Caso Ortomercato/ Aperta inchiesta sul lavoro nero. E sulla 'ndrangheta si va verso la chiusura delle indagini. La ricostruzione di Affari

Sabato, 13 ottobre 2007 - 09:00:00

Prima di tutto perchè la 'ndrangheta continua a controllare un grande numero di cooperative. Fino a poco tempo fa, il re dell'Ortomercato era Salvatore Morabito. Un cognome pesante, il suo, che riporta alla memoria gli anni ruggenti della malavita, dal 1970 al 1985. Morabito era incaricato - stando all'ordinanza di custodia cautelare del gip Forleo - di svolgere "il compito di organizzare le compagini societarie operanti all'interno delle struture dell'Ortomercato di Milano, reclutando tra gli uomini di fiducia del gruppo di appartenenza gli amministratori delle società destinate nell'ambito dell'Ortomercato a mettere a disposizione locali per incontri e riunioni dei vari membri, i mezzi logistici, quali telefono ed autovetture intestate ai dipendenti o amministratori delle società, e comunque società funzionali all'attività del gruppo". In pratica, la 'ndrangheta aveva messo in piedi una serie di piccole cooperative con pochi dipendenti, peraltro mal pagati, che fungevano da copertura per un traffico internazionale di cocaina. Si incontravano in via Lombroso, nei locali di queste cooperative.

La Sogemi non è estranea a tutti questi movimenti. Almeno stando alle parole del gip Forleo. "Il Morabito - riporta l'ordinanza - si avvaleva di locali facenti capo all'Ortomercato e utilizzando recapiti ed utenze telefoniche intestati a fiduciari intranei al gruppo malavitoso d'origine. Infatti il Morabito prendeva alloggio in un immobile di Mariano Comense, a pochi metri dall'abitazione della famiglia del Pizzinga, con forniture intestate alla sorella Giovanna e, attraverso legami con operatori economici dell'Ortomercato, riusciva a munirsi di un pass per avere accesso e per utilizzare le relative strutture per incontri con vari personaggi". Un lasciapassare che arriva direttamente dalla Sogemi: "Uno di tali pass risulterà rilasciatogli (a Morabito, ndr) dalla Sogemi per conto del consorzio Nuovo Coseli di Paolo Antonio, nei cui uffici risultavano essersi più volte incontrati nel corso del 2005 fino al loro arresto sia il Pizzinga che Giovanni Falzea, a sua volta nipote di Rosario Bruzzaniti, altro vertice del gruppo malavitoso d'origine".

"In ultima analisi, dalle indagini effettuate sul conto del Morabito a seguito dei suoi primi margini di libertà, emergeva chiaramente che proprio attraverso il Paolo, nonchè attraverso Mariano Veneruso, il predetto si organizzava per riprendere in Milano la gestione e il controllo di attività illecite attraverso il paravento di società e attività facenti capo alla struttura dell'Ortomercato", scrivono i giudici. Ora l'inchiesta si sta concludendo. Si va verso la chiusura delle indagini. Ma l'Ortomercato resta ancora un buco nero proprio nel cuore di Milano.

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