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Angelo Maria Perrino

Giovani artisti passionali, al via il Premio Palo Alto Milano


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Dopo che lo scorso gennaio il New York Times e altri giornali americani hanno incoronato Milano come “l'unica città italiana, e tra le prime cinque nel mondo, che meriti di essere vista per quello che sta facendo nella cultura,  nella creatività, nella moda e nel desing”, le autorità meneghine hanno incrementato il loro impegno per legittimare la riconquista, a quasi novant'anni dalla grande stagione del Novecento, del ruolo di capitale italiana dell'arte. E, dato che, come avviene nel calcio le basi di una grande squadra nascono nel vivaio, la Provincia sta avviando una serie di iniziative per valorizzare i nostri giovani autori contemporanei.



LE IMMAGINI


Dopo il Premio Ricoh, riservato a pittori, scultori, fotografi e viedoartisti under 40, conclusosi con una mostra ospitata prima da Spazio Oberdan e poi da Palazzo Isimbardi, ora è la volta di un altro evento destinato a far conoscere i migliori autori che non hanno ancora toccato i fatidici “anta”.  A promuoverlo è la Scuola di Palo Alto di Milano, leader nella formazione, che mercoledì 23 marzo, presso il Nuovo spazio Guicciardini, organizza una mostra-convegno in cui i giovani artisti sono chiamati a ispirarsi, con le loro opere, al tema della passione. Intesa essenzialmente come la molla che aiuta a svolgere bene qualsiasi attività una persona intraprenda. Attivo anche per questo progetto l'intervento della Provincia, e in particolare dell'assessorato delle Politiche giovanili, guidato da Cristina Stancari, che non si è limitata a mettere a disposizione lo spazio “provinciale” di via Guicciardini e a dare il patrocinio, ma che è anche intervenuta nell'organizzazione e nella selezione dei vincitori.

Che fine ha fatto “Il bambino con la faccia di Berlusconi”. Affaritaliani.it aveva segnalato, per primo, che una delle 23 opere finalisti del Premio Ricoh (su 500 adesioni) esposte a Spazio Oberdan, “Un altro mondo è possibile”, della carrarese Giovanna Bartoli, presentava una caratteristica curiosa. Protagonista del quadro allegorico era un bambinetto seminudo, il cui volto, a detta di quasi tutti coloro che avevano visionato il quadro, rassomigliava in modo impressionante al Presidente del consiglio. L'autrice, intervistata successivamente da diversi media, primo tra tutti il quotidiano “toscano” la Nazione, ha affermato che non stava pensando a Berlusconi mentre dipingeva, ma che il bello dell'arte è proprio questo: il pubblico può recepire un messaggio anche diverso da quello pensato dall'artista. A fine mostra, le opere finaliste (a eccezione delle quattro vincitrici, entrate a far parte della collezione Ricoh) sono state battute in un'asta benefica, il cui ricavato è stato ripartito tra i giovani autori e Comunità Nuova di don Rigoldi. Il bambino con la faccia di Berlusconi è stato oggetto di una gara serrata. Alla fine l'ha spuntata un country manager milanese di una multinazionale, che ci ha chiesto di conservare l'incognito, ma che in privato ha ammesso che il suo desiderio di accapparrarsi il quadro era dovuto, oltre ad apprezzamenti di natura artistica, soprattutto alla sua passione per il Cavaliere.

Milo bambino faccia Berlusconi
Il bambino con la faccia di Berlusconi




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