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Politica
Boschi ci prova, ma la storia del suo babbo è diversa da quella di Di Maio

Elena Maria Boschi esterna:

“Hanno fatto una campagna contro di me basata sulle fakenews e adesso che la verità viene a galla passano agli insulti. Se vogliamo parlare dei figli, confrontiamoci sulla politica. Se vogliamo parlare dei padri, mio padre non è stato condannato mentre il padre di Di Battista è e rimane un fascista. E si vede".

Si riferisce naturalmente ad Alessandro Di Battista e a Luigi Di Maio rei, secondo la già preferita di Matteo Renzi, di aver attaccato il “babbo” per le note vicende della Banca Etruria.

Tuttavia, a parte l’anacronistico e patellare richiamo al solito “fascismo”, le due vicende sono molto diverse e denotano nella toscana un evidente malanimo e scarsa sportività.

Ma che fine ha fatto la Boschi angelica che con movenze felpate, addirittura feline, caracollava per Montecitorio da ministra e sottosegretaria sorridentissima?

Sembrava una suorina laica, così misurata, così gentile con quel suo bell’accento toscano, così aspirato da farti sembrare su un ottovolante.

Da quando è all’opposizione si è scatenata: non c’è giorno che non utilizzi i social per attaccare, insolentire, rimuginare e mestare.

Per carità, tutto legittimo, ma suvvia, un po’ di bon ton non guasterebbe visto che è pur sempre una parlamentare. -

E poi, nel merito, che c’azzecca, direbbe un famoso ex magistrato, la vicenda dell’Etruria con quella della piccola azienda di famiglia accusata di assumere qualche operaio in nero da cui il vicepremier ha già preso le distanze, come è giusto che sia.

Ma i numeri e l’impatto delle due vicende ad essere completamente diverso.

Uno stuolo di correntisti, spesso anziani, che hanno perso i risparmi di una vita. Vuoi mettere? E vuoi mettere la mancanza del senso del limite?

E la cosa non si ferma qui. Il Pd ha predicato assai bene ma razzolato assai male, ad esempio, sull’ambiente.

Prima Andrea Orlando e poi Gian Luca Galletti hanno combinato ben poco nel ruolo ministeriale.

Per rendersene conto, basta vedere i drammi idrogeologici che si ripetono ad ogni autunno in più con la beffa ulteriore di una nuova struttura dal nome perculante di “Italia Sicura”, voluta da Renzi in persona.

Il ministro Sergio Costa, voluto da Di Maio, appena arrivato, ha abolito finalmente una commissione Via che era stanziale da undici anni (ne doveva durare tre) e ha fatto subito il bando per una nuova.

Fatti non parole. Cambiamento non stagnazione.

E pensare che l’ambientalista Ermete Realacci, allora presidente della Commissione Ambiente in quota Pd, non si occupò mai della cosa e da tale commissione passano tutte le opere infrastrutturali italiane.

Cosa hanno da dire Renzi e la Boschi a riguardo?

Per loro l’ecologia è solo materia elettorale o impegno politico serio e costante?

Se la sentono ancora di vestire gli abiti toscanissimi del Savonarola, dopo quello che hanno combinato al governo nella scorsa legislatura?

E che dire sulla finanziaria (torniamo a chiamare le cose con nomi italiani) quando andavano a Bruxelles agguerriti come supereroi e tornavano puntualmente con le pive nel sacco, ma accompagnati da gran manate e sorrisi dei burocrati europei?

Hanno fatto il bene dell’Italia?

Non ne hanno avuto abbastanza dall’elettorato di sinistra? O vogliono sprofondare definitivamente a percentuali da prefisso telefonico?

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