicenda di Cofferati. Se lui sarà il capolista e noi dovremo fare una campagna elettorale, allora non dobbiamo dare troppo spunto agli avversari. Non dobbiamo criminalizzare la parola sindacalista. Lo fanno già loro.

Certo è che Cofferati, con la storia del figlio...
Se Cofferati ha detto una cosa e poi ci ha ripensato, o l'hanno cercato, o qualsiasi altra cosa, non mi interessa. Smettiamola di farci del male. Detto questo, capisco la posizione di Penati, che sta facendo una battaglia durissima. La rispetto. Tanti altri, invece, si attardano su questo problema per motivi ben meno nobili di quelli di Penati. Con il gusto tipico del centrosinistra di farci del male, per intenderci.

I giovani del Pd che si trovano a Piombino sono molto critici. Da sinistra arriva la questione Cofferati, dal centro quella di Mattioli. Ma il Pd esiste ancora?
Esiste, eccome. Più strali ci sono più vuol dire che abbiamo qualcosa da dire. Non ce la si prende con il niente. Per quanto riguarda i giovani, la vedo positivamente: non ho l'età anagrafica per stare tra di loro. Ma vorrei aprire un dialogo. Non pretendo che siano misurati, ma che vogliano aprire un tavolo di confronto. Loro sono disponibili, senza dovermi per forza inquadrare sempre nella "vecchia guardia"?

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