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Piemonte

E' il sindaco più amato che i torinesi non hanno mai avuto. La sera del 28 febbraio 2001, Domenico Carpanini

CARPANINI

si trovava alla sede dell'Ascom di Torino per il primo comizio della campagna elettorale, nella veste di candidato sindaco per il centrosinistra. Difendeva la poltrona di primo cittadino, occupata nei dieci anni precedenti da Valentino Castellani, di cui era vice-sindaco, contro il berlusconiano Roberto Rosso. Stava parlando di politica e della città che amava, chiese un bicchiere d'acqua e si accasciò stroncato da un ictus.

A distanza di dodici anni, come sempre, Torino lo ricorda con grande affetto con una cerimonia commemorativa che si svolge questa mattina davanti alla tomba di famiglia al Cimitero Monumentale. Tra le autorità presenti anche il sindaco Piero Fassino. Poi, alle 21, al Conservatorio Giuseppe Verdi, la banda musicale del Corpo di Polizia Municipale, alla presenza delle autorità civili e militari, eseguirà un concerto aperto al pubblico alla memoria dell'ex vice sindaco.

amava la politica fatta in mezzo alla gente e non si prendeva mai troppo sul serio, come quando si era messo in testa di fare un manifesto per la campagna elettorale con lo slogan: “No al sindaco rosso!” (riferendosi ovviamente al suo avversario). Era fatto così, ma sapeva arrivare al cuore della società civile. Vicesindaco, dal 1997 al 2001, era stato anche il primo presidente del Consiglio Comunale, dal 1993 al 1997, dopo che la riforma elettorale aveva previsto l’introduzione di questo ruolo. Uscì di scena all'improvviso, mancando l'appuntamento con un futuro che molti credono sarebbe stato probabilmente diverso per la sua Torino con lui sindaco.

Invece, il testimone passò a Sergio Chiamparino che venne frettolosamente investito dal centrosinistra e vinse con un risultato al di sopra di ogni previsione e aspettativa. Si presentò ai festeggiamenti per l'investitura a sindaco con una maglietta bianca con la scritta “questa vittoria è per te” e la foto di Carpanini. «In questo momento di grandissima gioia c'è, come potete immaginare, anche una grandissima amarezza: qui al mio posto avrebbe potuto e dovrebbe esserci Domenico Carpanini» commentò a caldo Chiamparino. «Credo però di avere fatto il mio dovere, e credo che questa vittoria sia la sua vittoria». Poi, concluse dicendo “adesso iniziano per Torino i 10 anni che possono davvero cambiare le cose”. Nel bene o nel male, comunque la si voglia vedere, aveva ragione.

 

Francesco Signor

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