Storie legali

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Carezze sgradite: azioni e implicazioni. Cosa fare?

avv. Giulietta Bergamaschi

Fa ancora caldo quando, a fine agosto, Anna da Milano si reca a Roma per la riunione di ciclo che l’azienda organizza tutti gli anni dopo la pausa estiva.

Anna rivede i colleghi della sua area e quelli di tutte le altre aree; durante le riunioni del suo gruppo di lavoro Anna si accorge che il suo capo area, talvolta, la osserva con insistenza. Tuttavia, non appena Anna si accorge di essere osservata, il capo area distoglie lo sguardo con un mezzo sorriso. Anna è turbata da questo comportamento, ma l’atmosfera positiva della riunione di ciclo fa prevalere il suo buonumore.

L’ultima sera, durante la cena di chiusura del meeting, Anna è seduta al tavolo con alcuni colleghi. Il capo area si avvicina al tavolo e, rimanendo in piedi vicino alla sedia di Anna, intrattiene il gruppo commentando in modo brillante lo svolgimento della serata. Ad un certo punto, mentre racconta un episodio divertente al quale aveva da poco assistito si sporge al centro del tavolo per attirare l’attenzione del gruppo e contemporaneamente, prestando attenzione a che nessuno se ne accorga, accarezza ripetutamente la schiena di Anna che indossa un abito leggermente scollato. Anna è preoccupata, tuttavia al momento non reagisce; pensa di avere sbagliato abbigliamento poi nel corso della serata, in camera sua, si convince di essere nel giusto e decide di riferire l’accaduto al direttore vendite, noto per essere particolarmente sensibile al tema del rispetto sul luogo di lavoro.

In effetti, Anna non è sbagliata, il suo capo area, invece, è incorso in un comportamento che ha violato la dignità della sua collaboratrice.

Cosa si intende per molestie sessuali e quali conseguenze subisce il datore di lavoro che non intervenga a far cessare i fatti di molestie noti o conoscibili? Queste le prime domande le cui risposte possono far luce in una materia controversia come quella descritta. E’ statisticamente provato che gli episodi di molestie sul luogo di lavoro sono frequenti; e, allora, cosa deve sapere un accorto datore di lavoro per evitare il rischio di esporsi a condanne risarcitorie molto elevate?

Integrano la fattispecie di molestie tutti quei comportamenti indesiderati posti in essere con lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo. Tra le molestie si inseriscono le molestie sessuali, cioè quei comportamenti che oltre ad avere le caratteristiche di cui sopra, hanno una connotazione sessuale e possono essere espressi in forma fisica, verbale o non verbale. Perché si possa parlare di molestie sessuali, quello che rileva è la circostanza che tali condotte, che l’agente può anche qualificare come “neutre”, se non giocose, siano indesiderate e idonee a ledere la dignità della vittima, come indesiderate lo sono state nel caso di Anna.

Giurisprudenza e dottrina sono oramai concordi nel ricondurre le molestie sessuali poste in essere sul luogo di lavoro alla violazione dell’obbligo di sicurezza e di protezione dei lavoratori ex art. 2087 c.c. Tale configurazione cosa comporta? Prima di tutto, fa sorgere in capo al datore di lavoro un’autonoma obbligazione contrattuale. Detto in altri termini, il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa tutte le misure necessarie a tutelare non solo l’integrità fisica, ma anche la personalità morale dei dipendenti.

Il datore di lavoro a conoscenza di molestie sessuali nell’ambito dell’impresa deve intervenire, adottando tutte le misure, anche di natura disciplinare e organizzativa, necessarie a garantire la tutela dei dipendenti.

Nel caso esaminato, il direttore vendite, dopo il colloquio con Anna, non potrà esimersi dall’informare la direzione del personale che attiverà un’indagine interna e un procedimento disciplinare nei confronti del capo area molesto.

Riguardo alle conseguenze risarcitorie poi, la giurisprudenza ha accordato alla vittima di molestie sessuali il diritto al risarcimento di tutti i tipi di danno, compresi quelli non patrimoniali, nelle componenti di danno biologico, morale ed esistenziale. Inoltre, non è da sottovalutare che la giurisprudenza è costante nel ritenere che l’obbligo di risarcire tali danni gravi, cumulativamente, sia sull’autore del fatto lesivo sia sul datore di lavoro.

Un datore di lavoro accorto può introdurre regolamenti o codici di condotta volti a prevenire il verificarsi di molestie sessuali sul luogo di lavoro. In concreto, ad esempio, il datore potrà inserire nel codice etico la definizione di molestie, declinare una procedura interna di denuncia delle stesse e specificare le sanzioni disciplinari ad esse associate.

 

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