L'amaro in bocca è un sapore ancora più intenso il giorno dopo. Il peso della sconfitta rimane sullo stomaco come un macigno. Ma per Filippo Penati, dopo la sconfitta di misura di ieri, il futuro è già presente. Gli appuntamenti all'orizzonte si chiamano Regionali nel 2010 e Comunali nel 2011. Due partite fondamentali per il Pd per capire davvero se è giunta l'ora di scalzare il Centrodestra da Palazzo Marino e dal Pirellone dopo così tanti anni di opposizione. L'ormai ex presidente della provincia di Milano, secondo quanto trapela dal quartier generale del Pd, rimane sicuramente il primo cavallo su cui puntare, soprattutto per sfidare Letizia Moratti nel 2011, magari per la guida della Città metropolitana. Ma la sua candidatura non deve essere un automatismo anche perché il risultato ottenuto a Milano da Penati, dove ha superato lo sfidante Podestà, non ha riscaldato troppo i cuori. Anzi, tra i Democratici milanesi si respira un certo scetticismo sull’exploit di Penati che alcuni non esitano a definire una bufala : "Non ha ottenuto molto di più rispetto alle tornate elettorali più recenti", dice ad Affaritaliani.it un democratico che preferisce rimanere anonimo.
Inoltre l’ex sindaco di Sesto, sempre se vorrà candidarsi, dovrà passare comunque sotto la forca caudina delle primarie. Che rimangono un appuntamento irrinunciabile sia per la Regione, sia per il Comune. In pochi poi scommettono su un futuro romano di Penati. Al massimo potrebbe entrare nello staff della segreteria nazionale, ma nulla di più. Di una cosa sono sicuri i dirigenti del Pd cittadino: il risultato del congresso nazionale non conterà nulla per le sorti dei democratici meneghini. Anzi, Milano deve proseguire nello smarcamento da Roma. Insomma, la questione settentrionale non è affatto risolta: il solco tra centro e periferia si allarga sempre di più e rischia di inghiottire l'intero partito.
Daniele Riosa