Alla fine ce l'ha fatta. Almeno parzialmente. E' bastata la minaccia dello sciopero della fame a far ottenere a Silvia Ferretto, consigliere regionale di An, quello che voleva: una risposta. "C’è voluta la minaccia di uno sciopero della fame ad oltranza per poter conoscere i motivi della mia espulsione, fino ad ora mai comunicati - spiega il consigliere - Ora, finalmente, grazie alla risposta, pervenutami a mezzo stampa, dalla Direzione Nazionale, ho la possibilità - se non di ottenere giustizia - almeno di difendermi in ogni sede".
"Considerato però che non mi risulta che la Direzione Nazionale si sia riunita, sarebbe importante conoscere i firmatari della comunicazione, al fine di potermi rivalere anche in sede civile per il grave danno all’immagine causato dalle menzogne presenti", spiega la Ferretto, che poi ribatte, punto per punto alle accuse del partito, con una serie di documenti reperibili su www.ferretto.it.
"Nel merito, ci tengo a fare presente che: 1) Non sono stata io ad andarmene dal gruppo, ma La Russa a cacciarmi per reato di lesa maestà. A tale decisione mi sono fortemente opposta con lettere al Presidente del Consiglio Regionale e all’On. Fini. L’8 maggio 2003 sono stata iscritta contro la mia volontà d’ufficio al gruppo misto con deliberazione dell’ufficio di Presidenza: il nome scelto, 9103, rappresenta il numero dei cittadini che mi hanno votato, elettori a cui devo la mia fedeltà. 2) La procedura di espulsione adottata ha violato tutte le norme dello Statuto, relative ai provvedimenti disciplinari, negandomi persino il diritto costituzionale di difesa. In aggiunta a questo, l’Assemblea Nazionale non ha mai preso in esame la mia vicenda, le comunicazioni, totalmente prive di motivazione, mi sono giunte a mezzo stampa e, solo con molto ritardo, mi sono state consegnate ad un indirizzo sbagliato a metà dell’agosto 2008 . 3) In questi cinque anni hanno fatto di tutto per costringermi ad andarmene e hanno ripetutamente tentato di cacciarmi. Prima attraverso il Coordinatore Cittadino, già nel 2003 e poi nel 2005 attraverso il Coordinatore regionale Corsaro quando hanno tentato di farmi decadere da iscritta, adducendo come motivazione il mancato pagamento della quota di tesseramento, circostanza smentita dal Responsabile Tesseramento. Tentativi sempre falliti anche perché il presidente Fini non ha mai preso in considerazione tali richieste. È stato solo con la nomina di Ignazio La Russa a reggente che è stato preso quel provvedimento che in 5 anni il Presidente Fini non aveva mai ritenuto opportuno adottare. 4) Sono stata ricandidata solo perchè porto molti voti, ma la mia campagna elettorale è stata boicottata in ogni modo. Sono stata persino presa a schiaffi, come successivamente accaduto poi anche all’On. Angelilli. 5) In questa nuova legislatura sono rimasta nel gruppo dove, contro la mia volontà, sono stata esiliata nel 2003, in attesa di chiarimenti con i vertici di partito da me continuamente sollecitati. La possibilità di rientrare è sempre stata vincolata ad un’umiliante lettera di scuse già predisposta - che mi sono sempre rifiutata di firmare - e al risarcimento dei danni economici determinati dalla mia espulsione. Tale richiesta, pretesa da Ignazio La Russa, è testimoniata anche da un suo appunto autografo . 6) La mia stima personale nei confronti di Fini non è mai venuta meno e resta tuttora immutata. Così com’è immutata la mia stima per i colleghi di Forza Italia ed è per questo che non mi sono mai prestata, come mi aveva suggerito di fare Ignazio La Russa, ad accusarli".
Quello della Ferretto, però, sembra anche un commiato. Dalla vita politica. "Faccio presente che, se avessi pensato al mio tornaconto personale, non avrei mai osato criticare i La Russa, avrei firmato qualsiasi lettera di scuse, non avrei stressato i giornalisti con la richiesta di uscire come AN e non come gruppo misto, avrei accettato le proposte di fare politica altrove, avrei lavorato molto meno, perché in politica chi più lavora, più nemici si fa e, soprattutto, non mi sarei mai imbarcata in una vicenda persa in partenza viste le forze enormemente superiori di cui il Ministro della Difesa dispone - spiega la Ferretto, e poi conclude - Alla fine di questa legislatura, tornerò a guadagnare in un anno quello che adesso guadagno in un mese, ma con l’orgoglio e la fierezza di non essermi mai inginocchiata di fronte all’arroganza, e, soprattutto, con la certezza che, se tornassi indietro, rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto".