Storie legali

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Menù al ristorante, diritto di esclusiva sulle ricette sì o no?

Menù al ristorante, diritto e rovescio

di avv. Renato D’Andrea

Da circa 10 anni Vittorio ed Armida erano proprietari del “Gozzo”, un ristorantino di pesce ben avviato in zona ticinese a Milano. Lui gestiva la sala insieme a un cameriere fisso, più uno di rinforzo per le serate di punta; mentre la cucina era il regno dell’Armida, affiancata dal dipendente aiuto-chef Luigi.

Negli anni Luigi era diventato sempre più in gamba, anche perché Armida gli aveva fatto annotare su un taccuino tutte le ricette dei piatti serviti al “Gozzo”. Così Luigi non poteva far errori nelle preparazioni e soprattutto Armida e Vittorio, oltre la canonica chiusura agostana, potevano permettersi delle brevi vacanze mentre al ristorante provvedeva Luigi.

Un bel giorno Luigi maturò l’idea di dimettersi ed aprire un suo ristorante di pesce, il “Martin Pescatore”, in cui riproporre le stesse ricette presenti nel menù del “Gozzo”. Temeva però che la vicenda finisse in Tribunale, quindi si rivolse preventivamente a un avvocato esperto in questioni lavoristiche e di proprietà intellettuale, il quale lo rassicurò su tutto il fronte.

Innanzi tutto l’avvocato osservò che Luigi non aveva stipulato con Vittorio ed Armida né degli impegni di segretezza, né tantomeno dei patti di non concorrenza. Dunque una volta dimessosi dal “Gozzo” il buon Luigi era assolutamente libero di sfruttare altrove il sapere culinario acquisito presso l’ex datore di lavoro.

L’avvocato spiegò poi che la legge non prevede alcun diritto di esclusiva sulle nuove ricette o sul know-how culinario in genere, ciò in quanto la protezione brevettuale è accordata solo a quei trovati che costituiscono soluzione di un problema tecnico e nei quali alberga il requisito dell’industrialità (art. 49 CPI), cioè l’attitudine ad essere fabbricabili od utilizzabili in un ambito prettamente industriale. 

E se mai Vittorio e l’Armida avessero voluto far valere i diritti accordati dall’art.98 CPI sulla tutela dei segreti commerciali, essi avrebbero dovuto far firmare a Luigi una policy idonea a dare “valore economico” alle ricette dell’Armida. Ma questo non era accaduto, sicché Luigi era libero di riproporre al “Martin Pescatore” le stesse ricette apprese al “Gozzo”.

Il finale della storia narra che quando il “Martin Pescatore” aprì i battenti, Vittorio e Armida non la presero granché bene, ma dovettero abbozzare; mentre l’avvocato di Luigi… divenne un cliente fisso! Come suol dirsi: morale della favola, in tavola!

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