di Angelo Maria Perrino Doveva essere, stando a certi giornali, italiani e non, il G8 dello sputtanamento dell'Italia, sostituita dalla Spagna al tavolo dei grandi con la detronizzazione definitiva del suo premier, Silvio Berlusconi, che avrebbe dovuto mollare per incapacità e inadeguatezza le redini dell'organizzazione agli Stati Uniti. E invece è il G8 in cui, per bocca addirittura di Barack Obama, l'uomo in questo momento più
inspired e carismatico del mondo, si riconosce all'Italia e a Silvio Berlusconi una grande leadership... Doveva essere un G8 inutile, poco più di una passerella inconcludente, in quanto ormai poco rappresentativo dei nuovi equilibri geostrategici mondiali e privo di legittimazione e invece si stanno realizzando convergenze planetarie e accordi innovativi su tutti i fronti, dal clima alla finanza, dagli armamenti alle misure antirecessione. Doveva essere il G8 in cui i grandi avrebbero avuto problemi addirittura a farsi fotografare al fianco di Silvio Berlusconi, preoccupati delle sue intemperanze personali e invece si coglie un clima di grande informalità e affabilità unite a grande sobrietà e rigore. Doveva esserci la fuga da L'Aquila funestata da nuove scosse e invece, grazie anche al buon Dio, l'idea di tenere il vertice tra le macerie del terremoto e in mezzo a un'umanità colpita e sofferente si è rivelata una grande idea politica e di comunicazione per un'elite di governanti che deve recuperare il proprio carisma e la propria presa di fronte a opinioni pubbliche che ne lamentano il distacco e l'autoreferenzialità... Doveva essere tante cose, questo G8, tutte orrende e catastrofiche. E invece dall'Abruzzo arriva un messaggio di leader della terra impegnati e responsabili, concentrati sui dossier ma sereni e rilassati, molto presenti e molto puntuali sulle cose del mondo.
Leader che conoscono e deliberano, superando i particolarismi e costruendo le mediazioni possibili, secondo lo slogan che ha reso famoso il più alto di loro, lo scamiciato Obama: yes, we can. E allora vien da domandarsi: ma che razza di realtà raccontano certi giornali italiani e non? Che mettano in pagina non i fatti reali,osservati e verificati su più fonti contrapposte, ma i loro personali retropensieri, le ubbie, le loro miopi e machiavelliche dietrologie? Lo scarto tra quel che tutti vediamo accadere sotto i nostri occhi a L'Aquila in questi giorni e quel che ci avevano raccontato nei giorni scorsi stride fortemente e merita una riflessione e una risposta.Che sia questa, infine, la ragione per cui nessuno compra più i giornali? Che questi giornalisti abbiamo mangiato male e mal digerito nelle notti precedenti? Che ci voglia un digestivo Antonetto per tutti in sala stampa?