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Trend e scenari creativi a Milano
Consigli per giovani Fashion Designer: conversazione con Vannetti e Colangelo
Ied Milano: l'incontro con Riccardo Vannetti e Gabriele Colangelo

La moda offre il terreno per analizzare gli aspetti più significativi della nostra società, come afferma il sociologo Jean Baudrillard. Con il suo continuo rinnovamento di segni e di stili, influenza e plasma, anticipa il futuro e comunica, con un linguaggio fatto di visioni e suggestioni. È un terreno di sperimentazione nel quale i giovani designer hanno un ruolo fondamentale.

Ma quali sono le strade da percorrere per lavorare nel mondo della moda? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Vannetti, Tutorship Director della Direzione aziendale di Pitti Immagine che, insieme al Fashion Designer Gabriele Colangelo, è stato ospite dell’incontro "Conversazioni Con…" nella sede della Scuola di Moda di IED Milano.

Riccardo, considerando il lavoro della Divisione Tutorship di Pitti Immagine da lei guidata, quali sono gli aspetti su cui un giovane designer deve concentrarsi per emergere?
Prima di tutto è necessario avere una formazione solida, bisogna studiare con consapevolezza, leggere moltissimo, conoscere la storia della moda per avere dei punti di riferimento, dei maestri importanti da cui trarre ispirazione per innovare, trasformare e sperimentare. E, poi, serve una grande voglia di raccontare sé stessi attraverso le collezioni, avere il coraggio di comunicare il proprio vissuto con originalità, senza limitare l’espressività del talento creativo. In questo modo si realizzano progetti che sono riconoscibili, hanno un’identità definita e narrano storie uniche.

Cosa pensa delle scuola di moda italiane?
Ci sono delle scuole che stanno facendo un buon lavoro e con cui Pitti Tutorship ha un rapporto diretto. Non penso che le scuole italiane siano più deboli di quelle straniere, come si tende a credere, ma penso che possano crescere molto. La Scuola in cui ci troviamo, IED Milano, è un buon esempio di miglioramento che, attraverso una rete virtuosa di rapporti con le aziende e il mondo del lavoro permette agli studenti di capire quali siano le richieste del mercato. In tal modo è possibile prepararsi ad acquisire gli strumenti per cogliere, interpretare e prevedere le nuove tendenze.

Ci parli di Pitti Tutorship.
È un centro di supporto per la vita professionale degli stilisti: un intero team che ha l’obiettivo di aiutare, accompagnare e sostenere i designer nel loro percorso imprenditoriale e professionale. Con Pitti Tutorship cerchiamo di porci come “facilitatori” per la collaborazione tra il mondo aziendale e quello della creatività. Il nostro intento è far in modo che le idee possano respirare e, i profitti aumentare…

Gabriele, lei oggi è direttore creativo del brand Giada e continua la scalata al successo grazie alla sua linea, Gabriele Colangelo, che dal 2008 ha proposto sul mercato prodotti originali; in base alla sua esperienza cosa conta più di ogni altra cosa nel percorso professionale di un giovane fashion designer?
Ritengo fondamentale l'esperienza. A coloro che vogliono seriamente intraprendere questo lavoro, consiglio di sperimentare, provare e perseguire con pervicacia e genuinità il proprio sogno, dimostrandosi sempre disponibili ad imparare. Dalle mie collaborazioni, ho conosciuto tanti aspetti del mio lavoro. Ho imparato ad essere duttile, una delle cose più importanti per un giovane designer, che spesso ha il compito di reinterpretare lo stile di altri attraverso i propri filtri, senza stravolgerne la natura. Sono state esperienze differenti tra di loro, a volte anche distanti dalla mia sensibilità, che tuttavia mi hanno dato la possibilità di apprendere nozioni e mestiere. Buona formazione, spirito d’intraprendenza, personalità, voglia di mettersi alla prova ed una buona dose di umiltà sono fondamenti base per intraprendere la carriera di designer.

Tags:
fashion designeried milanoriccardo vannettigabriele colangelo

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