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Politica
Bruno Tabacci: "Con Zingaretti ritorni l'Ulivo, patto con Macron"

Un nuovo Centrosinistra allargato, plurale, che richiama l'Ulivo di Romano Prodi. E' la proposta che lancia con un'intervista ad Affaritaliani.it Bruno Tabacci, deputato di lungo corso e di grande esperienza politica. L'esponente di +Europa, che ha guidato la vittoria alla segreteria di Benedetto Della Vedova al recente congresso, dichiara archiaviato il renzismo, dice no alla lista unitaria alle Europee, sposa le tesi di Carlo Calenda e chiude a qualsiasi alleanza con Forza Italia.

L'INTERVISTA

Di Alberto Maggi

Con l'elezione di Nicola Zingaretti alla guida del Partito Democratico, che cosa cambia per il Centrosinistra?
"Il fatto importante è che il Pd ha messo un punto fermo, cioè ha eletto il suo segretario in maniera netta, convincente, con un concorso di cittadini che neppure i più benevoli mettevano in conto. E' stata una sorpresa molto importante e credo che Zingaretti si sia meritato questo consenso. E dalle prime mosse mi pare che si stia iniziando una fase nuova di un Centrosinistra che può diventare, nel giro di qualche tempo, competitivo, anche alla luce dei disastri che sono stati compiuti dal governo giallo-verde in questi mesi".

Il renzismo è ormai superato?
"In politica tutte le stagioni vengono politicamente superate, mi sembra ovvio. E' stato superato il fanfanismo, il moroteismo. Dopodiché, è chiaro che Renzi è un personaggio che può dare un contributo ancora importante, ma mi pare che questa fase possa essere interpretata egregiamente, come si vede dalle prime mosse, da una figura come Zingaretti al quale auguro tutta la fortuna possibile. Io sono l'espressione dell'elezione nel collegio di Milano, dove senza il risultato straordinario di +Europa non ci sarebbero stati eletti neanche per il Pd. Io sono il frutto di quell'operazione che sembrava un test. Ora si può immaginare una coalizione, anche con sensibilità diverse perché non bisogna fare confusione. Però se ci sono sensibilità diverse - un'anima progressista di impronta socialista, guardando le famiglie europee, e un'anima liberal-democratica, guardando alla famiglia europea dell'Alde - penso che possa essere una cosa utile, sia in vista delle elezioni europee sia guardando alle più ampie prospettive politiche per il Paese".

Lista unica alle Europee da Liberi e Uguali al Pd fino a +Europa?
"Una lista unica sarebbe un errore. Il sistema proporzionale consente un dialogo con tutte le sensibilità dell'elettorato, se noi facciamo una proposta unica - tra l'altro sulla base di un contrasto nei confronti del sovranismo e in particolare di Salvini - rischiamo di non mettere in campo tutte le potenzialità che ci sono. Tant'è che ci sono delle famiglie diverse sul piano europeo. Io sono contento che +Europa abbia aderito - per la verità noi avevamo già aderito nel 2014 come Centro Democratico - all'Alde perché ritengo che in questo modo non si ha nulla da spartire neppure con i Popolari che sono inquinati da Orban. E così si apre un dialogo con Macron che è molto interessante. Il congresso che c'è stato a Barcellona ha dimostrato che con il presidente francese si può trovare un'intesa sul terreno della liberal-democrazia. Ho visto il Manifesto e mi sembra una base di ragionamento molto interessante per rilanciare l'Europa, senza la quale non c'è speranza per un Paese come l'Italia".

Insomma, un Ulivo 2.0 per le future elezioni politiche...
"Sintetizziamo le cose. Quello che indico io è un suggerimento. Ad esempio ho avuto un apprezzamento rilevantissimo per il lavoro che ha fatto Carlo Calenda dal punto di vista politico, ma non c'è dubbio che la sua posizione è funzionale ad un'idea liberal-democratica. Non è in sintonia piena con il corso che gli elettori del Pd hanno impostato eleggendo segretario Zingaretti, questo è un fatto. Queste distinzioni possono arricchire e aiutare a dar vita ad una nuova coalizione come l'ha chiamata lei, e ho visto che ieri sera Romano Prodi ne ha fatto cenno. D'altronde l'Ulivo non è stata un'esperienza negativa e anzi è stata anche un'esperienza vincente. Il richiamarla non è una cosa sbagliata e ha una sua logica che richiama il principio di coalizione. Che è una cosa ben diversa dall'idea che ci fosse una sorta di spirito maggioritario che avrebbe fatto strage di tutti quelli che stavano nel campo dei progressisti. Questa teoria è stata sconfitta dalla realtà. Con umiltà si tratta di ricostruire per dar vita ad una coalizione ampia".

Anche con Forza Italia?
"Certo che no. Sono qui in Aula alla Camera, sulla legittima difesa, che stanno facendo a gara su come ci si arma di più. Sono orfani di Salvini, Salvini torna a casa. Come se il ministro del'Interno potesse chiamarsi fuori rispetto alle responsabilità che il governo giallo-verde ha avuto in questi mesi. Responsabilità molto gravi se si pensa all'isolamento dell'Italia sul terreno dell'economia. Basta vedere questa farsa della Tav Torino-Lione... Non stiamo facendo certo una bella figura sul piano internazionale".

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