Silvio Berlusconi si trova sul tavolo una bella patata bollente.
La questione della data del referendum elettorale rischia di mettere in pericolo la maggioranza di Centrodestra proprio adesso che, con la gestione dell'emergenza terremoto, la popolarità dell'esecutivo e del premier in particolare ha toccato il record assoluto. Una cosa è certa. Il Cavaliere non intende decidere da solo ma vuole condividere la scelta con il capo dello Stato, attento come sempre ad ascoltare tutte le voci.
Fonti parlamentari del Popolo della Libertà, molto vicine a Palazzo Chigi, interpellate da
Affaritaliani.it, spiegano che al momento l'ipotesi più probabile (70%) è
l'abbinamento con il secondo turno delle Amministrative, il 21 giugno, per il quale basta una legge o un decreto visto che la norma stabilisce che i referendum debbano tenersi in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno. Questa soluzione accontenterebbe un po' tutti. Si eviterebbe di andare alle urne tre domeniche di fila, risparmiando così quasi 200 milioni di euro.
E anche il Carroccio, alla fine, potrebbe accettare il compromesso vista la difficoltà nel raggiungimento del quorum. Il Pdl, dal canto suo, avrebbe la certezza che i padani dicano sì all'alleanza ovunque fin dal primo turno, proprio per fare in modo che il minor numero possibile di enti locali sia chiamato ai ballottaggi.
Il 20% delle possibilità è che gli italiani siano chiamati al voto per il referendum domenica 14 giugno, ovvero la posizione del ministro Maroni e della Lega. Ma le quotazioni sono sempre più in ribasso, anche perché il premier non vuole scontrarsi con la campagna contro lo spreco di denaro pubblico che scatenerebbe l'opposizione.