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Milano
Salvini ritira la querela per diffamazione contro Buffagni (M5S)
Stefano Buffagni e Matteo Salvini

Salvini ritira la querela per diffamazione contro Buffagni (M5S)

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini ha ritirato la querela per diffamazione contro Stefano Buffagni, sottosegretario dei 5 Stelle alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari Regionali. E' quanto si apprende prima dell'udienza del processo a carico dell'esponente grillino; fonti legali riferiscono di un accordo transattivo tra le due parti, i cui termini sono coperti da una clausola di riservatezza. Il pentastellato era accusato di avere indicato Salvini, in un post su Facebook datato 20 giugno 2016, come "parte di un sistema marcio che sta infettando le istituzioni e che brucia i soldi dei lombardi e che se a Roma c'era Pd e Mafia Capitale, in Lombardia il sistema e' in mano alla Lega, ma alla fine sono sempre i cittadini a pagare". "La Lombardia - erano state le parole messe sul social dal leghista - e' una fitta rete di contatti e di uomini di fiducia agli ordini di Salvini e di Maroni. Una sorta di cupola che ricorda quella del Pd romano che usa risorse pubbliche per finanziare il proprio sistema di potere". Il termine "cupola", riferito in particolare alle nomine nelle aziende sanitarie, aveva fatto arrabbiare Salvini: "Tutto mi si puo' dire -aveva detto in aula - tranne che sono un mafioso" .

Dopo una breve camera di consiglio, il giudice monocratico Stefania Donadeo ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Stefano Buffagni per estinzione del reato dovuto al ritiro della querela. A Buffagni tocchera' 'solo' pagare le spese processuali. E' stata cosi' certificata la pace tra i due alleati di governo che non si sono risparmiati attacchi scritti e verbali nel corso di questa contesa. All'inizio del processo, il vicepremier aveva criticato la decisione di Buffagni di invocare l'insindacabilita' dei consigliere regionali, carica all'epoca ricoperta dall'attuale sottosegretario, per le opinioni espresse. "Fanno tanti gli anti-casta - aveva detto Salvini - e poi si difendono chiedendo l'insindacabilita'". Attraverso il suo legale Caterina Malavenda, Buffagni aveva invocato per le sue dichiarazioni l'articolo della 122 della Costituzione in base al quale "i consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni". Nella sua deposizione come parte offesa, Matteo Salvini aveva rivendicato la regolarita' delle assunzioni delle sue due ex compagne nelle amministrazioni pubbliche. "La madre di mia figlia e mia ex compagna Giulia Martinelli - aveva spiegato al giudice monocratico Stefania Donadeo - ha vinto un concorso pubblico in Regione dieci anni fa e lavorava con la direttrice dell'Asl di Milano che poi e' diventata Assessore al Welfare in Regione e l'ha chiamata come sua persona di fiducia. La mia ex moglie, Fabrizia Ieluzzi, ha ricevuto una chiamata diretta da un Assessore che conosceva prima che ci sposassimo". Il tema del processo era quello della presunta 'raccomandazione" per un lavoro in un'azienda sanitaria locale da parte della Lega di Luca Morisi, spin doctor di Salvini e parte civile in questo processo (richiesta revocata dopo la remissione di querela).

"La Lombardia e' una regione intrappolata nella ragnatela leghista - scrisse il 30 giugno 2016 il consigliere regionale grillino Stefano Buffagni sul suo sito e su Facebook - una fitta rete di contatti e uomini di fiducia agli ordini di Salvini e di Maroni. Una sorta di cupola che ricorda quella del Pd romano che usa risorse pubbliche per finanziare il proprio sistema di potere. Ultimo caso scoperto dal M5S quello dell'Azienda Sanitaria della Franciacorta che ha dato in affidamento diretto per 35mila euro il lavoro di restyling del sito web a Luca Morisi (...)". Salvini aveva sostenuto che il danno a lui derivato da questa vicenda "e' stato ingente in termini di immagine ed elettorali. E' stata un polemica che si e' protratta per molto tempo sui media locali e nazionali, anche su 'Report'. Non bisogna eccedere e in questo caso invece si e' ecceduto".

Nelle dichiarazioni spontanee seguite alla deposizione del segretario leghista, Buffagni si era difeso affermando che la sua "era una denuncia di tipo politico, non legata solo a un singolo". "Avevamo trovato una serie di irregolarita' - era stata la tesi del 'grillino' - per cui abbiamo presentato degli esposti alla Corte dei Conti per chiedere verifiche erariali relative alla tecnica dello spacchettamento degli appalti e anche un esposto all'Anac e all'Autorita' per il controllo della concorrenza del Mercato. Gli accertamenti sono ancora in corso. A quel periodo risale anche l'arresto del leghista che aveva scritto la riforma della Sanita' lombarda, Fabio Rizzi. Abbiamo messo insieme una serie di fatti e presentato una denuncia di tipo politico, portando a galla problematiche non indifferenti. Non abbiamo dato la colpa a un singolo come Salvini, ma messo in discussione un sistema".

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