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Milano
Saronno, i killer e il sistema Sanità. Il bando e quella commissione "cieca"
Leonardo Cazzaniga e Lara Taroni

di Fabio Massa

Certo, ci sono i morti, nel caso di Saronno. E' quella la parte più incredibile, brutta. Ma imprevedibile, perché i matti sono ovunque. E figurarsi se qualcuno può addebitare alla politica la responsabilità di un medico e della sua amante-infermiera che, come natural born killers, sterminano chi gli si para di fronte. Eppure, leggendo bene le carte processuali, dal caso di Saronno del medico e infermiera killer, emerge anche qualcosa d'altro. Qualcosa di inquietante che, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, sta portando la politica lombarda a guardare con estrema attenzione al caso, al di là da quello che emerge a livello di mortalità. Nell'ambito dell'inchiesta infatti emerge il caso di Simona Sangion, la dottoressa che sapeva dei killer in corsia, e non disse nulla. Anzi, minacciò: "Assumetemi o avviso i parenti". Alla fine ad ottobre, dopo un lungo tira e molla, viene organizzato un concorso ad hoc, e lei viene assunta. Come scrive il Corriere "la vicenda non è oggetto di contestazione penale, ma rivela piuttosto un malcostume che, secondo le accuse, serve anche a non far trapelare informazioni e a difendere il nome dell'ospedale". Difendere il nome dell'ospedale? 

Tuttavia qualche cosa in più si può provare a raccontare. Chi erano, ad esempio, i vertici ai tempi dei fatti?  Saronno dipende e dipendeva dall'Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio: il direttore amministrativo era Elisabetta Fabbrini, non indagata, che oggi guida quello di Treviglio. Il direttore generale era Armando Gozzini, anche lui non indagato. Ora, il problema che sta facendo agitare Regione Lombardia è il seguente: come è possibile che una prima commissione, chiamata a valutare su una serie di "sinistri cautelativi", ovvero morti sospette, non abbia di fatto trovato nulla? Alla fine a tradire i due amanti è stata l'uccisione del marito di lei, peraltro al di fuori di quei sinistri, avvenuti in Pronto Soccorso, che pure facevano impazzire le assicurazioni. E come mai è stato fatto un bando ad hoc per la dottoressa che minacciava di denunciare? Chi l'ha firmato? Chi l'ha voluto? E ancora, altri quesiti, ancora una volta amministrativi: come hanno fatto a prelevare i farmaci per uccidere? Erano di libero accesso? E come ha lavorato la commissione interna, che dopo un mese di audit non ha trovato nulla? Perché alla fine sono state le assicurazioni a intervenire sollevando il vespaio?

Risposte per le quali Giulio Gallera, assessore alla Sanità, ha fatto istituire una commissione d'inchiesta. Spiega ad Affaritaliani.it: "Vogliamo capire tutto. Vogliamo valutare. Come sono stati fatti gli approfondimenti di quella commissione che non trovò nulla? Il concorso per la dottoressa come è stato fatto? Chi lo ha autorizzato? Perché? No ci stiamo muovendo in sintonia con la Procura. Se qualche problema esiste, verrà trovato. La Regione vuole la massima chiarezza. Io sarò a Saronno alle 16: seguiremo la vicenda da vicino e con la massima trasparenza. Non ci possono essere dubbi sulla qualità del nostro sistema sanitario".

@FabioAMassa
fabio.massa@affaritaliani.it

Tags:
saronno killer sistema sanitàospedale saronno bando commissione "cieca"morti in corsia saronno


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