Speciale Elezione Ordine Avvocati

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Speciale Elezione Ordine Avvocati
Pari opportunità nell’avvocatura? C’è ancora molto da fare
Fonte: www.glv-law.eu

Pari opportunità nell’avvocatura? C’è ancora molto da fare

di Debora Bionda

L’avvocatura è sempre più donna, con buona pace di chi considera l’avvocato un ruolo maschile. E Milano non è da meno, anzi il numero di avvocate negli ultimi anni è cresciuto molto. Chi andrà a votare in occasione delle elezioni del nuovo Ordine degli Avvocati di Milano a fine marzo dovrà rispettare le norme in fatto di diversità di genere. Come funziona? Semplice, si potranno esprimere fino a 16 preferenze (2/3 degli eleggibili), ma non più di 2/3 dei voti esprimibili (10) possono essere espressi nei confronti dello stesso genere. In pratica: fino a 10 preferenze si possono votare tutti avvocati maschi o tutte avvocate, le ulteriori preferenze (fino a 6) dovranno andare all’altro genere. Il rapporto 2/3 - 1/3 in sostanza non è riferito al numero di preferenze effettivamente espresse, ma solo al massimo di preferenze esprimibili. Con 10 preferenze si possono fare 10-0 o 5-5 o 0-10, o tutte le altre combinazioni possibili intermedie. Oltre le 10 preferenze opera il tetto di genere: 10-1, 10-2 e via dicendo fino a 10-6.

Le “quote rosa” hanno spesso fatto discutere, per alcuni sono un bene, altri ne farebbero volentieri a meno. Proprio per parlare di avvocatura al femminile e di pari opportunità, Affaritaliani.it Milano ha intervistato l’avv. Ilaria Li Vigni, nel Comitato Pari Opportunità dal 2006 al 2015 e Presidente dello stesso dal 2013 al 2015. L’avv. Li Vigni si candida alle prossime elezioni del consiglio dell’Ordine portando avanti il programma condiviso con il gruppo Avvocati Per Gli Avvocati, composto da 8 candidati, ognuno con competenze specifiche in ambiti diversi.

Avv. Li Vigni all’interno del gruppo Avvocati Per Gli Avvocati c’è una figura che potremmo identificare come una sorta di “capolista”?

La legge stabilisce che le candidature siano singole, a differenza di 4 anni fa quando c’era il voto di lista per cui se si votava la lista, automaticamente si votavano tutti i componenti. Ora invece il voto è nominativo, ma ci sono delle aggregazioni di colleghi che avendo a cuore una serie di aspetti comuni hanno ritenuto di fare squadra. Io infatti nel caso di Avvocati Per Gli Avvocati preferisco parlare di squadra e non di lista. La nostra squadra si distingue per il fatto che noi siamo tutti allo stesso piano. Anche perché poi il candidato o candidata presidente sarà eletto successivamente, all’interno del consiglio dell’ordine.

Secondo lei il divieto di ricandidarsi dopo un doppio mandato è un’opportunità di rinnovamento o crea potrebbe creare una pericolosa discontinuità all’interno del Consiglio dell’Ordine?

Ritengo che bisogna curare sia la competenza sia la novità. Sono per la turnazione, ma mi spaventa molto un Consiglio con tutte new entry e senza qualcuno con esperienza che faccia da guida.

Cosa sta facendo l’Ordine degli Avvocati di Milano per le pari opportunità e in particolare per la questione femminile?

Il Comitato Pari Opportunità che adesso è un organo elettivo istituzionale, è nato nel 2006 con il presidente precedente all’attuale. Io, che mi ero occupata dall’inizio di questa problematica a livello nazionale perché facevo parte del comitato nazionale presso il consiglio nazionale, avevo ritenuto che a Milano, avendo una presenza femminile cospicua, fosse importante analizzare le problematiche e gli elementi discriminatori che ancora oggi esistono. Creare il Comitato Pari Opportunità a Milano è stato un passaggio fondamentale e io ho avuto l’onore di farne parte e di presiederlo. All’interno c’era una squadra di colleghi e di colleghe molto interessante. Abbiamo aperto il Comitato anche agli uomini perché ritengo che il confronto fra i generi sia foriero di una lettura moderna. Del resto, le problematiche dell’avvocatura che riguarda solo il lato femminile, ci sono condizioni di diversa abilità, di barriere architettoniche e un Comitato Pari Opportunità deve garantire anche le pari opportunità di tutti, anche nei rapporti con la magistratura. Un risultato importante in tal senso è stato l’essere riusciti a siglare nel 2011 un protocollo a tutela della genitorialità. Il protocollo denota la possibilità per l’avvocata in maternità di chiedere il rinvio assumendo un legittimo impedimento, chiaramente documentato.

Preferisce essere chiamata avvocato o avvocata?

Io ho il pallino di coniugare il titolo al femminile, a me piace farmi chiamare avvocata, perché io sono un’avvocata. È un modo per rivendicare un ruolo che era un tempo precluso alle donne. La cultura di questo Paese sulla questione femminile sta cambiando poco alla volta, ma molto lentamente. Basti pensare che la magistratura al femminile esiste solo dal 1965, prima le cariche pubbliche erano precluse al genere femminile

Cosa si può fare ancora a Milano su questo fronte?

Sarebbe importante vedere nelle posizioni apicali del nostro Ordine, una Presidente e una Vicepresidente all’ordine. Milano non ha mai avuto finora una Presidente dell’Ordine degli Avvocati. Attualmente ci sono due nell’ufficio di presidenza: la tesoriera e la segretaria, perché le donne, si sa, sono fidate in questi ruoli, sanno amministrare il denaro degli altri, ci si mettono di impegno, sono attente. Del resto, il prendersi cura fa parte del DNA femminile, perché in genere ci prendiamo cura dei figli, dei genitori anziani, della famiglia e nel contempo del lavoro. Io penso che la legge Golfo Mosca (ndr la legge sulle “quote rosa”) sia stata un bene, alcuni dicono sia stato un “male necessario”, di certo ha riportato nei consigli di amministrazione dei collegi sindacali una presenza femminile che senza quella legge non ci sarebbe stata. E quando i due generi collaborano si ottengono ottimi risultati. L’avvocatura con la legge n.247 del 2012 ha fatto in modo che in Consiglio ci sia comunque un terzo del genere meno rappresentato, pena la nullità.

Quali consigli si sente di dare alle giovani avvocate che si affacciano a questo mondo ancora molto maschile?

Io penso che la nostra sia la professione migliore al mondo; dà la possibilità di poter interloquire con chiunque. Bisogna innanzitutto credere in quello che si fa. Poi è fondamentale, sia per gli avvocati sia per le avvocate, un aggiornamento e una formazione continua, soprattutto dal punto di vista deontologico perché la deontologia è la costituzione dell’avvocato. Inoltre, secondo me la giovane avvocatura, e anche in questo caso non faccio distinzioni di genere, debba conoscere almeno una o due lingue straniere. Ormai siamo cittadini e cittadine europee, parlare altre lingue permette di avere più possibilità. Alle donne avvocato direi anche di partecipare, perché spesso e volentieri quando ci troviamo a raccogliere le candidature c’è una certa ritrosia femminile al potere di posizione. Le donne non si candidano come dovrebbero e invece dovrebbero prendere consapevolezza delle loro capacità e non avere timore a candidarsi. Ho notato una mancanza di autostima che non è giustificata perché se studi, se sei preparata, se credi in quello che fai, sei sicuramene brava. Nel Comitato Pari Opportunità avevamo capito che tra le problematiche da affrontare c’era anche quella della scarsa autostima. Per questo ci siamo inventati dei percorsi verso la leadership e devo dire che questi laboratori hanno portato a dei bellissimi risultati. C’è un altro grosso problema che scontano oggi le avvocate, il pay gap. A parità di età e di localizzazione una avvocata, secondo i dati di cassa forense, ha un reddito dichiarato inferiore alla metà dell’avvocato uomo. Questo dipende anche dal fatto che le donne, proprio per quella attitudine alla cura e all’ascolto, scelgono o sono scelte per occuparsi di situazioni quasi sempre legate all’ambito privato, mentre l’avvocato uomo generalmente segue realtà giuridiche, istituzioni ed enti pubblici, che sono clienti con maggiori possibilità di spesa. Le donne quindi si applicano spesso a materie meno remunerative. Le avvocate invece non devono avere timore nel misurarsi anche con il penale e nel penale anche con il penale societario, tributario, amministrativo, senza precludersi delle possibilità. E quando si seguono casi privati, dove magari si entra in contatto con situazioni dove potrebbe esserci dell’imbarazzo nel farsi pagare, bisogna ricordarsi di essere delle professioniste con un compito tecnico per cui è giusto percepire un compenso.

 

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