Berlusconi: i finiani non sono decisivi

Sabato, 25 settembre 2010 - 14:00:00


Stabilità è continuità. Sono le parole che Silvio Berlusconi ripete da giorni a tutti gli interlocutori che incontra. E anche giovedì, con alcuni esponenti del Pdl prima di ricevere Hosni Mubarak, il premier è tornato a ripetere che è sua intenzione andare avanti: ho il dovere di portare a termine la legislatura, non solo per rispetto degli elettori, ma anche per l'interesse generale del Paese. Nelle conversazioni svolte con i più stretti collaboratori, Berlusconi ha citato anche Mario Draghi, sostenendo di condividere la posizione del Governatore di Bankitalia sul fatto che il momento è delicato e che all'Italia servono le riforme necessarie a non farle perdere il treno della ripresa.

L'instabilità politica, al contrario, rischia di essere punita sia dai mercati che dagli investitori stranieri. Ovviamente, anche altre argomentazioni frenano la tentazione di mandare tutto all'aria e correre verso le urne. Non solo i sondaggi che continuano a dare il Pdl in calo, ma anche la poca voglia di affrontare una nuova campagna elettorale. Tutti elementi che farebbero pensare ad un premier poco propenso ad alimentare ulteriormente le tensioni con Gianfranco Fini. E invece ogni giorno la situazione è sempre più rovente.

Ormai nel suo entourage si ammette apertamente che il Cavaliere punta alla debacle totale del presidente della Camera. E la speranza del premier resta quella, come ripete da settimane Sandro Bondi, che l'ex leader di An si dimetta. Allo stesso modo, nessuno nega nemmeno più che il Cavaliere confidi nelle inchieste giornalistiche sulla casa di Montecarlo per ottenere questo risultato, convinto che una volta sceso dallo scranno più alto di Montecitorio molti fedelissimi gli volterebbero le spalle. Lui stesso, però, sembra ormai persuaso che il semplice sospetto di essere lui il regista dell'operazione rischia di ricompattare i finiani e vanificare i suoi sforzi. Da qui la durissima nota emessa oggi da palazzo Chigi che definisce 'irresponsabile' chi ha chiamato in causa i servizi segreti.

Ma qualcuno fra le colombe del Pdl chiede uno sforzo ulteriore: prendere le distanze da 'Il Giornale' e da 'Libero'. Difficile pensare che il Cavaliere lo faccia, visto che lui stesso continua a sperare nell'arrivo della carta che 'inchiodi' definitivamente Fini.

Intanto, Berlusconi prepara il discorso programmatico che pronuncerà il 29 a Montecitorio e successivamente al Senato. Un intervento in via di definizione in cui ogni parola peserà come un macigno sul proseguo della legislatura. I più stretti consiglieri - da Letta a Cicchitto, passando per Bonaiuti - si stanno adoperando affiché sia un discorso 'alto'. E, al momento, la linea sarebbe quella di parlare del governo e delle riforme, evitando riferimenti al Pdl e conseguenti attacchi frontali all'ex leader di An.

Il condizionale è d'obbligo, visto che umore e strategia del premier in queste settimane sono cambiati molte volte. Ma molti segnali indicano che l'intervento tenderà più al futuro che al passato, anche se nessuno si sente di escludere qualche passaggio polemico. Del resto, spiega un dirigente del Pdl, 'se attaccasse Fini non farebbe altro che ricompattare le sue truppe'. Possibile però che il compito di togliergli qualche sassolino dalle scarpe sia lasciato a Cicchitto, nel suo intervento come capogruppo. Ma anche questo non è stato ancora deciso.

Quel che tutti confermano invece è che la priorità del premier resta quella di raccogliere il maggior numero di voti, nella speranza di superare la soglia dell'autosufficienza dai finiani. A riprova ciò vi sarebbe la decisione (anch'essa da confermare) di non mettere la fiducia sulle mozioni che seguiranno il suo intervento. Così facendo, ha spiegato lui stesso, i deputati saranno più liberi di esprimere il loro sostegno al governo anche in difformità dalle indicazioni dei rispettivi partiti.

Per il resto, la linea è quella di andare avanti. Anche sul Lodo Alfano costituzionale. Del resto, spiega un dirigente del Pdl, 'i finiani non potranno rimangiarsi la parola; se lo faranno cercheremo voti altrove, magari dalle parti dell'Udc'.

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