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Musica
Natalia Mateo e Randi Tytingvåg: è boom per le giovani promesse del jazz

di Raffaello Carabini

Debutta e si presenta subito come è una delle più interessanti voci del pop-jazz contemporaneo Natalia Mateo. Il suo album "Heart Of Darkness" mostra una tipa decisa, che va per la sua strada, anticonformista e lontana dai luoghi comuni, eppure accessibile e immediata. Nata a Varsavia, figlia di una cantante classica, cresciuta in Austria, questa originale 31enne ora vive in Germania, girovaga nella vita come nella elaborazione musicale, che accoglie spruzzate da un ventaglio aperto di influenze. Nei suoi brani Mateo elabora un sound contemporaneo vivo e pulsante di richiami a impressionismi vividi, alla Joni Mitchell più jazzy, a suoni da banda slava.
Ispirato dall'omonimo romanzo di Joseph Conrad, racconto emozionante di un marinaio alla ricerca del famigerato mercante d'avorio Kurtz, con cui avrà una discussione radicale sui valori alla base della stessa civiltà occidentale, ne segue l'itinerario come ricerca di valori condivisi. E ripropone con sottili invenzioni e vena crepuscolare brani dei rocker Lou Reed  (la classica "Take A Walk On The Wild Side "), Jay Hawkins (l'altra celeberrima "I Put A Spell On You") e Tom Waits ("Chocolate Jesus"), del funker Rockwell ("Somebody Is Watching Me") e della folleggiante Lady Gaga ("Paparazzi"), il tradizionale polacco "Trudno" e la canzone di Michel Legrand "The Windmills Of Your Mind" (premiata con l'Oscar nel 1969 e ispirata a Mozart), oltre a una manciata di suoi brani. "Inferno", che riprende dei versi di Dante, "Canto I", un duetto con il solido Tobias Christl (così come in "Tonight I'll Sleep In Space" del pianista Simon Grote), e le altre ne illustrano la voce emotiva quanto caratteristica e la brillantezza degli accompagnatori, tra cui l'ottimo chitarrista Dany Ahmad. Estremamente coraggioso poi proporre "Strange Fruit", che, pur a confronto con l'inarrivabile Billie Holiday, evidenzia il talento di Natalia senza tema di smentite. "Questa voce ha una sua storia da raccontare", scrivono di lei: come dare torto ai colleghi tedeschi?

Altrettanto fascinosa e sulla medesima linea propositiva, la cantautrice norvegese Randi Tytingvåg, superata la dolorosa esperienza di un aborto narrata nel precedente lavoro "Lights Out", propone "Three", un riuscito mix di elementi country, di intimismo emozionale, di ricerca folkie, di camerismo severo e di sprazzi jazzy. Riuscite, nel loro rigore che lucida e scarnifica fino all'essenziale ogni valenza, le riprese della immortale "What A Wonderful World" (Louis Armstrong, 1967), di "Let It Be Me" (la "Je T'Appartiens" di Gilbert Bécaud diventata un hit mondiale con gli Everly Brothers nel 1960) e della "You Can Never Hold Back Spring" di Tom Waits. Sottili ed emozionanti anche le altre cover: "Que Sera Sera" di Doris Day (premio Oscar come miglior canzone da film nel 1956, nell'hitchcockiano "L'uomo che sapeva troppo"), la porteriana "Don't Fence Me In", "Ich Bin Von Kopf Bis Fuß Auf Liebe Eingestellt" (letteralmente "sono qui, dalla testa ai piedi, pronta per fare l'amore", ma deprivata da ogni valenza erotica) di Marlene Dietrich e poi dei Beatles, "Both Sides Now" di Joni Mitchell e la conclusiva "Hard Times" della cantautrice country Gillian Welch.

Ugualmente riuscite e suadenti, cariche di un fascino esile e pungente, le canzoni di Randi, che sa narrare con talento e cantare con partecipazione, a quindici anni dal debutto canoro al festival Maijazz 2001 e a dieci da quello come attrice nel dramma musicale "Skyfri Himmel". "Waltz In C" è un gioiellino country, le altre sono ballad essenziali, precise, convincenti, cui la formazione ridotta - la protagonista, che suona anche il piano, è accompagnata solo dai due chitarristi Dag S. Vagle e Erlend Aasland - offre angolature spezzate e sviluppi inattesi.
"È stato importante per me spogliare tutti gli ornamenti e arrivare al cuore delle canzoni, per comunicare ciò di cui veramente trattano. Un progetto che, nonostante il line-up minimale, mi ha dato molte possibilità." Così dice Tytingvåg ed è la pura verità.

 

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