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Pinocchio/ C'era una volta un Paese in cui tutti querelano per diffamazione
Pinocchio

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C'era una volta un Paese che si prendeva le responsabilità. C'è qualcosa da dire su questa cosa di Beppe Grillo che, querelato, di fatto dice di essere responsabile solo dei propri post sul proprio sito. Lasciamo stare la parte puramente politica: se a casa mia i miei ospiti fanno casino, la responsabilità è mia. Se i miei figli fanno casino, la responsabilità è mia. Se la mia squadra di calcio gioca male, la responsabilità è mia. Ma questo non è un aspetto legale, è un aspetto di educazione minima che bisognerebbe mettersi in testa. Invece, Beppe Grillo di fatto riconduce tutto alla legge: quello che firmo è di mia responsabilità, quello che non firmo no. E ha ragione, vorrei dire. Ha ragione da vendere. Perché il problema non è la responsabilità politica, che in tempi di irresponsabilità non ce la si può proprio attendere. Il problema è che la legge italiana, sulle responsabilità legate alla diffamazione, è quantomeno fuorviante. I giornalisti hanno valanghe di norme, lacci e lacciuoli. Basta non essere giornalisti, o non avere una testata registrata, e tutte queste norme vengono a cadere. Ci sono leggi e controleggi, e ogni tribunale fa quel che vuole. I giornalisti, quando vengono querelati, giocano il terno al lotto. Lasciando stare il merito (giacché quando uno insulta deve essere condannato, e su questo non ci piove), dal punto di vista legale può essere che vince chi querela e l'altro deve pagare tutte le spese, può essere che vince chi viene querelato, e l'altro deve pagare tutte le spese. Ma c'è anche il caso in cui vince uno o l'altro e ognuno si paga il proprio avvocato. E uno si chiede: ma come? Mi trascini a processo, hai torto, e alla fine io devo spendere soldi e tempo e pagarmi pure l'avvocato che tu mi hai obbligato a prendere? Incredibile, no? Però funziona così. I blogger non si beccano mai una denuncia. I giornalisti sì. E non sono sempre denunce fondate: ho ricevuto personalmente una collezione di lettere di avvocati da far paura. Da quello che mi chiede mezzo milione di euro entro due settimane, senza un motivo ben specificato, a quello che minaccia querele perché c'è una foto che ricorda quella del suo studio legale da lontano. A quello che si riconosce in un articolo che neanche parla di lui. Eppure questi atti intimidatori non vengono mai sanzionati. E i Tribunali si intasano. Tanto tutti possono fare causa, basta andare dai carabinieri o rivolgersi all'amico avvocato. Poi ci si lamenta del problema della giustizia. A proposito, domandina per Orlando, candidato alla segreteria del Pd nonché ministro della giustizia: dove è finita la riforma?
 
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