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Politica
Ap, l'Udc molla Alfano: "Siamo contrari al voto"

L'Udc lascia Area popolare e mette fine all'alleanza con Angelino Alfano. I centristi si dicono contrari al ricorso immediato alle urne dopo le dimissioni di Matteo Renzi. Ma il ministro dell'Interno, che oggi ha riunito al Senato i gruppi di Ap, invece non vede lontano il voto e arriva a fare un pronostico per febbraio. "Il risultato del referendum non e' ascrivibile a categorie politiche precise - scrivono i parlamentari dell'Udc insieme al segretario nazionale del partito Lorenzo Cesa -. Nessuno puo' attribuirsi un risultato: ne' i vincitori, ne' gli sconfitti. L'esito del 4 dicembre e' la reazione di una societa' stanca, smarrita e priva di riferimenti certi. Per questo, l'idea di far precipitare il Paese verso il voto appare piu' il segno di una reazione emotiva alla sconfitta che un disegno politico utile all'Italia. Su questo punto si segna l'ultima differenza nei confronti di Alfano che, da tempo, ha trasformato in sudditanza nei confronti di Renzi quella che per noi e' stata ed e' un'alleanza leale con il Pd. L'esperienza di Area Popolare, forse mai decollata, si conclude qui: con lo scioglimento dei gruppi e la ripresa di autonome presenze parlamentari".

"In questo momento riteniamo che, in primo luogo , spetti al presidente Mattarella definire percorsi e prospettive - continua la nota dell'Udc -. Ci limitiamo a considerare che dopo il referendum il Paese ha bisogno con urgenza di una messa in sicurezza sociale, intervenendo sulla poverta' che come sostiene l'Istat oggi colpisce un italiano su tre; di interventi sul sistema creditizio a tutela dei risparmiatori e di una nuova legge elettorale a base proporzionale votata dal Parlamento. E non ultimo c'e' bisogno, al di la' delle distinzioni sul referendum, di un lavoro di ricomposizione specie all'interno dell'area del cattolicesimo popolare e di ceti medi e popolari che miri alla costruzione di un soggetto politico credibile. Per questo facciamo appello a noi stessi e a quanti, tra parlamentari e movimenti nella societa' civile, colgano come noi la rilevanza di questo passaggio storico".

Alfano da parte sua si dice contrario "all'accanimento terapeutico" e una intervista al 'Corriere della sera' chiarisce che "se si capira' che la legislatura ha esaurito la sua funzione, meglio andare al voto". Sulla volonta' di Renzi poi aggiunge: "non sono autorizzato a riferire quello che ci siamo detti ma posso fare un pronostico sulla volonta' di andare a elezioni a febbraio". Tuttavia, afferma, "per noi l'ancoraggio rimane sempre il presidente della Repubblica. Ha le prerogative che la Costituzione gli assegna e noi abbiamo la fiducia in lui e a lui ci affidiamo. Vediamo come va la direzione del Pd. A chi va cercando pretesti per fare proseguire la legislatura come Forza Italia non lo otterra' gratis, e' troppo comodo. Accusano noi di fare un Governo con il Pd e poi vogliono la prosecuzione della legislatura: non lo otterranno gratis".

LA REAZIONE DI ALFANO - "Nessuna sorpresa. L'Udc ha votato ufficialmente No al referendum costituzionale e quindi e' la naturale conseguenza politica". Lo ha detto Angelino Alfano al termine della riunione di Area Popolare, a proposito dell'addio dei parlamentari Udc. Conseguenze politiche legate al voto referendario, ha aggiunto Alfano, che "si faranno sentire nell'ambito di tutti i gruppi e nel clima politico italiano".

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