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Soccer Girls
Eniola Aluko: addio Juve, ma continua a giocare per i diritti con Common Goal

di Lorenzo Zacchetti

L'addio di Eniola Aluko alla Juventus Women ha fatto molto discutere. E non poteva essere altrimenti.

Mentre il calcio italiano continua a essere infestato da episodi di razzismo, l'articolo scritto dall'ex attaccante bianconera per la sua rubrica sul “Guardian” ci obbliga a guardare in faccia un problema che non riguarda “solo” gli stadi, ma la società nel suo complesso: 

“Torino mi è sembrata arretrata di decenni in termini di integrazione. Mi sono stancata di entrare nei negozi e sentirmi come se il proprietario si aspettasse che potessi rubare qualcosa. Tante volte arrivi all’aeroporto di Torino e i cani ti fiutano come se fossi Pablo Escobar. Non ho sofferto episodi di razzismo in campionato, ma in Italia e nel calcio italiano il problema esiste, ed è la risposta che mi preoccupa veramente, dai presidenti ai tifosi del calcio maschile che sembrano vederlo come una parte della cultura del tifo".

"Penso di aver ottenuto molto a Torino. Ho vinto trofei, segnato gol, giocato all’Allianz Stadium, imparato l’italiano e scoperto il paese. Ora non vedo l’ora di tornare a Londra, non solo perché lì ho i miei amici e la mia famiglia, ma perché mi aspettano tante grandi opportunità”.

Parole pesanti, soprattutto perché provengono da un personaggio decisamente significativo. Nata in Nigeria (ma di nazionalità inglese) "Eni" Aluko è anche avvocatessa, opinionista televisiva e attivista contro ogni forma di discriminazione.

Il suo impegno civile si è tradotto anche nell'adesione a Common Goal, progetto internazionale al quale devolve l'1% del suo ingaggio, così come fanno anche gli altri famosi calciatori e allenatori che vi hanno aderito: tra questi ci sono Giorgio Chiellini, Juan Mata, Mats Hummels, Serge Gnabry, Jurgen Klopp, William Troost-Ekong dell'Udinese e, tra le donne, le due star americane Alex Morgan e Megan Rapinoe, oltre a Dominika Conc, slovena del Milan.

Con Eric Cantona come nume tutelare, Common Goal utilizza i soldi raccolti per combattere in collaborazione con le ONG piaghe sociali di vario tipo: dalla diffusione dell'HIV/AIDS agli squilibri di genere, passando per la disoccupazione giovanile.

“Così come nel calcio non si può vincere da soli, lo stesso vale per il cambiamento sociale: è un gioco di squadra”, ha detto Eniola Aluko al momento della sua adesione a Common Goal.

“Soltanto insieme possiamo cambiare il mondo. E' il momento di unirci in una visione condivisa. Amo l'idea della filantropia collettiva. I temi che mi stanno più a cuore sono la diffusione dell'acqua potabile, l'empowerment femminile e l'equità di genere. Il fatto che Common Goal collabori con diverse organizzazioni che combattono queste battaglie mi ha convinto a unirmi alla squadra”.

La sua adesione era stata accolta con gioia del CEO di Common Goal, Juergen Griesbeck: “Eniola è una delle voci più forti nel mondo del calcio e sta dimostrando come questo sport possa rappresentare una forza positiva, in grado di affrontare le sfide che ci troviamo di fronte come genere umano: il razzismo, le divisioni e le diseguaglianze. Come il calcio, l'impatto sociale richiede un approccio collettivo e siamo felice di avere un'altra leader femminile disposta a unirsi alla squadra più particolare che esista”.

E' davvero un peccato che una persona del genere abbia lasciato l'Italia con sei mesi di anticipo sulla fine della stagione, spinta da un degrado civile che dovrebbe motivare tutti noi a passare all'azione.

soccergirlsmagazine@gmail.com
 

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    eniola aluko; eni aluko; juvejuventus women; common goal; razzismo; calcio femminile
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