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Politica
Come ti uccido il M5S. Perché l’abbraccio col Pd potrebbe essere mortale
LaPresse

Dopo la morte di tutti i partiti toccati dal Pd, e dalla sua genia (Ds, Ulivo prodiano, ecc), è l’ora del Movimento 5 Stelle. Vi ricordate la fine di Rifondazione Comunista, dell’Italia dei valori, dei Comunisti italiani, dei Verdi, dei Socialisti e tutta la serie di partiti, partitini e movimenti che negli anni vi hanno fatto alleanze!? Sono tutti finiti in un abbraccio letale, risucchiati nel migliore dei casi o nel peggiore ridotti a prefissi telefonici.

E’ la tecnica che gli addetti ai lavori chiamano “sistema Ulivo” che fagocita gli “amici” o li riduce sul lastrico. Una parte dei parlamentari cosiddetti peones del M5S ha il timore che la trattativa in corso per un governo M5S-Pd, sodalizio benedetto da buona parte delle testate giornalistiche italiane, possa essere funesta per il M5S.

“E come spieghiamo le cose dette sui bambini di Bibbiano?”, dice un deputato del Movimento che preferisce l’anonimato, “se viene fuori il mio nome sono morto”, sussurra, “o come spieghiamo Mafia Capitale, gli attacchi a Boschi e Renzi sulle banche? Questo è un abbraccio mortale. E Salvini ci mangerà definitivamente. Lo temiamo tanto ma salirà ancor di più nei consensi restando all’opposizione”.

 

Sui giornaloni però, così come su quello che viene definito house organ del M5S (Il Fatto quotidiano) non si fa che disegnare questa come unica via d’uscita all’impasse creata dalla rottura di Matteo Salvini. In più le trombe dell’informazione sostengono che con una mossa del genere il M5S non tradirebbe i propri elettori e il programma di cambiamento del Paese.

“Adesso la rivoluzione la facciamo con il Pd”, ride un deputato grillino, “con quelli che fino a ieri accusavamo delle peggiori nefandezze. Ma come lo spieghiamo alla gente?”.

Meglio se l’alleanza si estendesse alle altre due forze in via d’estinzione, Leu, +Europa, che fanno da contorno ai democratici. Meglio per il Pd se il governo venisse guidato da una personalità “esterna”, da uno come Mario Draghi o Raffaele Cantone, con la Lega all’opposizione permanente e inseguita dai magistrati, viste le inchieste aperte e i possibili scenari peggiorativi sullo stesso fronte.

 

“Di Maio punta tutto su Conte che dovrebbe poi trovare una strada per l’alleanza e così facendo crede di poter ricompattare il movimento”, racconta un altro deputato 5Stelle, “ed evitare di andare ad elezioni e dimezzare gli eletti, ma è una scelta sbagliata”.

Perché?

“Perché finiremmo nelle fauci dell’apparato Pd che nei palazzi del potere romano è più scaltro di noi. Salvini poi solleverebbe le piazze contro il governo per farci a pezzi. Se fino ad oggi il governo giallo-verde è stato oggettivamente lento nel suo processo di cambiamento del Paese col Pd saremmo pachidermici o navigheremmo in una direzione completamente opposta”.

“La strada è stretta”, ci spiega invece un senatore, “chi, come Matteo Renzi, Dario Franceschini, Enrico Letta e compagnia cantante tipo Romano Prodi e Walter Veltroni, pensa ad un premier terzo ed a cambiare Conte fa calcoli errati. Tutti sappiamo che un’operazione del genere con a capo un Draghi aprirebbe, anche a livello internazionale, al fronte franco-tedesco con l’Italia cacciata nel nulla sugli scacchieri internazionali”.

Il riferimento del senatore è al presidente della Bce Mario Draghi che vede scadere il suo mandato fra due mesi. Draghi potrebbe trovare nel passaggio governativo il trampolino di lancio per la candidatura futura alla presidenza della Repubblica (sostenuta da Pd e M5S). Ma Draghi è un nome difficile da far digerire anche ai più disponibili del partito di Luigi Di Maio.

 

Intanto la Lega resta in attesa delle mosse di Conte che il 20 agosto potrebbe annunciare la fine dell’esperienza giallo-verde. In attesa, anche perché i gruppi parlamentari del Pd li controlla ancora Matteo Renzi che alla prima opportunità avrebbe la mossa far saltare tutto, andando ad elezioni con un effetto devastante sul M5S, vista l’alleanza con gli acerrimi nemici del Pd.

“Possiamo aspettare”, spiega un senatore leghista, “al di là delle stronzate scritte sui giornali che paventano una nostra crisi, in base ai likesenatore leghist su facebook, sappiamo che il Paese è con noi e che cresciamo nei sondaggi. Il Paese però può aspettare meno”.

 

 

 

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