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Politica
All'ombra del fumetto sessista sui musei. La sinistra in crisi anche a Bologna
Da tempo tira una brutta aria a Palazzo d’Accursio, la sede del Comune simbolo della sinistra italiana. 

Nel passato qualcuno confondeva la segretaria del partito (Pci, Pds, Ds, Pd che fosse) con chi sedeva in consiglio comunale a Bologna. Ma oggi neanche più quello. “Il partito non è più ostaggio di battaglie interne”, ci racconta un alto dirigente del Comune, (ultima quella tra il sindaco Virginio Merola e il segretario Francesco Critelli, poi volato in parlamento), “si è proprio squagliato in mille rivoli che non hanno più nulla da dire. E poi, da quando hanno perso il potere a Roma non riescono neanche più a fare le cose sbagliate che facevano prima. Sono crollati in un limbo, una specie di immobilismo totale”. 

Perché lo dice?, chiedo. 

“Guardi la storia della vignetta. Già dieci anni fa, ed eravamo già messi malissimo, non sarebbe successa. Al Comune neanche si capisce chi comanda. Sperano di essere rieletti senza fare niente nei prossimi anni. Pensano che anche se candidi una gallina si vince lo stesso. In realtà non comanda più nessuno. E non hanno capito che l'aria è cambiata”, racconta il dirigente che preferisce l'anonimato. 

Gallina nel senso..., chiedo. “Un anonimo, un cretino, una testa di legno comandata a bacchetta da qualche potere locale, anche un pennuto per davvero”, spiega, “la gente qui era abituata a credere nel partito come a una fede religiosa. Ma quella 'fede' senza senso andrebbe almeno alimentata con qualche minimo sforzo (ride)”.

 

L'ultimo casus belli ma di tipo ridicolo è scoppiato qualche giorno fa. 

Nessuno ha controllato l'agenzia di comunicazione che si occupa di pubblicizzare la Card di accesso ai Musei. Su Instagram è apparsa una vignetta raffigurante un'avvenente donna nuda, con tanto di fiocchi regalo a coprire le parti intime, che prometteva a un ragazzo l’arrivo di un "regalo molto speciale" e lui, con gli occhi chiusi, si augurava fosse la Card di accesso ai Musei civici bolognesi. La vignetta è un "meme" che circola in rete, un disegno sempre simile dove la parte finale è lasciata vuota, così chiunque può aggiungere il finale che preferisce. Ma la versione istituzionale che invita a comprare la Card dei Musei (25 euro per accedere a quelli bolognesi) con una donna nuda che si offre è sembrata di cattivo gusto a tanti, scatenando le ire di chi l'ha vista sul social network.

 

Maria Chiara Risoldi, presidente della Casa delle Donne, una che non ha simpatie per il governo e che scrive su facebook “il governo: pericolosi dilettanti allo sbaraglio”, ha commentato così la vignetta: “Di una stupidità assoluta, non se ne capisce il senso, dimostra solo che il sessismo è introiettato nella nostra società ancora fortemente patriarcale”.

 

Il Comune ha scaricato la responsabilità sull’agenzia di comunicazione Profili di Milano che ha un contratto da 30.000 euro annui per le campagna pubblicitarie dei musei e gestisce la promozione della Card sui social. L’agenzia si è scusata per l'inconveniente. L'assessore al marketing, Matteo Lepore, possibile prossimo candidato sindaco per il Pd, è apparso sulle colonne locali de La Repubblica più che irritato: “Appena sono stato avvertito, ho fatto togliere la vignetta che considero sbagliata e offensiva. Il Comune ha sempre fatto del rispetto delle donne una bandiera; chi lavora per noi lo deve sapere, è un episodio grave sul quale prenderemo provvedimenti”. Dello stesso tono il dirigente del settore Cultura, Osvaldo Panaro: “Una sorpresa sgradevole, non condivisa e condannabile...serviva una condivisione prima della diffusione di una simile immagine, in Comune nessuno sapeva di questa iniziativa, ne eravamo completamente all’oscuro. Non ci può essere qualcuno che si sveglia la mattina e dice: 'Proviamo questa cosa, magari risulta spiritosa'. È del tutto condannabile”. 

Ma chi avrebbe dovuto saperlo in Comune?

Lo abbiamo chiesto ad un funzionario del settore Cultura. “E' tutto esternalizzato ed è credibile che Panaro, Lepore e gli altri non ne sapessero niente. La strategia viene fatta dall'agenzia, con cui noi non abbiamo rapporti. Ma al Comune è tutto un po' così. Per la vignetta adesso, in privato, faranno spallucce dicendo 'però ha funzionato! ne parlano tutti!'. In realtà la mano destra non sa cosa fa la sinistra e viceversa. Il sindaco non lo vede nessuno. Quando si muove qualcosa lo si deve a...”.

 

Sembra che gli ultimi a dirigere l'Ente o a provarci siano il Direttore Generale e capo di Gabinetto Valerio Montalto e il capo del Personale Maria Grazia Bonzagni, anche in conflitto fra loro. “Ma poco si muove. Sembra di essere in uno stagno... calma piatta”, racconta il funzionario. 

Nella partita politico amministrativa il sindaco Merola gioca un ruolo defilato, in attesa di una possibile collocazione futura, visto che è al secondo mandato amministrativo. E anche le quotazioni dell'assessore Matteo Lepore, ex responsabile del territorio per Legacoop, sembrano in calo. Il trentaquattrenne Luigi Tosiani, è il nuovo segretario del Pd in città. Ed è uno che al congresso, nella sua relazione finale, quando tutti gli chiedevano perchè si candidasse (perché lo facesse) ha risposto: “Perché no?”. 

Mesi fa Gianfranco Pasquino sul Corriere di Bologna ha usato queste parole per spiegare la situazione generale: “Nessuno si sta occupando del partito, pensano tutti alla carriera personale”.

 

“In realtà non mi sembra ci sia una strategia sulla città del futuro”, racconta l'ex consigliere comunale Pd Emilio Lonardo, “cosa vogliono fare per i prossimi 30 anni? E' un mistero. Manca una strategia di azione del Pd. Le cose fatte, bene o male, sono azioni di singoli”.

 

In città circola un aria da liberi tutti. La crisi del Pd a livello nazionale si è risolta a vantaggio dei 5Stelle e della Lega e non si sa se le due forze politiche saranno in grado, probabilmente in modo separato (la Lega sta volando nei sondaggi emiliani), di tradurre il clima positivo in un successo anche a Bologna.

Fra meno di un anno si vota per le regionali in Emilia Romagna e il risultato potrebbe dare il tono di una svolta epocale. L'Emilia, in ogni suo angolo, ormai è contendibile, dopo 70 anni. Anche se resta un territorio difficile da gestire perché chi detiene il potere reale preferisce governare i processi che contano dall'esterno, pronti a “rimescolare le carte”, pratica in cui gli emiliani sono professionisti.

 

 

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