Milano/ Pestato e sodomizzato a San Vittore, secondini condannati

Mercoledì, 22 aprile 2009 - 21:49:00

Di più, "alla gravità dei comportamenti omissivi e contrari ai doveri di ufficio ha corrisposto la gravità delle conseguenze patite" dalla vittima, perché "ove da parte di uno dei secondini si fosse intervenuto, si sarebbe certamente interrotto l'iter di vioelnze cui l'appellante si trovava a essere sottoposto e essere non sarebbero montate in un crescendo parossistico fino alla tragica scoperta del corpo esamine dello stesso" All'esito del processo, il 18 marzo 2004, il tribunale aveva condannato Mostacciolo a 4 mesi di reclusione per indebito rifiuto di atti d'ufficio e Salvatore a 2 per concorso omissivo in lesioni personali aggravate. Entrambi avevano goduto della condizionale e della non menzione, ma la sentenza li condannava anche al risarcimento di 100mila euro al detenuto insieme al ministero in qualità di responsabile civile. La corte d'appello, il 27 settembre 2005 aveva ribaltato la condanna in assoluzione, sostenendo nelle motivazioni della sentenza che le confessioni dei compagni di cella erano "scarsamente affidabili" essendo loro "persone senza scrupoli e senza senso di moralità". La difesa della vittima, costituitasi parte civile con l'assistenza degli avvocati Rosa Capriotti e Marco Marzari, ha proposto ricorso in Cassazione, ritenendo gli imputati "venuti coscientemente e volontariamente meno ai loro doveri istituzionali".

Il ricorso ha determinato l'annullamento della sentenza e nel provvedimento la Cassazione bacchettava i giudici dell'appello, scrivendo che la loro pronuncia, "riformando radicalmente quella di primo grado di segno opposto, omette sostanzialmente di dare conto delle ragioni che giustificano la conclusione (...), senza neppure prendere in considerazione l'ineludibile dato oggettivo, assolutamente pacifico, del ripetuto pestaggi di cui" il detenuto "era rimasto vittima in un contesto logistico 'protetto' e domandarsi come tutto ciò potesse essere accaduto senza essere percepito dagli addetti alla sorveglianza, pure avrebbero dovuto garantire, per dovere istituzionale, dignità di vita e sicurezza alle persone ospitate". Fatta salva dunque la condanna di primo grado, la sentenza è stata poi rinviata per i soli effetti civili davanti alla prima sezione civile della corte d'appello che ora si è pronunciata.

"La vicenda è incredibile, perché che possa sparire per tre giorni dal circuito carcerario una persona detenuta senza che nessuno degli addetti preposti alla sua tutela se ne accorga, desta inquietudine in una Paese democratico e avanzato come l'Italia".  Lo afferma l'avvocato Marco Marzari, che insieme alla collega Rosa Capriotti ha seguito la vicenda di un uomo detenuto per pedofilia e picchiato per tre giorni dai suoi compagni di cella senza che gli agenti penitenziari reagissero alle sue richieste di aiuto. "Per fortuna la corte d'appello civile ha reso giustizia a questa persona almeno sotto il profilo risarcitorio", prosegue il legale, commentando la sentenza con cui la prima sezione civile della corte d'appello oggi ha ribaltato la sentenza di assoluzione di secondo grado, condannando i due secondini oltre sette anni dopo i fatti a risarcire l'ex detenuto con 100mila euro insieme al ministero della Giustizia.

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