Altro che schiarita nel Popolo della Libertà. Altro che clima più sereno tra i due co-fondatori del partito di maggioranza relativa. Niente affatto. Secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti ai massimi livelli del Pdl ex Forza Italia - vicinissime al Cavaliere - "i rapporti tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sono pessimi. Non sono destinati a migliorare. E i problemi, oltre che politici, sono soprattutto personali". Una fibrillazione continua e che fa tremare il Centrodestra.
Il primo punto di scontro è certamente la Giustizia e il ddl sul processo breve. La pattuglia di fedelissimi dell'ex leader di Alleanza Nazionale ha intenzione di dare battaglia, soprattutto alla Camera, per modificare un provvedimento che al contrario dovrebbe essere blindato. Sul processo breve "andremo fino in fondo, non vedo perché non si debba andare avanti", dice a chiare lettere il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Insomma, non c'è niente da fare. Il premier non si fida del numero uno di Montecitorio. Non gli piacciono affatto i continui distinguo e l'impressione di una sorta di fronda di interna, di opposizione nella maggioranza. Alimentata anche dagli attacchi al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, al sottosegretario Nicola Cosentino e al provvedimento sul testamento biologico grazie al quale Palazzo Chigi ha riallacciato i rapporti con la Cei e il Vaticano.
Il pericolo è quello di un continuo logorio, un cammino difficile e tortuoso fino al termine della legislatura. All'orizzonte resta l'ipotesi delle elezioni anticipate, del rompete le righe e del tutti a casa. Berlusconi non vorrebbe arrivare fino a questo punto, lo ha smentito più volte, ma sa bene che non si può andare avanti con stop and go. Ed così che il premier intende ancora una volta affidarsi al suo alleato più sicuro. Più fedele. Quell'Umberto Bossi sempre pronto a cercare di mediare tra lo stesso Cavaliere e Fini. Tanto che da Palazzo Chigi danno quasi per certo che la Lega avrà le candidature in Piemonte e nel Veneto, come richiesto, alle Regionali di fine marzo.
Ma, ed ecco il colpo di scena, l'addio di Luca Zaia dal ministero dell'Agricoltura, per sostituire Galan (elettori permettendo), potrebbe comportare una promozione del Senatùr a vicepremier unico dell'esecutivo. Soprattutto se il Carroccio dovesse aumentare ulteriormente i propri consensi alle elezioni di primavera. Un modo da parte del presidente del Consiglio per far capire a Fini e ai finiani che non si può tirare troppo la corda e che non vale la pena mettere a rischio la tenuta del governo.
BERLUSCONI RIUNISCE I VERTICI DEL PDL E ATTACCA MAGISTRATURA, FINI E RAI - È in atto un tentativo di far cadere il governo. È quanto ha spiegato Silvio Berlusconi durante la riunione dell'ufficio di presidenza del Pdl. Il premier ha puntato il dito soprattutto contro la Magistratura, spiegando che certi giudici hanno preso una deriva eversiva. Secondo quanto riferiscono alcuni presenti, Berlusconi ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, che porta il Paese sull'orlo della guerra civile. Per questo, Berlusconi ha chiesto di andare avanti con il provvedimento sul processo breve e sulla riforma costituzionale della giustizia. A questo punto il Guardasigilli, Angelino Alfano, e Niccolò Ghedini hanno illustrato le ragioni tecnico-giuridiche del ddl sul processo breve.
"La riforma della giustizia è assolutamente necessaria". Silvio Berlusconi parlando all'ufficio di presidenza del Pdl è tornato a chiedere compattezza nella maggioranza. Il Cavaliere ha spiegato che bisogna andare avanti sulla riforma del processo breve e sulla separazione delle carriere. Da sottolineare che l'ufficio stampa del Pdl ha smentito che Silvio Berlusconi abbia usato la frase 'guerra civile' durante l'ufficio di presidenza del partito.
Ma non finisce. Il programma di governo è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale - ha ricordato Berlusconi all'ufficio di presidenza del Pdl. Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d'accordo occorre che si adegui. E ancora: alcune trasmissioni dela Rai fanno continuamento "un processo" al governo e alla maggioranza.
Il Pdl torna ai gazebo. Il partito ha organizzato una due giorni - il 12 e il 13 dicembre - per il tesseramento.
"Il partito deve funzionare. Quello che è scritto nel programma è sacro, ciò che è fuori dal programma se ne può discutere ma poi si decide a maggioranza e tutti devono uniformarsi alle decisioni. La linea del partito deve essere una sola ed è necessaria coerenza. Chi non vuole la linea del partito può andare fuori". E' questo il ragionamento sviluppato da Silvio Berlusconi durante l'ufficio di presidenza del Pdl. Il presidente del Consiglio ha ribadito più volte che a decidere è il partito e comunque in ogni caso si può anche convocare il Consiglio nazionale.
Silvio Berlusconi ai componenti dell'ufficio di presidenza del Pdl ha consegnato un memorandum nel quale si ricorda tutti i processi a suo carico, il numero delle udienze e delle perquisizioni. "E' evidente - ha spiegato il premier - che c'è una persecuzione e un accanimento nei miei confronti. Si ha l'impressione - ha osservato ancora il Cavaliere - di assistere a una guerra civile tra i poteri dello Stato". Berlusconi quindi ha sottolineato la necessità di una "riforma organica" della giustizia e sull'importanza di puntare sul processo breve. "Se non ci fossi stato io di mezzo anche la sinistra, così come ha fatto in passato, avrebbe approvato il provvedimento", ha spiegato il Cavaliere secondo quanto viene riferito da alcuni partecipanti.
PDL: SALTATO EQUILIBRIO COSTITUZIONALE TRA POTERI STATO - "Anche il corso dell'attuale legislatura è stato turbato dall'azione di una parte tanto esigua quanto dannosa della magistratura, dimentica del proprio ruolo di imparzialita'", si apre così il documento finale dell'ufficio di presidenza del Pdl che si è tenuto a Palazzo Grazioli. "Si tratta di una questione che è giunta ormai a intaccare la natura stessa della democrazia, che si fonda su un corretto e giusto equilibrio fra i diversi poteri e ordini dello Stato", si legge nel documento.
"Questo equilibrio, che le diverse tradizione politiche che contribuirono a scrivere la nostra carta costituzionale avevano cercato di garantire e preservare, è completamente saltato soprattutto - spiega il Pdl - dopo le vicende giudiziarie che hanno travolto il sistema politico della cosiddetta Prima Repubblica".
"Cosicché l'Italia è l'unico Paese - riprende il documento Pdl - in cui la magistratura ha finito per acquisire un peso così abonorme nella vita democratica e di converso il potere politico fondato sulla sovranità popolare rischia di apparire impotente a svolgere le proprie finalità. Questo problema - puntualizza la nota Pdl - non riguarda una sola persona o un solo partito ma la natura stessa della democrazia e la capacità di chi è investito di una responsabilità politica di adempiere alle proprie responsabilita' nei confronti dell'intero Paese".
Per questo il Pdl annuncia di sentirsi "impegnato a sostenere con forza in Parlamento una riforma delle istituzioni che consenta una maggiore efficacia dell'azione dell'esecutivo, anche nell'ambito dell'elezione diretta del capo del governo e di un sistema di contrappesi fondati anche su un maggior potere di controllo e di indirizzo del Parlamento".
"Nel contempo - si legge ancora - il Pdl ritiene urgente una riforma della giustizia che ridisegni i rapporti tra i diversi poteri e ordini dello Stato, nel segno dell'equilibrio e della reciproca autonomia e indipendenza. Nell'ambito di questa riforma complessiva della giustizia si pone anche l'opportunita' di una legge che ponga un limite alla durata indefinita dei processi, che rappresenta di fatto in Italia una pena aggiuntiva, giustamente condannata dalla Corte Europea dei Diritti". Infine, a proposito di giustizia l'Ufficio di Presidenza Pdl ha stabilito "di riproporre in veste costituzionale il contenuto del Lodo Alfano".