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Pd, anche Onorio Rosati esce dal partito. Fuori anche Vangelista e Mangili

Inizia la frana preannunciata da Affaritaliani.it Milano: escono dal Pd Fabrizio Vangelista, Matteo Mangili e soprattutto (anticipazione-Affari) Onorio Rosati

Pd, anche Onorio Rosati esce dal partito. Fuori anche Vangelista e Mangili
Onorio Rosati

di Fabio Massa

Un primo smottamento è avvenuto prima del week end. Adesso, invece, lo smottamento rischia di diventare una vera e propria valanga. Valanga peraltro abbastanza prevista da Affaritaliani.it Milano, che ben prima del congresso aveva scritto come, dopo il plebiscito per Renzi, ci sarebbero state nuove uscite - e pesanti - dal Partito Democratico a favore di Articolo 1 MDP. Ora pare proprio sia la volta di Onorio Rosati. Ma andiamo per ordine.

Tre giorni fa, Fabrizio Vangelista, storico dirigente del Pd milanese, ex vicesindaco di Cormano e oggi in forza agli uffici di Roberto Tasca, l'assessore al bilancio del Comune di Milano, ha scritto laconicamente sul suo profilo Facebook: "Non rinnoverò la tessera del Partito Democratico. Da troppo tempo percorriamo strade differenti". A strettissimo giro anche Daniela Pistillo informava della sua volontà di abbandonare i dem. E, terzo, ma anche lui in odore di abbandono da tempo, Matteo Mangili, presenza costante delle segreterie metropolitane per lungo tempo prima sotto la stagione di Roberto Cornelli e poi sotto quella di Pietro Bussolati. Dice Mangili: "Ho scritto una lettera il 25 Aprile, al PD di Milano, che non ho voluto pubblicare ma forse, visto che tanti amici come Fabrizio Vangelista o Daniela Pistillo se ne stanno andando, è venuto il momento di dirgli che io sarò con loro". E ancora: "Da giorni si parla molto del “modello Milano” e da molti viene adattato per farlo calzare a pennello alle personali interpretazioni e convinzioni. Gli stessi poi esultano per il risultato di Macron che pare essere proprio l'antitesi a quel modello". "Il “modello milano”, in estrema sintesi, non ha nulla a che vedere con quello di Matteo Renzi. E allora difficilmente potremo replicarlo a livello nazionale. Perché mancano le premesse fondamentali. Il PD dovrebbe rimettersi completamente in discussione e passare dalla fase maggioritaria a quella dell’accettazione del “diverso”. In queste ore, ancora più di prima, assistiamo alla trasformazione della natura politica del Partito Democratico, in un contenitore super partes, in grado di esultare per il risultato di Macron dimenticando di essere legato a doppio filo politico al partito socialista francese, grande sconfitto di questa tornata elettorale. Lo stesso che per anni ha rivendicato con forza di aver portato il PD nella famiglia socialista europea, oggi la scarica per convenienza in un batter d'occhio, per provare a darsi una lucidata da uomo nuovo. Io a questo gioco non ci sto più".

E adesso, la notizia che Affaritaliani.it Milano può anticipare. Con tutta probabilità, salvo ripensamenti dell'ultimora, domani Onorio Rosati, ex segretario della Camera del Lavoro di Milano, consigliere regionale, esposto con la mozione Orlando, lascerà il Partito Democratico per entrare in Articolo 1. Non sarà l'ultimo. Sulla graticola c'è ancora Enrico Brambilla, il capogruppo del Pd in consiglio regionale. Anche lui è molto tentato dall'addio al Pd, e vista la scelta di Onorio Rosati, che va a raggiungere il collega consigliere regionale Massimo D'Avolio, uomo di Speranza in Lombardia, la sua decisione potrebbe subire una accelerazione. A questo punto, con D'Avolio, Rosati, Brambilla e probabilmente Chiara Cremonesi di Sel, si potrebbe formare un nuovo gruppo in consiglio regionale.

fabio.massa@affaritaliani.it


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